Autore:
Andrea Sperelli

MOTO E CAFE’ Un rumore acuto e fastidioso. Lo stridere dell’arrampicarsi sugli specchi è quasi più irritante del gessetto sulla lavagna. Eppure, in ambito motociclistico, negli ultimi anni questo fenomeno si ripete spesso. Si materializza puntuale al porre la domanda: "Cosa vuol dire Cafe Racer?". Per la risposta si va a tentoni, si nicchia, si cerca il suggerimento dal compagno di banco. Ma nessuno lo sa bene. Eppure i listini sono pieni di nomi ad alto contenuto di caffeina: la Voxan e la Borile Café Racer, la Moto Guzzi V11 Café Sport... Il fenomeno è in espansione. La parola Cafe Racer è sulla bocca di tutti. A questo punto è lecito chiedersi: ma che diavolo c’entrerà il caffè con le motociclette?

BULLI E PUPE - Tutto nasce dal leggendario Ace Cafe di Londra. Un postaccio dove nei tardi anni Cinquanta iniziarono a radunarsi tipi con tanta brillantina in testa, vestiti di pelle nera. Erano i rockers. Prendevano le grosse moto inglesi di allora, soprattutto BSA, Triumph o Norton, e si sfidavano in furiosi giri attorno all’isolato. Alcuni, i più inferociti, addirittura si esibivano in pericolosi cocktail: un motore Triumph Bonneville incastonato in un telaio Norton (di solito il featherbed, il famoso "letto di piume") dava vita a una Triton. E così via, nascevano incroci dai nomi strampalati: NorBSA, Norvin, TriBSA... Quelle moto, alleggerite e truccate per la gara clandestina intorno all’Ace Cafe, erano le "Cafe Racers". Capito l’arcano?

FATE COME VOLETE - Oggi la brillantina non va più di moda - lo dicono anche i tricologi - e dei leggendari marchi del Regno Unito è rimasto solo Triumph. I nostalgici di Elvis ora si contano sulle dita di una mano, ma la cultura cafe racer si allarga comunque a macchia d’olio: i ragazzi di oggi hanno voglia di moto genuine e aggressive allo stesso tempo. Possono trovarle nei listini del nuovo, costruirsele da soli, oppure orientarsi alla caccia di classici di trent’anni fa. Parole d’ordine: eleganza, buon gusto e sportività. Poi, a ognuno, la scelta di come entrare nel mondo della caffeina a motore.

Triumph Speed Triple NUDO È BELLO - Il mercato del nuovo offre solo l’imbarazzo della scelta: il boom delle naked, le moto nude senza un briciolo di carenatura, ha dato una gran spinta alla tendenza. Ducati Monster e Triumph Speed Triple sono le regine indiscusse di questo Aprilia Toono 1000fenomeno, il loro spirito bastardello e sportivo piace da matti. Riscuotono consensi anche la palestrata Aprilia Tuono, le Moto Guzzi V11, la neonata BMW Rockster o la MV Agusta Brutale, che impone addirittura nuovi canoni estetici. Tutte moto MV Agusta Brutaledalla personalità forte - non a caso sono europee - e dai motori forzuti soprattutto ai bassi regimi. Nella cultura dello "sparo" la potenza massima non importa, si sdrammatizzano le prestazioni, cavallo più o cavallo meno non importa. I difetti delle moto a volte diventano pregi: vibrazioni e marmitte rumorose sono ben accolte, perché fanno di una moto un oggetto vivo.

TAGLIA E CUCI - Proprio per questo le moto giapponesi vengono considerate un filo insipide. Perfettine e quasi frigide, moto come la Honda Hornet o la Suzuki Bandit sono comunque ottime Cafe. Poi, quasi inevitabilmente, si cerca di ovviare alla loro asettica perfezione con l’arte del "pistolare". Si rendono più aggressive, attingendo a piene mani dai cataloghi dell’after market: vestiti in alluminio e marmitte rialzate sono solo il primo passo di una sana preparazione in stile Cafe Racer. Poi, a volte, si raggiunge il punto di non ritorno: si taglia il telaio, si cambia la forcella intera, si mischiano pezzi presi da diverse moto. Una storia già sentita? Il richiamo ai temibili ibridi di quarant’anni fa è inevitabile.

PEZZI UNICI Insomma, lo stile cafe racer è anche quello della preparazione, da quella più estrema al semplici kit da montare con un cacciavite e una chiave a brugola. Una striscetta a quadretti bianchi e neri o una verniciatura metal flake (con le pagliuzze di metallo in bella evidenza) può bastare a rendere la moto unica. Si lavora in una cantina dove si smonta e rimonta la propria moto, con le mani sporche di grasso e gli amici intorno a perder tempo. E poi, quando il gioiello è pronto, tutti al bar (anzi, al Cafe) a mangiare pane e salame discutendo di moto fino a tarda ora.

OLD BRITTS - I motociclisti che si lasciano invischiare in questo stile di vita amano gli aneddoti. I "vecchi" raccontano storie trite e ritrite, romanzate al limite della leggenda, i giovani ascoltano a bocca aperta. Il "vintage" è di gran moda. E così capita che Triumph centri altri successi commerciali con moto ultraclassiche come la Bonneville (Bonnie per gli amici) e la Thunderbird (T-Bird in gergo). Certo, però, che il fascino di una vera moto di trent’anni fa è un’altra cosa. Più che d’epoca, ai cultori dello stile Cafe Racer piacciono le moto classiche. Impazziscono per tutte le inglesi degli anni Sessanta, non importa se hanno uno, due o tre cilindri. Emanano un fascino insidioso, sanno intrappolare anche il più pragmatico e razionale dei motociclisti. Già, perché le vecchiette inglesi si spaccano, perdono olio e fanno i capricci. O le si ama o le si odia.

OK AL MODERNARIATO In molti si orientano sulle moto giapponesi degli anni Settanta, oggetti che fino a sei/sette anni fa si portavano a casa per un soldo bucato, e che oggi invece hanno un mercato parecchio vispo. Costano meno, si trovano più facilmente, non danno grattacapi: le Honda Four in testa, ma anche le "pericolosissime" Kawasaki tre cilindri due tempi, si sono create un pubblico tutto loro. Parecchio gettonati anche i vecchi Guzzoni, le BMW boxer due valvole, meglio se con le ruote a raggi come le /5, 6 e 7. Hanno una bella schiera di aficionados le Laverda SF 650 e 750, come del resto i "pomponi" Ducati SS 750 e 900.

UNA VOLTA AL MESE I cultori del Cafe, come la gran parte dei motociclisti, amano radunarsi e incontrarsi, formano sette e club. Hanno un look ricercato, abbinano giubbotti in pelle (preferibilmente sobri), a caschetti aperti e occhialoni da aviatori. Qualcuno osa un po’ di più, con camicie dai collettoni tipo Pulp Fiction. Non c’è nulla di male, questi tipi non sono più elementi ai margini della società come i rocker londinesi dell’Ace Cafe che fu. Anzi, che c’è ancora. Per molti è un luogo di pellegrinaggio, come Capo Nord per i turisti e l’oasi di Ksar Ghilane per i "Dakariani". Una buona lettura per saperne di più è la rivista Cafe Racer. Ne parliamo volentieri perché proprio in questi giorni esce in edicola con il suo secondo numero mensile, dopo cinque lunghi anni di militanza in veste di bimestrale.