Autore:
Paolo Sardi

UNA FACCIA, UNA RAZZA Ci sono auto dal look un po' anonimo, che potrebbero essere state costruite da qualunque Casa e a ogni latitudine e ce ne sono invece altre che hanno tratti somatici inconfondibili, che valgono come se non più di una bandiera stampata sul tetto. La Chrysler 300C Touring appartiene di diritto al secondo gruppo. Si potrebbe anche prendere il nastro isolante e coprire loghi e stemmi ma la sua facciona svelerebbe comunque tutto: con quelle forme è più yankee del cappello da cowboy di John Wayne e di un hamburger con patatine e Coca-Cola.

HOT-ROD Elementi tipici della produzione a stelle e strisce si notano da tutte le angolazioni. Il frontale è alto e impettito come un sergente dei marines e dominato da una calandrona con linee verticali e orizzontali da cruciverbone. La sua finitura metallica è ripresa dai particolari cromati sparsi qua e là per la carrozzeria. Anche le fiancate sono massicce, forse non proprio come la chiglia della Nimitz ma poco ci manca. La loro supremazia territoriale nei confronti delle superfici vetrate è netta. I montanti sembrano tagliati e i finestrini sono ridotti ai minimi termini in perfetto stile hot-rod, le special americane a tetto ribassato.

MR MAGOO Da fuori il risultato è spettacolare, di quelli che non lasciano spazio all'indifferenza: per la 300C o è amore a prima vista o la linea resta indigesta come una colazione a base di onion rings. Da dentro, invece, lo spazio abbonda e l'impressione è quella trovarsi ben alriparo in un mezzo blindato. Il rovescio della medaglia è la visibilità limitata. Come se non bastasse, gli ingombri sono a misura di highway. Lunga cinque metri spaccati e larga uno e ottantotto, la 300C Touring si muove impacciata negli spazi stretti. A dare una mano ci sono i sensori di parcheggio ma prima di fare manovre al millimetro è necessario prendere confidenza con la loro miopia: il cicalino inizia a suonare quando si è già vicini all'ostacolo e, se si procede troppo spediti, si rischiano contatti imprevisti.

IN CARNE D'altro canto questa Chrysler preferisce i grandi spazi, dove può far valere le sue doti da passista pronta al coast to coast. I grandicerchi da 18" con pneumatici tutt'altro che ribassati (225/60) caratterizzano non solo la linea ma anche il comportamento stradale. Con il loro profilo paffuto danno una mano alle sospensioni a digerire buche e sconnesso, a tutto vantaggio del comfort di marcia. Anche la silenziosità è buona; solo quando in autostrada si viaggia forte e si mette a repentaglio la patente, emerge qualche fruscio aerodinamico ma con una carrozzeria così imponente gli ingegneri hanno già fatto miracoli.

GRAN TIRO Anche il cambio automatico dà una mano a mantenere su buoni livelli il comfort di marcia, con passaggi di marcia molto morbidi. Se si guida con piede felpato, la centralina passa al rapporto più lungo appena possibile, lasciando il motore trotterellare tranquillo. Il turbodiesel V6 da tre litri di origine Mercedes non potrebbe chiedere di meglio. Con un picco di coppia di 510 Nm a 1.600 giri, il suo pezzo forte è il tiro ai bassi regimi e fa sempre un figurone in ripresa, mettendo anche una pezza alle scalate non sempre fulminee. Per la guida sportiva è meglio selezionare le marce in modo manuale, spostando la leva a destra e a sinistra. Se si insiste con il piede destro e gli si chiede di fare gli straordinari, questo V6 non si tira indietro e allunga il passo superando di poco i 4.000 giri, ai quali dispone di 218 cv.

SLALOM? NO GRAZIE La Casa dichiara un tempo di 7,9 secondi nel passaggio 0-100 e una velocità massima di 227 km/h. Sono valori di tutto rispetto per un'auto che pesa la bellezza di 1.870 kg. Più che negli scatti, la massa si fa sentire nel misto. Complice il passo chilometrico e uno sterzo non precisissimo, la 300C non ha l'agilità del connazionale Bode Miller quando si tratta di impostare le curve o di cambiare direzione. Una volta in traiettoria, comunque, la Chrysler non abbandona la retta via e si rivela abbastanza neutra, grazie alla presenza della trazione posteriore.

FINO IN FONDO Per concludere, tipici americani sono anche le finiture e il prezzo, entrambi ben al di sotto degli standard europei. Le prime lasciano a desiderare, soprattutto per quanto riguarda le plastiche impiegate. Per toccarlo con mano basta per esempio palpeggiare un po' il pannello sotto la strumentazione, degno più di una city-car che non di un'ammiraglia. Il secondo ammonta invece a quarantamila euro e spiccioli e rende l'esotica 300C un'alternativa ragionevole alle solite note tedesche. D'altro canto, con un occhio impegnato a contare le migliaia di euro che restano sul conto, certe sbavature si notano molto meno...