Anteprima:

MZ Sfx


Avatar Redazionale , il 17/01/06

15 anni fa - La naked MZ mette i muscoli

Uno studio di design che sa tanto di moto in arrivo, la MZ osa con la SFx e lancia una super fighter dall'aspetto molto muscoloso.


GEFÜHL
Chi ha mai detto che i Tedeschi sono un popolo freddo e prammatico? Parlando di moto pare tutto il contraio e sembra che in Germania stanno diventando sempre più calienti. Niente più moto utili solo a servire il pilota, che mettono l'emozionalità in secondo piano, dalla terra degli unni arrivano moto sempre sempre più caratterizzate esteticamente, e basta vedere le ultime BMW per farsene un'idea. Anche la MZ vuole essere della partita nel segmento delle moto dal look aggressivo e dopo aver già lanciato sul mercato un paio di modelli caratterizzati dalla stessa base tecnica (motore bicilindrico in linea da 1000 cc e telaio a doppio trave in acciaio), vuole innalzare il tasso di emotività con una naked dall'aspetto molto muscoloso.

STUDIO, PER ORA La SFx è per ora annunciata come uno studio di design, ma tra le righe si legge anche che la moto dovrebbe arrivare sul mercato. Sinceramente, tra tutte le proposte lanciate dalla casa di Zschopau, questa SFx pare la più convincente in assoluto. Ispirata alle "muscle bike" stile X-11 o Suzuki Bking mette in mostra una bella dose di grinta.

STESSA BASE La base è però sempre quella solita di MZ, ovvero un telaio a doppio trave discendente in acciaio a fare da ossatura per il twin in linea da 999 cc con iniezione elettronica (corpi farfallati da 50 mm) capace di 113 cv a 9000 giri e di una coppia di 98 Nm a 7.000 giri. Dati che certo non impressionano quanto l'estetica, soprattutto considerata la cilindrata. Va detto comunque che la MZ ha già dimostrato di sapersela cavare piuttosto bene anche in circuito arrivando per ben due volte alla fine in posizioni di centro classifica nella 24 ore di Oschersleben, gara valida per il mondiale Endurance. Tra qualche tempo potremo vedere se la SFx potrà arrivare ad allargare la gamma MZ.


Pubblicato da Stefano Cordara, 17/01/2006
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