Autore:
Stefano Cordara e Gilberto Milano

TOSCANACCI Torna la Bizzarrini, rinasce dopo anni di speranze e di oblio, ma senza il suo fondatore. Giotto Bizzarrini ha ceduto tutti i suoi marchi a un imprenditore edile della provincia pavese con la passione per l'auto e i motori. Un toscanaccio come lui, tenace come tutti gli abitanti di quella terra, con un sogno nel cassetto da sempre. Almeno da quando Giotto presenta al mondo una delle più affascinanti supercar dell’epoca. E’ il 1963 e in una officina di Livorno il geniale ingegnere meccanico (è il padre della Ferrari GTO, che per chi ancora non lo sapesse è unanimemente riconosciuta come la più bella auto mai costruita) incide per la prima volta il proprio nome sulle sinuose lamiere di un’altra bellissima auto: la Bizzarrini 5300 GT Strada.

SELF MADE MAN Sono anni fecondi per le Granturismo, nascono vetture da favola che rimarranno impresse nella storia dell’auto e che si fisseranno come cemento nella mente di tutti i quindicenni di allora. Con quelle immagini negli occhi Giorgio, che di cognome si chiama Viti e che all'epoca ha 15 anni, lascia Siena per la provincia pavese; lavorerà come meccanico di giorno e studierà la sera. Fino a diventare geometra e poi imprenditore edile. Bizzarrini andrà anch’egli per la sua strada, costruirà vetture in proprio per qualche altro anno, ma sarà costretto dalle difficoltà economiche a rinunciare al suo sogno.

DESTINI INCROCIATI Il destino dei due toscanacci si incrocia qualche anno fa, il primo ancora pieno di sogni ma con i mezzi per realizzarli, il secondo già avanti con gli anni, ma con in sogni infranti dalla sfortuna e costretto a cedere il proprio marchio per ritentare la sorte. A farli incontrare è un ingegnere milanese specializzato nella realizzazione di motori per moto, Giovanni Mariani, che conosce Bizzarrini e si associa con Giorgio per rilevarne il marchio. Il resto è storia di oggi.

LO SCOOP Costruire una moto e rilanciare la Bizzarrini è solo il primo passo di Viti, il primo sogno realizzato. C'è anche un secondo sogno, anche se è quasi superfluo accennarlo: appena possibile arriverà anche un'auto, una nuova Bizzarrini. Una supercar ovviamente. Giorgio ha già assoldato un ex ingegnere Ferrari per realizzarla. La vedremo probabilmente al Motor Show del 2004, tra un anno e rotti. Sogni, forse. Il primo intanto è sotto i vostri occhi. Ve lo presentiamo qui di seguito, in anteprima mondiale, poche ore prima che possiate ammirarlo al Salone delle due ruote di Milano.

COM'E' Due cilindri, 654 cc, 86 cavalli a 10000 giri, telaio a traliccio. Questi gli incredibili dati della Bizzarrini-GVM, moto senza compromessi destinata alle competizioni. Non una enduro riadattata, ma una moto nata per essere una Supermotard. Realizzazione artigianale ma su richiesta potrete averla anche voi.

BICILINDRICA La notizia è di quelle da mandare in ebollizione il settore delle Supemotard. Arriva la prima moto bicilindrica della categoria. Va bene, direte voi, cosa ci vuole? Ci vuole, perché proprio per la filosofia stessa delle Supermotard, che devono essere moto essenziali, leggere, ridotte all’osso, nessuno aveva mai preso in considerazione l’eventualità di cercar cavalli aggiungendo un cilindro. Troppi svantaggi a confronto dei vantaggi. Ingombri rilevanti e peso eccessivo. Il gioco non valeva la candela, almeno fino ad oggi.

MONO ALLA FRUTTA Non c’è niente da fare, quando si va in pista, tra i cordoli, i cavalli non sono mai abbastanza. E le supermotard con i loro motori monocilindrici stanno cominciando ad arrivare alla frutta. Ormai i modelli da competizione hanno cilindrate importanti (oltre 700 cc) superano di gran lunga i 70 cavalli ma più di tanto da un mono non si può tirar fuori.

NE VOGLIO DUE

Da Qui l’idea della Bizzarrini-GVM di creare un motore bicilindrico adatto allo scopo. Dietro al progetto c’è l’ingegner Mariani, brillante tecnico con trascorsi alla VOR e che quindi ha già avuto a che fare con motori ad alte prestazioni destinati alla Supermotard.

NASCE SUPERMOTARD

La Bizzarrini non è una fuoristrada riadattata, è una Supermotard nativa, studiata quindi per ottenere le massime prestazioni sull’asfalto. Da qui nasce anche il telaio a traliccio in tubi d’acciaio (una novità assoluta nel settore) cui è appeso il minuto motore bicilindrico. Fare un motore bicilindrico non è un problema, farlo così piccolo non è da tutti. Per avere un idea di quanto il V2 della GVM è compatto, vi basti sapere che questo motore potrebbe trovar posto nel telaio di una VOR senza nemmeno modificare un attacco…

BIELLA SDOPPIATA Un gioiellino, che per raggiungere tale compattezza sfrutta soluzioni davvero inusuali, o meglio dimenticate da tempo (leggi Iso). Cuore del tutto è l’imbiellaggio: il motore GVM sfrutta il sistema biella madre-biella figlia (in titanio), una soluzione utilizzata in aeronautica per i motori stellari. In pratica la biella si sdoppia, sfruttando un solo bottone di manovella per entrambi i cilindri. Quindi l’albero motore è compatto come quello di un monocilindrico e i cilindri sono perfettamente allineati tra loro contribuendo a compattare ulteriormente il motore.

CARTER SECCO

La V tra i cilindri è di 60° . Un capolavoro di miniaturizzazione (soprattutto se si considera la cilindrata di 654 cc), ottenuto anche tramite la lubrificazione a carter secco, forzata con due pompe (una di mandata, una di estrazione). E se come riferimento di compattezza prendiamo il V2 KTM, sappiate che al confronto del Bizzarrini-GVM fa la figura di un pacioccone motore da turismo.

TUTTO DAL PIENO

Se si escludono le teste, tutto è realizzato dal pieno, i cilindri hanno canne riportate

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