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MotoGP: il pagellone finale


Avatar Redazionale , il 04/11/06

14 anni fa - Diamo i voti ai protagonisti

Ad una settimana esatta dall'ultima gara del Mondiale, ecco il pagellone di fine anno. Il nostro inviato di lusso dà i voti a piloti e moto protagonisti del campionato più incerto di sempre.

LA LUNGA CORSA E' stata una stagione lunghissima, faticosa, entusiasmante, imprevedibile e, probabilmente, irripetibile: sette piloti capaci di vincere almeno un GP - Valentino Rossi (5), Marco Melandri e Loris Capirossi (3), Nicky Hayden e Daniel Pedrosa (2), Toni Elias e Troy Bayliss (1) - tutte le Case almeno una volta sul podio, cinque piloti ancora matematicamente in lotta per il titolo fino al penultimo GP in Portogallo, Hayden campione del mondo e Rossi sconfitto quando ormai l'ottavo titolo sembrava a portata di mano. Un anno caratterizzato anche da infortuni e cadute spaventose, come quella al via del GP di Catalunya, che hanno condizionato in maniera determinante il campionato più equilibrato degli ultimi 30 anni, forse di sempre. E' il momento di fare il bilancio, di dare i voti ai protagonisti, che vanno comunque ringraziati per lo spettacolo e le emozioni che ci hanno regalato.


NICKY HAYDEN -
10 e lode - Un altro, al suo posto, avrebbe mandato a quel paese i giapponesi e menato selvaggiamente il suo compagno di squadra, invece lui è arrivato a giocarsi - e a vincere - il mondiale fino all'ultima gara. Alla HRC l'hanno sempre considerato e trattato come un mediocre, mentre Daniel Pedrosa l'ha addirittura abbattuto in Portogallo, facendolo volare come un birillo. Ma lui ha continuato a crederci e con il lavoro e la dedizione ha raggiunto il traguardo più ambito. Come pilota è sicuramente inferiore a Rossi, ma come sportivo e come uomo è un grande: da applausi.




VALENTINO ROSSI -
8 - Per 16 gare è stato più forte di tutti, della sfiga, del chattering, della Yamaha che per metà stagione l'ha fatto diventare matto, di Elias che l'ha buttato a terra alla prima curva del primo GP, più forte di due motori rotti e di una gomma difettosa, di chi sosteneva che la F.1 gli avesse tolto attenzione e amore per le moto, più forte di chi gli gufava contro. Come pilota e come uomo ha raggiunto la maturazione totale e a parte il dopo-Cina, quando perse pubblicamente - ed esageratamente - le staffe, nel 2006 si è visto un Rossi più riflessivo e attento. Avesse vinto anche questo titolo sarebbe diventato un super eroe, invece, per la prima volta, ha capito che nella vita si può anche perdere: grande anche nell'accettare la sconfitta.


LORIS CAPIROSSI -
8 - Più diventa vecchio e più diventa bravo, conservando una grinta che non ha uguali nel mondo. Quando le Bridgestone lo hanno assistito, Loris Capirossi è stato praticamente perfetto, sbagliando solo, se così si può dire, in Malesia, quando è stato battuto da Rossi nonostante avesse del margine da amministrare. Le gare negative sono state determinate dalla scarsa competitività degli pneumatici e dall'incidente di Barcellona, quando venne centrato in partenza dal compagno di squadra Gibernau. La strepitosa vittoria di Bayliss a Valencia ha dimostrato che il pacchetto Ducati-Bridgestone è assolutamente competitivo: non bisogna dimenticarlo.



MARCO MELANDRI - 6,5 - Doveva essere l'anti-Rossi, invece si è perso tra alti e bassi da paura, tra vittorie esaltanti e gare da incubo. Dopo Valentino, è quello che ha vinto più GP (3), come Capirossi, ma non è mai stato veramente in corsa per il titolo, rallentato più dalle sua malinconia che dalle mancanze della Honda clienti o delle gomme Michelin. Durante la stagione, Marco Melandri ha litigato con il telaio, con il suo capo-meccanico e il suo miglior amico, entrambi sostituiti a stagione in corso. Per il 2007 ha imposto di cambiare le gomme, passando alle Bridgestone: è forte, fortissimo, ma deve convincersi di esserlo, dimenticandosi delle scuse.



DANI PEDROSA -
5 - Fino in Portogallo era stato esemplare, da 9 in pagella, capace al debutto di vincere due gare, conquistare quattro pole position, lottare per il mondiale nella categoria più difficile. Ma all'Estoril ha rovinato quella che poteva essere una stagione trionfale, con una manovra scriteriata, che sembrava decisiva per il mondiale. A Valencia si è in parte rifatto, dando platealmente strada a Nicky, ma il successo finale di Hayden non deve far dimenticare il gravissimo errore.






KENNY ROBERTS -
7 - Nel 2000 ha vinto un mondiale, ma non se ne accorse nessuno, poi ha vissuto di rendita alla Suzuki fino al 2005,mettendosi in evidenza più per i centimetri della pancia che per le prestazioni. Ma sulla moto artigianale costruita da papà Roberts attorno all'ottimo motore Honda, Kenny ha ritrovato lo smalto dei tempi migliori, guidando alla grande e sfiorando la vittoria in Portogallo: merita di stare tra i grandi della MotoGP.



COLIN EDWARDS -
4 - Non è facile essere il compagno di squadra di Valentino Rossi, di un fenomeno che ti bastona sempre e comunque. Le difficoltà della Yamaha non lo hanno certo aiutato, ma Colin ha deluso, sprecando anche con un errore da principiante l'occasione della vita, cadendo in Olanda a pochi metri dal traguardo quando la prima vittoria in MotoGP era ormai certa. Soltanto in Portogallo ha fatto vedere un buon potenziale: troppo poco per dire che è stato bravo.



CASEY STONER -
4 - Ha un talento straordinario, una capacità di adattamento che non ha quasi nessun altro pilota: Casey sale in sella e dopo due giri è già velocissimo, indipendentemente dalla pista, dalla moto, dalle gomme e da qualsiasi altro fattore. Ma non conosce il limite enel 2006 è caduto ben 14 volte: un primato davvero poco invidiabile.



TONI ELIAS -
7 - E' stato incredibilmente incostante, penalizzato anche da un infortunio a una spalla, ma quando era in forma ha regalato spettacolo puro: i suoi sorpassi all'Estoril con la moto tutta di traverso sono tra le immagini più belle del 2006.




SETE GIBERNAU -
3 - Una stagione disastrosa, tra episodi sfortunati e sbagli grossolani, come il contatto in partenza a Barcellona. Sete ha deluso, ha sempre preso paga da Capirossi, tranne in Australia, e ha pure chiesto un sacco di soldi per rimanere in Ducati nel 2007:logico che adesso rimanga a casa a guardare le gare in televisione.






TROY BAYLISS
10 e lode - Cacciato dalla MotoGP per mancanza di risultati, la Ducati gli ha dato la GP6 per il GP di Valencia, come premio del mondiale SBK appena vinto. Sembrava una gita, invece, Troy è salito in sella e ha cominciato a bastonare tutti, nonostante non conoscesse la moto e non avesse mai utilizzato prima le gomme Bridgestone. In prova ha conquistato il secondo tempo, in gara ha dominato guidando in testa dal primo all'ultimo giro. In una sola gara, ha fatto più giri al comando di Hayden (30 contro 29), dimostrando, ancora una volta, che nel motociclismo la condizione psicologica è più importante della moto, delle gomme, dell'assetto e dell'elettronica.



HRC -
4 - I risultati sono da 10 e lode, ma la conquista del mondiale piloti, costruttori e squadra non è sufficiente per cancellare scelte quanto meno discutibili. La RC211V era nettamente la moto migliore, in tutte e tre le versioni - quella di Hayden, quella di Pedrosa e quella clienti -, confermando che la HRC ha gli ingegneri più bravi e le maggiori risorse a disposizione, ma la gestione degli uomini è stata assolutamente delirante.



YAMAHA -
4 - Questa volta, neppure Rossi ha potuto fare il miracolo e se Hayden avesse avuto la M1 invece della RC211V, avrebbe faticato ad arrivare nei primi cinque. L'errore più grosso è stato fatto in inverno, quando nei test sono stati sottovalutati -anche da Valentino- alcuni piccoli problemi, che poi si sono rivelati enormi a inizio campionato. Alla Yamaha sono stati bravi a reagire, ma se Rossi ha perso il mondiale è soprattutto per le rotture meccaniche e la scarsa competitività della M1.



DUCATI -
8 - La moto è molto competitiva, in alcune circostanze addirittura imbattibile. Rispetto alla Honda rimane più difficile da mettere a punto e su ogni pista bisogna quasi ricominciare da capo, ma a Borgo Panigale hanno dimostrato di saper costruire molto bene le moto da corsa.



SUZUKI -
5 - Il progresso rispetto all'anno scorso c'è stato e in Australia Cris Vermeulen (voto 5) è anche salito sul podio, ma per puntare a risultati di prestigio ci vuole ben altro.




KAWASAKI - 5 - Vale il discorso fatto per la Suzuki: Shinya Nakano (voto 7) ha sempre guidato molto bene, ma la verdona era tutt'altro che competitiva.


Pubblicato da Giovanni Zamagni, 04/11/2006
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