Moto e storia:

Milano Taranto 2005


Avatar Redazionale , il 09/11/05

15 anni fa - La Milano Taranto vista da dentro

Cronaca semiseria di cinque simpatici ma terribili nonnetti che decidono di partecipare alla 19° rievocazione di una delle gare storiche più famose al mondo. Tanti chilometri in sella ma anche mangiate pantagrueliche e personaggi assolutamente bizzarri. Quando la realtà supera la fantasia.

PREMESSA

LA PASSIONE INFINITA

Siamo motociclisti da una vita. Tutti pensionati da tempo, alcuni di noi, si occupano prevalentemente di nipoti e passatempi vari, altri invece, imprenditori incalliti, non si sentono pronti a passare il testimone ai figli. C'é chi ha un passato da pilota di velocità: ai nostri tempi (anni 60-70) il ritrovo era il Moto Club Milano, dove però mancava una buona cucina per completare in bellezza la serata. Dall'epoca e nel corso degli anni fino a oggi sono stati "testati" almeno una ventina di ristoranti/trattorie/"trani"/bettole. Ebbene, uno dopo l'altro sono stati scartati per le nostre esigenze lievemente difficili da conciliare, ovvero: un buon menu (praticamente un pranzo di nozze), ma con prezzo da mensa, vino a volontà (ma tassativamente di qualità), tolleranza da parte dei titolari dell'esercizio nei confronti di qualche eccesso verbale con inclusa la possibilità di discutere non propriamente a bassa voce. E poiché siamo abbastanza polemici e non andiamo d'accordo su quasi niente, la ricerca del "posto giusto" è stata un filo impegnativa e si è un attimo protratta nel tempo. Così, dopo soli vent'anni l'abbiamo trovato: Gianni, il proprietario, è un motociclista per necessità (tragitto casa-lavoro): per la cronaca, il suo glorioso Transalp (anno '88) ha sul groppone un bel 98.000 chilometri. Beh, lui ha capito e si è adattato alle nostre esigenze. Ci troviamo tutti i giovedì sera in trattoria, nel quartiere cosiddetto "Isola" di Milano: una volta l'incontro settimanale era l'occasione per accordarci sulle gite domenicali in moto, o per discutere delle gare, commentare le nostre gare precedenti.

I

nsomma, un tempo eravamo noi i protagonisti. Mentre oggi, nonostante sia ancora viva la voglia di divertirsi (vedi l'irrinunciabile settimana bianca invernale), sul fronte motori ci siamo decisamente impigriti. Argomenti di discussione ce ne sono sempre meno, colpa anche di Valentino Rossi che vince sempre, oppure della Ferrari che da un pò di tempo perde sempre. Di politica è meglio non parlare, ci si arrabbia troppo e in men che non si dica volano parole di fuoco.

GIRO... VITA

Sta di fatto che qualcuno, senza far nomi, ha piazzato al giro vita e non solo qualche chilo di troppo. Gli interessati all'argomento, solitamente negano senza ritegno l'evidenza e definisce tale aumento come "muscoli addominali". Chi scrive, è l'unico che usa la moto al posto della macchina con ogni tempo e si sciroppa 25000 km all'anno. Le moto, antenate come noi, vengono risvegliate dal letargo, ogni volta con qualche acciacco in più (come i proprietari, del resto), oramai solo in occasione del raduno "la Madonnina dei Centauri". Si svolge a novembre, a Civenna, con relativa benedizione, e conseguente immancabile imperiale mangiata (e bevuta) al ristorante.Viene riesumato l'abbigliamento d'epoca, che è parcheggiato nei box assieme alle moto, poiché le mogli vietano di varcare la soglia di casa ai suddetti capi solo perché un pochino conciati e maleodoranti.

TENUTA D'ANTAN

Vado a descrivere la "tenuta da guerra" classica della compagnia: - Barbour o Belstaff, unto e bisunto: puzzava già da nuovo, figuriamoci dopo trent'anni, naturalmente mai lavato, altrimenti perde l'impermeabilità! Però ha un difetto: non si è allargato come il proprietario, pertanto non si riesce a chiudere la cerniera. Si cerca di rimediare con cinture, lacci e nastro americano, per chiuderlo ma spesso è inutile. Si autoconvincono che come indumento da moto non c'è ancora niente di meglio, ma è chiaro che non hanno provato i tessuti moderni.

- Casco Cromwell con l'interno naturalmente ammuffito.
- Guanti da sci, (a novembre fa freddo).
- Stivali: presi in prestito dal figlio, ma sono quelli con la punta lunga, che usa per andare in discoteca!
- Occhiali: obbligati a usare quelli da vista, triplo spessore, tipo Ragionier Filini, altrimenti non si riescono a scorgere neanche i Tir.

JOE BAR DE NOANTRI Finita la vestizione ci guardiamo e scoppiamo a ridere, sembriamo quelli del JOE BAR TEAM! Il tutto per fare 90 chilometri! C'é da dire che quando c'è l'entusiasmo tutto diventa divertente. Come quando al ricordo di quando ci allenavamo sulle curve del circuito del Lario, ci divertiamo ancora oggi a farci la "guerra" come un tempo, per poi a tavola a sfotterci senza pietà. Discorsi che chiaramente restano rigorosamente segreti, perché noi dovremmo dare il buon esempio. Come potremmo pretendere altrimenti dai nostri figli/nipoti, di andare piano, di non fare i pazzi, di rispettare il codice della strada? E se le mogli sapessero i "numeri" che facciamo, ci farebbero fare una visita psichiatrica!

SI VA A TARANTO! Si ma una volta all'anno non basta più! Sveglia ragazzi! (per modo di dire) dobbiamo fare qualcosa di più serio.Comincio a lavorarli ai fianchi per tutto l'inverno 2004/2005, con l'obbiettivo di farli partecipare alla Milano Taranto, avendola io fatta già due volte. Descrivo l'atmosfera che si respira, mostro foto, racconto di tipi curiosi, paesaggi introvabili, e soprattutto i RISTORI! Con questa magica parola l'attenzione aumenta, parte qualche domanda. «Quanti chilometri sono al giorno? Ogni quanto ci sarebbero le soste? A ogni sosta si mangia? E gli alberghi?». Fornite le più ampie assicurazioni del caso, è fatta. Quattro accettano la sfida. Scatta la febbre e l'entusiasmo torna quello di cinquanta anni prima. Una botta di giuventù, anche senza il viagra! se avrete la pazienza di leggere tutto fino in fondo, capirete anche il perchè.

IL TEAM

I PERSONAGGI

LA "GARA"

IL RIENTRO

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IL TEAM

NASCE IL TEAM Prima di tutto bisogna dare un nome al neonato team. Dopo ampie e "pacate" discussioni, viene fondato il team "I CADREGUNI". Traduzione per i non milanesi: deriva da sedia (cadréga), intesa come gente che sta molto seduta, praticamente sedentari. Facciamo stampare le maglie con il logo fluorescente. Esageriamo, e ci facciamo tutto il kit in tessuto tecnico. Ci sentiamo quasi dei "prof." I rinunciatari del gruppo ci guardano perplessi: "sono matti", ma con una punta d'invidia.

QUALE MOTO? Si passa alla fase successiva, cioè con quale mezzo partecipare. Idea uno: andiamo ai mercatini e ne compriamo cinque uguali. Si, ma di che marca? «Io sono per la Guzzi, io per la Gilera, io per la Morini, no io voglio la Bmw». Bene, abbiamo capito; come al solito le opinioni sono diametralmente opposte, perciò ognuno pensa per sé... Vado a descrivere i "personaggi" e le avventure per la preparazione all'evento.

I componenti del team e le relative moto:


AMBROEUS detto L'ENTRENEUS
(non sarà corretto, ma rima) Rispolvera una Kawa 440 del 1980 martoriata da suo figlio, che con l'esuberanza dei diciott'anni, ogni volta che la usava ne demoliva qualche pezzo, fino a quando gli è stato proibito l'uso. Però ormai i danni erano fatti: manubrio sbilenco, batteria marcia, motorino d'avviamento con l'asma, gomme slick, sella mangiata dai topi, carter camolati, bel gibollo sul serbatoio, parafango anteriore del caballero, cavalletto laterale storto, che quando la parcheggia rimane quasi sdraiata. Con l'aggravante di averla usata tanto tempo al mare, cosìcché la salsedine ha completato l'opera di devastazione. La ragione direbbe di non spenderci soldi, perché oltretutto è un vero "ciospo" (vista da noi) e non ha nessun interesse storico. Ma l'Ambroeus ci è affezionato, gli ricorda la lontana giovinezza, la vede bellissima, perciò decide di sistemarla. La porta dal meccanico, il mitico Ercole "Lino" Chia: «Ho bisogno di una piccola messa a punto per la Mi/Ta"» Il Chia, uomo di poche parole, abituato alle preparazioni di moto da corsa e superbike, lo guarda perplesso, poi guarda la moto inorridito, ed esclama: «Messa a punto? Ma non è meglio demolirla!?» Ma non si può rifiutare, perché anche lui fa parte della "congrega" del giovedì. La mette in un angolo e la copre subito con un telo. «Se la lascio a vista, rischio di perdere i miei clienti, passa fra una settimana, ma non dirlo a nessuno! La sistemerò di notte, ma non ti prometto niente». Una sera, alle 9, gliela consegna, con queste rassicuranti parole: «Ho fatto del mio meglio, ma non garantisco niente, auguri! Spero di non vederla più». A sua insaputa per non deprimerlo ulteriormente, noi, da buoni amici, volevamo scommettere fin dove sarebbe arrivata, ma nessuno ha accettato, perché tutti convinti che non sarebbe giunto neppure alla fine della prima tappa.


PAOLO detto PAOLINO
(non è un gigante)Possiede una bella Honda CBR 600, che chiaramente non è in "sintonia" per la bisogna. Si ricorda che un suo vicino di box ha una Bmw R80 GS che non usa più, ma non vuole vendere. Paolino non demorde, gli fà un filo spietato. Sapendolo goloso, tutte le mattine gli offre il cappuccio con il cornetto. E poi due cornetti, il cannoncino, il babà e la meringa. Si parlano sottovoce.  Il barista si insospettisce, Paolino rischia di essere scambiato per un gay, ma non gliene frega niente, vuole il GS. «Allora, me la vendi? Io la faccio rivivere!» Il tipo anche per evitare equivoci, perché la moglie era diventata gelosa (il barista aveva fatto la spia), per sfinimento gliela cede. Chiaramente non è molto adatta a lui, essendo un'enduro; è piuttosto alta e lui ha il "cavallo corto", si, insomma, non tocca a terra. Preso dall'entusiasmo, non vede i lati negativi. Parte a testa bassa per gli adattamenti. La rimette tutta a nuovo: si fa fare la sella su misura, (praticamente senza imbottitura, per raggiungere l'asfalto più agevolmente). Personalizza la stampella laterale mettendo una prolunga di trenta centimetri, aggiunge contagiri e orologio originali, spendendo di più che per l'acquisto, però adesso è contento come un bambino a cui hanno regalato il primo triciclo. Gli "amici" quando lo intravedono in sella, commentano: «Come hai fatto a salire, con la scaletta? E quando devi scendere?» Paolino, imperturbabile, risponde: « Vi ricordate Gaston Rahièr alla Dakar? Faccio come lui, salto giù al volo».


NICOLA detto NIKI, CACADUBBI, BRONTOLO
Il sopranome è azzeccato, in quanto prima di decidere ci pensa dieci volte, anche per le cose più semplici, come ordinare un piatto di insalata. La vuole "mista" «Con un po' di radicchio, pomodori perini non troppo maturi, ma non acerbi, tre fette di cetriolo, quattro di peperone giallo, quello rosso no, gli mette acidità, dieci fagioli borlotti, aceto balsamico delle Cinque Terre, olio extra vergine Pugliese». Il povero Gianni ristoratore, alla fine si accascia esausto su una sedia, chiedendo una flebo per riprendersi. Notare che questa pantomima, con qualche variante più o meno strana, si ripete tutti TUTTI i santi giovedì! Assalito dai dubbi su cosa acquistare, comincia a non dormire la notte, tempesta tutti gli amici fin quando (miracolo) ne trova uno: Totò, che è disposto a prestagli una ottima Honda Four 400 del '74. Nicola non si smentisce e chiede: «Ma sei sicuro che vada bene? Sento un rumorino! La frizione mi sembra un po' dura, sai ho un po' di artrite alla mano! Ma le gomme non sarebbe meglio cambiarle? Sai, io piego...». Toto' è sconvolto, ma oramai è coinvolto dal clima "dell'impresa", è convinto che siamo dei campioni. Niki, astutamente, lo nomina suo sponsor per esaltarlo. Totò porta la moto dal meccanico, gli fa fare la messa a punto completa, cambia le gomme, naturalmente bollo e assicurazione a sue spese. «Però l'anno prossimo vengo anch'io!» Certo! Promette Niki. Poi gli vengono i dubbi sull'abbigliamento. Dovete sapere che indossa un abito per ogni circostanza, si cambia anche tre volte al giorno, e chiede proprio a noi: «Cosa mi metto?» «Sei perfetto come sei vestito adesso». In quella occasione indossava: pantaloni di lino bianchi, mocassini da vela color crema firmati Prada, camicia di seta con iniziali ricamate. Qualcuno aggiunge: «Vai bene così, ti manca solo la bandana, i sandali infradito e sei adatto per la moto d'epoca». «Non scherzate - ribatte - e poi come posso rinunciare alla mia borsa da viaggio in cuoio (naturale di Gucci)». «Nessun problema: la leghi sulla sella con lo spago, stile emigranti anni 60!»


GUIDO detto GUIDONE
(è alto 1,90)
Bel tipo, battuta pronta, ai bei tempi aveva sempre la moto più di moda; da qualche anno si è un poco "rilassato"
. Conduceva un'azienda con il figlio, che è un maniaco dell'informatica, mentre lui odia il PC, il Web, il modem e lo scanner. Vuol trasmettere ancora come gli indiani d'America con il tam-tam. A Natale gli hanno regalato il telefonino. S'è fatto memorizzare solo i numeri dei cadreguni e risponde solo a quelli; eccezionalmente anche alla Rina (sua moglie). Alla fine, stanco di discutere, ha ceduto l'azienda al figlio e si è ritirato a vivere in villa sulle sponde del lago Maggiore. Ma al giovedì non manca mai. Sono vent'anni che non guida la moto; è "leggermente" in soprappeso, dopo ogni cena promette di mettersi a dieta dall'indomani. Non vuole rinunciare all'avventura Mi-Ta, che si prospetta godereccia. Perciò acquista un bel "plasticone", ovvero un maxi scooter Honda Silver Wing. Quando si è presentato gli hanno fatto subito i complimenti. Questi, i commenti più leggeri: «Bella! Quante marce ha? Ma ha anche la marcia funebre? Chissà che pieghe che farai! Sembri seduto sul bidè! L'à cumprà la moto dei paralitic!». Lui imperterrito: «Ignoranti, l'automatico è la moto del futuro. E poi io non faccio fatica!» Di come usa i servizi negli Hotel, vi racconterò più avanti.


E il sottoscritto ha l'opportunità di partecipare con la nuova Moto Guzzi Breva 1100, un'occasione per provare a fondo la nuova Guzzona di cui vi riferirò in segito.

PREMESSA

I PERSONAGGI

LA "GARA"

IL RIENTRO

I PERSONAGGI


FINALMENTE LA PARTENZA!
Finalmente arriva il giorno della partenza. Come di consueto il ritrovo è alla domenica pomeriggio, alle tribune dell'Idroscalo di Milano. Qui vengono schierate le moto, i loro proprietari le lucidano, le accarezzano, le guardano con affetto. Noi della categoria motoassaggiatori (fuori classifica e con il compito di testare le specialità enogastronomiche in tutte le soste) veniamo pesati, all'arrivo ci ripeseranno per vedere come ci siamo comportati, (si fa così anche con i maiali). Quando uno spettatore (e ce n'erano parecchi) accenna una timida domanda, il proprietario della moto lo arpiona, risponde con entusiasmo e non lo molla più. Ci sono personaggi veramente incredibili: più delle parole, rendono le immagini. C'è la gara "da fermo" tra le moto Guzzi Falcone: vince chi riesce a far tenere il minimo più basso. Creano sempre molto interesse i sidecar, specialmente quelli derivati corsa. Noi del team Cadreguni siamo circondati da amici e famigliari, la mezzanotte si avvicina, l'emozione sale.

Il primo a partire è un tipo strano, proviene da Montecarlo, cavalca un Guzzino 65 cc
con tanto di targhetta del Principato. Casco a scodella, completo in cotone bianco! Ci penseranno le zanzare e i milioni di insetti a farlo ben presto diventare grigio; i giorni seguenti proseguirà con pantaloni corti. Porta uno zaino con scritto: «Dio mi protegga, Berlusconi mi aiuti». L'avrà mica sponsorizzato il Cavaliere?


TOCCA A NOI
Finalmente arriva il nostro turno; l'altoparlante annuncia: «Alla partenza 5 simpatici nonnetti che insieme fanno ben 350 anni; Il team si chiama i "Cadreguni", nel senso che fanno sport da seduti, con gli attrezzi adeguati: forchetta, coltello, bicchierotto di vino buono. Ma per dimostrare che sono ancora arzilli hanno deciso di partecipare all'evento... Come assaggiatori, dove senz'altro si esprimeranno al meglio! Meno tre, due, uno VIA!»


BY NIGHT
Viaggiare nella notte è affascinante e suggestivo, sembra di essere in un mondo a parte. In alcuni paesi e nei bivi più importanti c'è la gente ad applaudire a qualsiasi orario; questo fà "gasare" di brutto i partecipanti. Chi ha lo scarico libero "sgasa" a più non posso, fà parte del divertimento! Dopo mezz'ora siamo a Pandino al primo c.t. con rinfresco e accoglienza calorosa, poi ci fermiamo a Soresina, altro rinfresco. I miei compagni di team sono piacevolmente sorpresi: se continua così è una pacchia! (avevano paura dell'abbiocco durante la notte). Arriviamo a Villa Gaida che comincia a schiarire, il c.o. è situato in un caseificio, la tavolata offre di tutto, caffè, briosche, parmigiano! Qualcuno chiede del lambrusco, che si sposa bene con il formaggio grana, alle quattro di mattina!


VIA CON LE CURVE!
Finalmente arriviamo a Bologna e abbandoniamo la noiosa Via Emilia. Cominciamo a trovare un po' di curve: passo della Raticosa e poi, vai col "misto" fino ad Arezzo, dove arriviamo verso mezzogiorno. I "cadreguni", anche se poco allenati, sono andati bene, merito anche dei "ristori rigeneratori". Guidone, con la faccia di bronzo che si ritrova, a chi gli chiede informazioni sul ruolo degli assaggiatori, si spaccia per gourmet di fama internazionale: «Mi hanno invitato, per innalzare il livello della manifestazione, ho portato i miei collaboratori (indicando noi), sono sommellier e chef di alto livello, non vedete che classe?» In quella occasione stiamo mangiando con le mani e come dei morti di fame, non siamo molto credibili in quel ruolo!


MOTORE A PEZZI
Al pomeriggio, invece di riposare come abbiamo fatto noi, alcuni partecipanti si sono messi a smontare le moto. Ne becchiamo uno, e chiediamo: «Guai seri?» «No, no! Solo una piccola messa a punto!» Bugiardo come un ladro di galline, perché il motore è quasi tutto smontato. Il tipo in questione farà la stessa cosa tutte le successive sere. Se non altro riuscirà ad arrivare a Taranto.


FAMIGLIA IN MOTO
Simpatica la famiglia di Loris Boninsegna. L'anno scorso ha partecipato insieme al figlio su moto Capriolo da 75 cc. La moglie col camper zeppo di ricambi, in quanto i motori erano un po' bolsi. A conferma di ciò i molteplici "trapianti" durante il percorso. La signora, ogni tanto era in difficoltà nella guida, specie in certi paesini di montagna e soprattuto sempre da sola. Così, quest'anno il buon Loris a pensato bene di "declassarla" da quattro a due ruote rifilandole una Vespa 125 ET3 del 1980; il figlio su Vespa 200 Rally del 1974 e il "capo" su Vespa 150 del 1961. Senz'altro si sono divertiti di più rispetto al 2004.


BATTESIMO STORICO
Altro bel personaggio è Attilio Eirale da Alba. Ogni anno porta al battesimo motociclistico un nipote. Nella edizione 2003 ha "svezzato" il nipote di 14 anni su Morini corsarino 50. Quest'anno ha portato la nipotina di 12 anni, che non avendo ancora l'età per guidare, si è sparata la Mi-Ta nel sidecar della Lambretta 175 da lui restaurata magistralmente.


DUE DONNE TRE RUOTE

Come dimenticare la coppia di sidecariste Olandesi, su Guzzi Falcone tipo corsa, praticamente senza ammortizzatori e impianto elettrico, con avviamento a spinta. Ciò non ha consisitito un problema, anche perché c'era sempre la fila dei maschiacci pronti a dare una mano (anche sul fondoschiena). Sulla cosiddetta ciabatta non c'è il sedile, pertanto la tipa ha percorso 1700 km in ginocchio. Molto ma molto toste.

PREMESSA

IL TEAM

LA "GARA"

IL RIENTRO

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LA "GARA"


SECONDA TAPPA
Nella seconda tappa attraversiamo la Toscana, l'Umbria e il Lazio, passiamo vicino al circuito di Magione dove ci sarebbe piaciuto fare qualche giro in pista, ma il buon Sabatini (il boss dell'organizzazione), non si fida di noi nonnetti: «Voglio portarvi tutti a Taranto, possibilmente non in ambulanza». Forse ha ragione lui. A Castiglion Fiorentino una graziosa inviata da una televisione locale illude i "Cadreguni" mostrando interesse giornalistico nei loro confronti: veniamo intervistati, forse per la nostra simpatia più che per l'avvenenza. Siamo così sorpresi e imbesuiti che non ci accorgiamo che piove a dirotto.


Arriviamo a San Martino in Colle che è anche la sede del comitato organizzatore della manifestazione. L'accoglienza è a dir poco strepitosa: tavole imbandite di ogni specialità locali veramente squisite, ragazze con in abiti cinquecenteschi. Anche in questa località veniamo intervistati da una TV locale. Che bello, sempre al centro dell'attenzione. Un simpatico Parroco ci ha benedetti (ne avevamo bisogno). Viene consegnata una targa al più "stagionato" dei partecipanti: Ettore Carlini classe 1925, su BMW R60. Arriviamo a Viterbo: la carovana viene divisa e sistemata in due Hotel diversi: i fortunati in uno a cinque stelle, con vista panoramica sulla città e parco con piscina; gli sfigati (tra cui noi cinque) in un Hotel con vista panoramica sulla stazione ferroviaria.


TERZA TAPPA
La tappa che porta ad Avezzano è una delle più belle e varie, per i paesaggi ora brulli ora immersi nel verde dei boschi. Ci sono tratti con talmente tante curve, che quando si arriva ai punti di ristoro, scesi dalla moto, barcolliamo come ubriachi. Per fortuna al C.O. di Montenero Sabino ci hanno fatto trovare in un apposito vascone meravigliose angurie rinfrescate con acqua proveniente da una sorgente montana. Ripartiamo e ci troviamo su un misto stretto in discesa dove ci sorpassano due "oggetti misteriosi" che in seguito chiameremo gli orsi Yoghi in sella a due Vespa super elaborate che vanno come schegge, ci carichiamo come molle, cerchiamo di sorpassarli, ma non si riesce, non frenano mai, incredibile! Meno male che arriva la salita, solo lì riusciamo ad avere ragione dei due assatanati scooeristi. Meglio non dirlo troppo in giro, troppo umiliante...


QUARTA TAPPA
La quarta tappa da Avezzano a S.Bartolomeo in Galdo è altrettanto bella. Attraversiamo il Parco Nazionale d'Abruzzo in un contrasto di montagne aspre e boschi senza fine. Siamo piacevolmente sorpresi che il ristoro di Alfedena sia affidato ai giovanissimi (massimo quindicenni) che con simpatia e genuinità ci accolgono. In un paeseggio lunare di colline battute dal vento, al confine tra Campania e Molise, tra Circello e Baselice abbiamo trovato un così elevato numero di mulini a vento da sentirci quasi in una nazione del nord Europa. Pernottiamo a Castropignano in un bellissimo Hotel 5 stelle. Come già anticipato Guidone esprime in questi ambiti il meglio di se. L'Ambroeus suo compagno di camera, mentre riposa, vede uscire l'acqua dalla doccia, con sottofondo di imprecazioni da parte del Guidone che, poco dopo, compare nudo con gli stivali datati ai piedi e la maniglia della doccia in mano, gridando: «Porc...come si chiude l'acqua? »


QUINTA TAPPA

Nella quinta e ultima tappa da Castropignano a Taranto troviamo un'accoglienza calorosa su tutto il percorso, in modo particolare ad Alberobello e Martina Franca. A Sant'Elia Pianisi è degno di ricordo il rinfresco alle 9 di mattina: accolti dal Presidente della pro-loco, ci sottopongono le specialità locali a base di peperoni, frittate, polpette, panzerotti ripieni ecc. Tutta roba leggerissima e digeribile. Il nostro dovere di assaggiatori ci impone di gustare il maggior numero di specialità, cosa non facile, tenuto presente che abbiamo fatto colazione abbondante neanche un'ora prima. Per ricambiare l'ospitalità non possiamo rifiutare.

Finalmente dopo 1700 km arriviamo a Taranto

. Circondati dal genuino entusiasmo dei Tarantini, tutti i concorrenti vengono riuniti sul lungomare. Dopodiché il direttore di gara con la bandiera dà il via a ogni singolo concorrente, il quale porta a termine la sua piccola impresa, accompagnato dagli applausi del pubblico, chiedendo l'ultimo sforzo alla propria 2 ruote, compagna di gioie e di fatica.

CENONE...

Alla sera grande cenone, si procede alla premiazione di tutti i partecipanti, noi veniamo ripesati: l'esito è impietoso. L'aumento è di ben tre chilogrammi cadauno. «Ma è impossibile! Non abbiamo mangiato quasi nulla! Questa è una bilancia taroccata! Meno male che è durata solo 5 giorni! Da domani tutti a dieta - sentenzia il Guidone».

Devo dire che la manifestazione migliora di anno in anno, infatti i partecipanti aumentano sempre più, è chiaro che gli organizzatori dovranno prima o poi porre un limite numerico prima che la situazione sfugga loro di mano.

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IL TEAM

I PERSONAGGI

IL RIENTRO

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RIENTRO... "VELOCE" Il sabato mattina, malinconicamente, prendiamo la via del ritorno, attraversiamo alcune località dove vediamo viadotti autostradali interrotti, che terminano nel nulla. In Italia succede anche questo. Entriamo nel Lazio e arriviamo a Velletri per la tappa intermedia dove l'amico Isidoro e la simpaticissima moglie Franca ci hanno preparato una gustosa cena laziale/friulana ricordando le loro origini.  Sottaceti, olive, piadine, bruschette, costine di maiale, crostate di frutta, vino casereccio, nocino e per finire ci omaggia anche della marmellata di ciliegie da portare a casa. E la dieta promessa? I "cadreguni" in coro: «Si comincia da domani!».


Partiamo alla volta dei Castelli Romani e passiamo davanti a Castelgandolfo residenza estiva del Papa.

Solo quando entriamo in autostrada ci accorgiamo che il Kawa dell'Ambroeus, non va una mazza: velocità massima 110. Per superare i Tir ci mette due o tre chilometri, a ogni accenno di dislivello in salita scende a 80-90 all'ora. Noi pensiamo che non apra tutto il gas. Per consumare meno o per la paura di "sbragare" il motore. Comincia il martellamento all'Ambroeus: «apri 'sto gas!, vogliamo arrivare a casa prima di Natale!» Spostiamo anche la borsa da serbatoio, la mettiamo dietro. L'Ambroeus si sdraia come un'acciuga, gli occhi negli strumenti, ma il risultato non cambia. Si chiama il Chia, (il meccanico di poche parole) chiediamo: «Non è che sarà grassa di carburazione? No! È grasso l'Ambroeus!» E appende. Riscontreremo poi, che effettivamente i carburatori non funzionavano bene.

Scopriamo anche i lati positivi andando a questa velocità: Uno, non rischiamo punti patente (a qualcuno ne sono rimasti pochi ). Due, si può guardare il panorama. Tre, è divertente vedere quello che fanno gli automobilisti: 80% è al telefonino, parecchi tengono i piedi "fuori" dal finestrino. Quattro, salutiamo tutti i bambini che contraccambiano divertiti. Finalmente arriviamo al casello di Melegnano. L'avventura è finita. Ci scambiamo commossi un forte abbraccio. L'anno prossimo ci riproveremo. Ci rivediamo a settembre "all'isola", ci saranno tanti argomenti di discussione fino alla prossima Mi-Ta!

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IL TEAM

I PERSONAGGI

LA "GARA"


Pubblicato da Alvaro Cecotti, 09/11/2005
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