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Bimota DB5 2005


Avatar Redazionale , il 10/09/04

17 anni fa -

La casa riminese torna sul mercato dopo anni di buio. Forcellone in traliccio inedito, materiali nobili a non finire e una linea bella da far concorrenza anche alla MV Agusta F4 di Tamburini.

LA STORIA CONTINUA Eccola finalmente, era ora. La saga del marchio Bimota pare avere un lieto fine. Proprio al compimento del suo trentunesimo compleanno, la Bimota torna a far parlare di sé non più con un semplice comunicato stampa, ma con una moto vera tutta acciaio e carbonio. Un ritorno in grande stile, fatto tutto in casa, con un motore italiano. Oggi come allora il nome dice tutto: DB5, Ducati-Bimota 5. Perché questa è la quinta Bimota con motore Ducati.

FUTURISTA Tecnica e design si miscelano alla perfezione, con il vestito cucito su misura dal designer Sergio Robbiano. Una linea futurista, tutta spigoli, ricercata in ogni suo particolare (anche se qualche deja-vù non manca, proprio con la F4 e la Benelli Tornado) e con tutte le parti ben proporzionate tra loro, tanto da poterla considerare una delle poche degne rivali della regina delle regine, la MV Agusta F4. E guarda caso Mr. Tamburini è stato uno dei tre fondatori della Bimota, così non dovrebbe stupire questa somiglianza con la creatura del designer di Rimini).

PREGIATA Tradizione si diceva, da seguire, ma di cui non rimanere schiavi sempre in bilico tra passato e futuro. Di storia Bimota ne ha, e parecchia, e in tutto il suo vivere il suo forte sono stati i telai e l’uso di materiali nobili per le sovrastrutture. Ne ha fatte di tutti i colori Bimota, a traliccio, doppia trave diagonale, monotrave superiore, monobracci avanti e dietro e chi più ne ha più ne metta, i tecnici riminesi non mancavano mai di fantasia e hanno negli anni spaziato un po’ da tutte le parti.

TRALICCIO ITALIANO Per questo non farà certo gridare allo scandalo se sotto alla succinta carena della DB5 spunta un traliccio con piastre in alluminio ricavate dal pieno. Rosso per di più, proprio come la vicina bolognese, la Ducati. E il nome Ducati non è nemmeno tanto lontano da questa nuova Bimota, perché tra i fautori del ritorno del marchio Bimota guarda caso spunta fuori proprio un ducatista D.O.C. come Lorenzo Cavalieri Ducati...

DUE E AD ARIA Allora non sarà certo un caso che appeso lì in mezzo ci sia proprio il bicilindrico di Borgo Panigale, il "mille" Dual Spark (doppia candela) raffreddato ad aria preso in prestito dalla Multistrada. Un bel motore, non ce che dire, però forse un po’ pochino per una Bimota, abituata a far uso di motori di altre potenze.

CICLISTICA FIRMATA A parte il motore (per passare dal 1000Ds al 998 Testastretta ci vuole ben  poco) il resto della DB5 profuma decisamente di Bimota, soprattutto quando l’occhio cade sull'appariscente forcellone bibraccio per cui Bimota inaugura l'utilizzo misto a traliccio di tubi e piastre di alluminio.

SOLO IL TOP Sulla componentistica a Rimini (si la sede dell'azienda è rimasta quella storica di via Giaccaglia) sono andati sul sicuro scegliendo solo firme di prestigio. Öhlins per forcella e mono posteriore; Brembo radiale per l’impianto frenante (anche se dalla foto si può notare come la pompa sia però classica). L'impianto di scarico finisce manco a dirlo, sotto la sella; ormai pare che gli scarichi  vadano fatti solo così... A "discolpa" di Bimota diremo che questa soluzione era già largamente usata dalla Casa italiana in tempi non sospetti.

GERMANIA, TERRA DI CONQUISTA Non ci resta che fare un grosso in bocca al lupo a questa nuova Bimota. La scelta di scendere in campo all'Intermot è senz'altro azzeccata, in Germania (come in Giappone) le Bimota sono una religione. E sicuramente li, la grande B potrà trovare nuovi adepti.


Pubblicato da Alfredo Verdicchio, 10/09/2004
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