Autore:
Luca Cereda

AUTO SI', AUTO NO Una quarantina di chilometri dividono casa mia e l'ufficio. Normalmente li copro in treno, senza pensarci troppo su: è il modo più veloce ed economico, malgrado i ritardi e le carrozze... vissute. L'auto? Meglio lasciar stare, se non è di quelle giuste. Che in questo caso significa: facile da parcheggiare, poco assetata e capace di raggiungere il centro passando inosservata dai varchi dell'Area C di Milano.

L'APPARENZA INGANNA Quando è arrivata in redazione la Suzuki Baleno SHVS (quella ibrida) ho prenotato al volo il sedile, manco fosse una supersportiva. E ho salutato i miei amici pendolari per un po'. Certe auto sanno farsi apprezzare per le cose semplici: ecco, la Baleno è una di quelle. In lei c'è tutto il savoir faire tipico di Suzuki nell'ottimizzare gli spazi, un lascito delle kei car che la Casa stravende in Giappone e India. Risultato: da dentro le daresti 20 cm in più, è invece è una quattro metri secchi. Me ne accorgo quando mi infilo a esse nel primo buco che trovo come un piede nel calzino.

IN INCOGNITO Difficilmente, lo confesso, mi avrebbe colpito alla pancia o al cuore. Lo stile è azzeccato nel profilo, forse l'elemento più fedele alla concept che l'ha generata (la iK2); ma mediamente la Baleno fatica a catturare gli sguardi. E con un 1.2 benzina da 90 cavalli, beh, è dura parlare di emozioni.

PESO PIUMA Niente emozioni, ma una guida bella fluida, quello sì. Un po' perché la Baleno è leggera - non arriva alla tonnellata in ordine di marcia - un po' perché l'ibrido (semplificato) ci mette del suo, recuperando energia elettrica quando si molla il gas o si frena, per poi restituirla in accelerazione. Non si percepisce un vero e proprio impulso alle prestazioni, ma un piccolo aiuto lo dà. Il mini-elettrico alimentato da una batteria agli ioni di litio, che tra l'altro sostituisce l'alternatore e il motorino di avviamento, contribuisce ripartire sul velluto quando addormenta l'andatura. E l'erogazione è dolce, silenziosa e regolare.

GOMITO BASSO “Scaldo le gomme” in un breve misto, mi fiondo in tangenziale per una quindicina di km e poi è tutta città. Al ritorno l'inverso. Intanto l'ibrido della Baleno mi tiene lontano dal benzinaio, favorendo percorrenze intorno ai 19 con un litro. E già che siam lì a fare i conti, lo ringrazio per avermi lasciato in tasca i 5 euro di ingresso all'Area C (per le ibride, ad oggi, il biglietto è gratis).

CARICA! Magari non ve ne frega, ma sono nel bel mezzo di un trasloco. E per questo ho provato a caricare la Baleno come un mulo. Valigie, scatoloni e colli di vario genere hanno tutti trovato il loro posto. Suzuki razionalizza gli spazi come pochi costruttori sanno fare (pensate anche alla Vitara) e con la Baleno non ha fatto eccezione. Tre posti comodi in seconda fila, tante vaschette per la minutaglia e un bagagliaio da segmento C. Che però non è dei più regolari e ha uno scalino alto all'imboccatura.

IO FRENO DA SOLA La vita a bordo della Baleno manca un po' di colore: le plastiche, oltre che dure, sono scure. Gli unici raggi di sole arrivano dalla strumentazione (bello lo schermo da 4,2'' del MyDrive) e dallo schermo touch dell'infotainment da 7'', che oltretutto è molto funzionale. In compenso trovi dei comfort che non ti aspetteresti, come la presa posteriore da 12 V per ricaricare il cellulare e – attingendo agli optional – il cruise adattativo. Restando nella tecnologia, su una B-Top come questa c'è anche la frenata automatica d'emergenza, basata su un radar che calcola la distanza dall'auto che ci precede. Un gadget prezioso nel traffico, per evitare di tamponare, dai modi però un po' ruvidi. In caso di rischio lancia un un SOS con un forte cicalino abbinato a una vibrazione al pedale tutt'altro che discreta.  


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