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Loris Capirossi a ruota libera


Avatar Redazionale , il 23/10/01

20 anni fa -

Rossi? Ha strameritato il titolo, ma non è un marziano. Biaggi? A volte bisogna sapersi accontentare. E Loris? Potrebbe riservare una clamorosa sorpresa

Ci ha fatto da guida nel Motomondiale 2001, svelandoci passo passo tutti i segreti delle piste e la messa a punto delle moto. Ora, prima di chiudere l'anno e tentare di conquistare quella vittoria che ancora gli manca, Loris si racconta. In tutti i sensi, parlando senza peli sulla lingua di sè, delle sue passioni segrete e dei suoi... colleghi. Dando giudizi da "addetto ai lavori" che non lasciano dubbi, e che rivelano quali sarebbero i reali valori in pista se tutti potessero correre con la stessa moto. Ecco le sue risposte.

Ipotizziamo una top ten tra gli attuali piloti; quale posto occuperebbe Capirossi?

"Direi che io, Biaggi e Rossi siamo abbastanza equivalenti. Magari qualcuno eccelle in qualcosa o va particolarmente bene su un determinato tracciato, ma alla fine siamo lì".

Ma a parità di moto come sarebbe la classifica tra voi?

"E' difficile da dire, perché in un campionato possono succedere molte cose. Diciamo che probabilmente ognuno di noi vincerebbe un po' di gare. Non credo ci sarebbe uno che domina sugli altri. Una cosa è certa, ci sarebbero delle belle gare, molto più di quelle viste quest'anno".

Per ora sei dietro agli altri, anche se solo quattro punti ti dividono da Biaggi; ti rimproveri qualcosa per questa posizione?

"Fin qui ho messo dietro quasi tutte le moto ufficiali e c'è la possibilità che ne metta dietro un'altra - indovinate quale... - Sono il primo dei piloti privati e credo sia un grande risultato. Certo, c'è sempre qualcosa da rimproverarsi, perché durante un campionato si fanno sempre degli errori: forse quello più grave l'ho commesso a Valencia, dove ho sottovalutato la situazione cadendo due volte. Ma ripeto, soprattutto in un campionato come quello di quest'anno, dove siamo tutti vicinissimi, diventa molto facile commettere degli errori".

Durante tutta la stagione si è molto ricamato sulla presunta superiorità della Honda di Rossi, peraltro ammessa dallo stesso Valentino, secondo te quanto del merito per il titolo va a Valentino e quanto alla moto?

"Non mi sento di dare delle percentuali. Valentino è stato bravissimo ed ha meritato il titolo al cento per cento, su questo non ci piove, ma certamente la moto e la squadra gli hanno dato una bella mano".

Insomma, possiamo parlare di fenomeno?

"Vale è un pilota fortissimo, che ha vinto tanto e quindi non si può certo discutere sul suo talento. Però, non è un'astronauta, è un essere umano come tutti gli altri".

Certo che Biaggi non è mai caduto così tanto; chiamiamolo effetto Valentino?

"L'unico difetto di Max, se così possiamo chiamarlo, è quello di non accontentarsi, anche quando magari sarebbe meglio farlo. Quindi, si rischia di sbagliare, come ha fatto lui. Certamente Valentino ha dimostrato di essere molto forte e, forse, Max ha accusato un po' il colpo, ma a tradirlo è stata la sua voglia di non restare dietro, nonostante la moto non a posto".

Tu e Biaggi siete spesso i più veloci in qualifica; c'è una ragione particolare?

"Forse proprio perché sappiamo di avere poi difficoltà in gara cerchiamo di tirare fuori il cento per cento in qualifica, così da dimostrare il nostro valore. Ma purtroppo, un conto è fare il giro della morte in qualifica, dove spari tutto il possibile in un solo giro, un altro è poter tenere il ritmo sulla distanza di gara, quando le magagne della moto si fanno sentire".

Il prossimo anno avrai la moto che Valentino ha usato in questa stagione, questo potrebbe ridurre il divario?

"Al contrario, ci sarà un divario ancora maggiore. Perché la Honda proseguirà nello sviluppo della 500, con una versione 2002 più evoluta, e poi ci saranno le 4 T. che, secondo gli ingegneri, già adesso vanno più forte di 10 Km orari in velocità di punta. Quindi partiremo di nuovo svantaggiati, con una moto di secondo piano, ed assisteremo a due campionati: quello dei 2 tempi e quello dei quattro tempi".

Certo deve essere frustrante essere l'unico dei tre piloti più veloci a non disporre di una moto ufficiale?

"E' difficile da digerire, ma per ora lo devo accettare. Dovrò aspettare ancora un anno e poi finalmente arriverà anche per me il momento giusto".

Secondo alcune voci la situazione potrebbe sbloccarsi anche prima...

"Io ho ancora un anno di contratto con Sito Pons, ma sappiamo bene che tutti i contratti sono fatti per essere strappati... Io sto bene dove sono, ma non nego che ci sono dei discorsi aperti con l'Aprilia. Adesso è ancora prematuro per parlarne, prima di fare certi passi bisognerebbe risolvere i problemi precedenti. - Capirossi si riferisce alla causa legata al suo licenziamento a fine '98, con conseguente risarcimento miliardario - Ma su questo stanno lavorando gli avvocati".

Intanto gli anni passano; non potrebbero rappresentare un limite?

"L'età anagrafica non fa una grossa differenza, mentre l'esperienza potrebbe contare qualcosa. E da parte mia credo di averne una buona dose, che cerco di sfruttare nel migliore dei modi".

L'unico potenziale campione all'orizzonte sembra essere Katoh; sarà una minaccia in 500?

"Certamente Katoh è fortissimo ed ha fatto un gran campionato, ma non dimentichiamo che ha corso praticamente da solo. L'anno scorso arrivò terzo ed i primi due, Jacque e Nakano, sono passati in 500. Comunque ha fatto delle bellissime gare, vedremo se in 500 saprà esprimersi agli stessi livelli. Piuttosto, credo che anche lui, dato il fisico minuto e leggero, potrebbe trovare gli stessi problemi di adattamento alla 500 che ho avuto anch'io".

Durante la stagione abbiamo assistito a numerose cadute molto spettacolari ma, fortunatamente, senza grosse conseguenze; questa consapevolezza ha forse indotto i piloti a rischiare di più?

"E' indubbio che la sicurezza dei circuiti sia aumentata, così come sono migliorati i materiali, ma secondo me non è questo che ha portato i piloti ad assumersi qualche rischio in più: la realtà è che attualmente in 500 ci sono concentrati i migliori piloti e questo ha portato ad un innalzamento dei valori in campo. C'è molta competitività e siamo tutti molto più vicini, quindi per stare davanti è necessario prendersi spesso qualche rischio in più e di conseguenza aumentano le possibilità di caduta".

Secondo Valentino una vita affettiva "tranquilla" potrebbe essere un freno al successo sportivo; sei d'accordo?

"Dal mio punto di vista, invece, è un incentivo in più. E' una tranquillità che ti crea benessere e ti dà maggiore forza. Per me è importante avere vicino una persona che capisce le difficoltà del lavoro che fai e quindi ti sta vicino quando le cose non vanno bene. Per quanto mi riguarda, da quando c'è Ingrid al mio fianco, le cose vanno senz'altro meglio".

Si può dire che Rossi abbia iniziato ad andare in moto ancor prima di camminare, è questa la strada per diventare campioni?

"Ciò che più conta è avere talento. Se uno non dispone delle doti adeguate c'è ben poco da fare. Ce ne sono tanti di piloti costruiti, che però alla fine non sono in grado di fare la differenza. E poi è sbagliato cercare assolutamente dei baby fenomeni. Un pilota è giusto che cresca gradualmente e, soprattutto, senza fare il passo più lungo della gamba, perché alla fine paghi tutto e spesso il conto è salato".

Sembra di riconoscere la storia di Melandri...

"Il mio è un discorso in generale, ma con Marco abbiamo parlato spesso di questo e sono convinto che adesso anche lui ha capito di aver fatto troppo presto il salto in 250. Secondo me avrebbe dovuto restare ancora in 125 e poi, magari con un titolo in tasca, passare alla categoria superiore. A mio avviso la strada giusta la sta facendo Manuel Poggiali che, titolo o meno, resterà ancora in 125. Così il prossimo anno potrà cercare di confermare il proprio titolo, che io sono convinto ormai abbia in tasca, e comunque lottare per la vittoria maturando esperienza preziosa prima di affrontare il salto in 250".

La mamma di Valentino avrebbe preferito un figlio laureato, anche la tua?

"Credo che tutte le madri ci avrebbero preferito laureati piuttosto che piloti. Ma alla fine, nel mio caso soprattutto, direi che è più che felice, visto che è diventata un'ottima manager".

Quale moto stradale acquisteresti?

"Premesso che circolo poco in strada con la moto, perché mi riesce difficile andare piano, mi orienterei sulla Honda VTR 1000 SP, che ho usato un po' e devo dire che non è affatto male".

E quale auto?

"Beh io sono appassionatissimo di auto e nel mio garage, oltre alla Bmw M3 che utilizzo normalmente, c'è anche una Lancia Delta Gr. A ed una Mercedes Dtm. Ma la mia vera passione sono le macchine americane: le preferite della mia collezione sono una Cadillac del 77, bellissima, ed una Corvette. Mi diletto molto anche a metterci le mani addosso e con l'aiuto di mio fratello, che è un vero genio della meccanica, stiamo modificando un vecchio pick up, con motore da barca di 9000 cc e 450 cv, cambio ZF 6 marce, freni Brembo della F 40 con pinze grosse ed anche interni e impianto stereo. Alla fine diventerà un vero mostro, ma non in modo taroccato. L'unico difetto è che non percorre più di mezzo chilometro con un litro di benzina. Però c'è una macchina che voglio assolutamente comprare e sto cercando da un pezzo: una Ford T del 1931...se avete notizie".

Ma c'è qualche auto, moto o scooter, che non ricompreresti mai più?

"Onestamente devo dire di no. Soprattutto di auto ne ho cambiate molte, ma tutte mi hanno dato in qualche modo soddisfazione. Ma forse io sono un po' particolare, perché con qualunque mezzo a motore mi sono sempre divertito".

Qual è stata la tua prima moto?

"Una Italjet 50 costruita da mio padre".

E la prima auto?

"Una vecchia Porsche 911. Beh, ero già due volte campione del mondo".

Tu sei stato il primo ad avere successo, ma in seguito prima Biaggi e poi Rossi ti hanno rubato la scena; non ti dà un po' fastidio la cosa?

"Assolutamente no. Perché io amo starmene tranquillo e non mi interessa stare al centro dell'attenzione. Anzi, per dirla tutta, alla fine questo mi toglie anche parecchia pressione, quindi direi che non è male".

In condizioni normali avete scavato un solco rispetto agli altri, possiamo parlare di validità della scuola italiana o dipende da altri fattori?

"Tutti e tre abbiamo vinto tanto, gare e titoli mondiali, e questo significa qualcosa. In effetti, quest'anno quando ci sono state delle gare tirate abbiamo fatto la differenza e, forse, proprio il fatto che eravamo tre italiani in lotta e ognuno voleva primeggiare sugli altri ci ha portato a spingere ancora di più. L'unico serio outsider è stato Barros, mentre gli altri sono stati più incostanti. E probabilmente c'è una ragione in tutto questo: attualmente in 500 ci sono tutti i piloti più forti e tutti cercano di primeggiare, però alcuni trascurano le prove e poi in gara la differenza si vede".

Pur non lesinando sforzi l'Aprilia chiude la stagione con un bilancio a dir poco disastroso, essendo riuscita dopo molti anni a non vincere nulla; quali le cause?

"L'Aprilia ha avuto tra le mani molti piloti veri ma, probabilmente, non ha mai saputo gestirli nel migliore dei modi. Così adesso si trova senza un vero campione in casa sul quale puntare, perché Melandri deve ancora crescere, quest'anno ha fatto delle belle gare ma è pure stato sfortunato, mentre Harada mi sembra in fase calante. O almeno così è stato in questa stagione. Quindi, appare evidente che hanno fatto delle scelte sbagliate".

Il Motomondiale sta cercando di imitare la F. 1, anche a scapito delle altre categorie che sono nel cuore degli appassionati, secondo te è la strada giusta?

Beh, una cosa è certa: il futuro delle moto è nel motore a quattro tempi, quindi è logico che le case stiano investendo in quella direzione. Non direi che stiamo andando in direzione della F.1, ma certamente questo cambiamento comporterà dei problemi alle altre categorie, soprattutto alla Superbike".

Indubbiamente hai disputato una bella stagione, con parecchi podi e la possibilità di piazzarti secondo nel mondiale, ma manca qualcosa...

"Sì, effettivamente non essere ancora riuscito a vincere una gara mi pesa parecchio. E' chiaro che ci tengo in modo particolare e, ormai, mi resta una sola possibilità per quest'anno. Quindi appuntamento a Rio. Io ce la metterò tutta. Come sempre".
Pubblicato da Eugenio Mosca, 23/10/2001
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