Prova su strada

Guzzisti, razza d'annata?


Avatar Redazionale , il 02/10/01

20 anni fa -

Tra i 15 mila che si sono ritrovati a Mandello Lario per gli 80 anni della Moto Guzzi c'eravamo anche noi. In missione segreta. Non per raccontarvi il motoraduno minuto per minuto, ma per osservare i guzzisti, spiarli uno a uno nell'immenso campionario a disposizione, scrutarne le moto. E capire. Capire se stanno cambiando. Ecco che cosa abbiamo scoperto.

Gente pratica, gente alla buona. Ce li ricordavamo così i guzzisti, personaggi da Festa degli Alpini con il vizio di macinare chilometri. Cocciutamente attaccati alle loro idee come alle loro California con due giri del contachilometri. Andavano dappertutto, anche se al posto dei completi in gore-tex si mettevano la cerata da barca e gli stivali da pescatore. Ce li ricordavamo così i Guzzisti. Gente simpatica. Poi siamo andati a Mandello Lario, al grande motoraduno organizzato per festeggiare gli 80 anni dell’Aquila per capire se sono cambiati. Ebbene, i guzzisti di sempre li abbiamo ritrovati tutti e in grande forma. Belli pasciuti, sempre lì a tagliare salami e a ciarlare ad alta voce. Ma non erano più soli. Che stiano spuntando nuovi guzzisti?

ARRIVANO I RINFORZI

Gli indizi raccolti sono ancora pochi, ma non è improbabile un prossimo ricambio generazionale. Più che di un ricambio, però, forse sarebbe meglio ipotizzare un rafforzamento delle truppe. Stanno infatti arrivando i rinforzi, i "giovani" guzzisti. E da quanto abbiamo visto a Mandello, pare che vadano d’amore e d’accordo con gli inossidabili della vecchia guardia. Ce ne siamo accorti quasi subito, soltanto ascoltandoli. Molti dei presunti nuovi fedeli non hanno la necessaria dimestichezza con il dialetto. Parlano l’italiano correttamente. Per loro la catena di distribuzione "fa rumore", mentre per i vecchi guzzisti meneghini "la cioca". È però sorprendente come i nuovi arrivati si intendano a meraviglia con i pluridecorati. Sorprendente ma non troppo: i guzzisti girano il mondo sopra i loro bicilindrici a V, si spostano da un raduno all’altro ed hanno dunque modo di familiriarizzare con motociclisti di tutti i paesi. Hanno quindi sviluppato una notevole capacità mimica e lessicale, in virtù del frequente interagire con i motociclisti "crucchi". Che una volta ubriachi non riescono a spiaccicare null’altro che "Gut, Motto Cuzzi!".

STATISTICHE ALLA MANO

Un altro indizio molto importante ci arriva da accurati studi demografici. Lasciando stare i vari Airone, Falcone, Galletto, pezzi da collezione che costituiscono un inestimabile patrimonio storico, siamo andati a scrutare tra i bicilindrici a V, le moto da usare tutti i giorni, le moto per andare in vacanza. E abbiamo scoperto che l’età media dei guzzisti si sta abbassando. Un dato statistico confermato dall’impatto visivo del grande motoraduno di Mandello: accanto alle solite V7, California II e 850 Le Mans, c’erano tante, tante nuove Guzzi. E con queste intendiamo le V11 Sport, ma anche le California dell’ultima generazione. Addirittura abbiamo visto parecchie delle neonate V11 Le Mans. Tante nuove Guzzi vuol dire tanti guzzisti da svezzare. Li abbiamo squadrati per bene quei ragazzi sulle V11 tirate a lustro. Avevano la faccia da Monster o da Speed Triple. E invece se ne stavano contenti sul V2 trasversale. Bravi.

LA GUZZI A VITA

L’immenso parco moto dei quasi 15mila (!) fedeli arrivati da tutta Europa ci ha riservato ulteriori indizi, se possibile ancora più scottanti. Abbiamo infatti scoperto che tanti guzzisti di vecchia data…hanno tradito. Non con una giapponese, per carità, ma con una nuova Guzzi. Dove sono finite le 850 T3 con 200mila chilometri sul gobbone, con i portapacchi fatti in casa e gli accessori improvvisati tipici dei guzzisti? Ce ne erano tante, trasandate ma efficienti come al solito... Però allo stesso tempo ne mancava qualcuna all’appello, "data dentro" per una California EV nuova di pacca. Questo non ce lo saremmo aspettato, perché tra i guzzisti è molto comune la filosofia della "moto a vita".

EPOCHE Probabilmente anche i più ostinati si stanno accorgendo di come le Guzzi di oggi abbiano tutti i pregi delle loro care poderose 1000 SP, senza scontare i difetti tipici dell’era del padre-padrone De Tomaso. Già allora le moto di Mandello erano robuste, avevano un motorone pieno e grintoso e stavano in strada molto meglio delle giapponesi. Moto che facevano innamorare, a patto di perdonare i trafilaggi d’olio, gli impianti elettrici improvvisati, i cavi dell’acceleratore usa e getta. Le Guzzi di oggi vanno bene, sono belle da guidare come è più di una volta. Quel che ci stupisce è sentirlo ammettere proprio dai guzzisti di una volta.

SALAMINI E BUGIE

Rimaniamo sorpresi perché l’intera comunità dei motociclisti ha due caratteristiche ben definite. Una incredibile voracità una volta messe le gambe sotto il tavolo e una capacità autocritica praticamente nulla. Bene, i guzzisti portano all’eccesso questi elementi distintivi. Mangiano come ingordi e questo non ci vuole molto a intuirlo. La loro stazza e le loro vecchie tute di pelle XXL parlano da sole. L’autocritica invece per loro non esiste. I guzzisti potranno vantarsi di aver ingurgitato più salamini di Bud Spencer, ma non confesseranno mai gli evidenti peccati delle loro moto. Sono una cosa terribile: le loro moto non si rompono mai e vanno più forte delle altre. Per far ammettere ad un amico che il suo 1000 G5 perdeva olio dovemmo coglierlo nel sonno, rubargli le chiavi del box ed andare a fotografare quella chiazza d’olio che lui teneva segreta. Non parliamo di quell’altro con l’Idroconvert che diceva di girare a Monza sotto i 2 minuti. Perché lui teneva sempre aperto e doveva solo preoccuparsi di frenare, concentrandosi sulle traiettorie. Ecco perché ci ha stupiti sentire frasi del tipo: "Bella la nuova Le Mans, altro che la mia…"

CARRO ATTREZZI, NO GRAZIE

Insomma, le moto migliorano e qualcuno degli integralisti del V2 a cardano diventa obiettivo. Forse stanno imparando da quei ragazzi col V11, distinti nei loro completi di gore-tex intonati al colore della moto, quasi "fighetti" con il loro bel casco uguale a quello della ragazza. Probabilmente questi nuovi adepti hanno anche una Europe Assistance, cosa sconosciuta ai "vecchi", abituati a girare il mondo ed ad arrangiarsi da soli. In questo i guzzisti old style sono maestri. Gente pratica, come dicevamo, magari condannata al trafilaggio d’olio ma abilissima nel cambiare un paio di puntine in quattro e quattr’otto. Una Guzzi si ripara sempre, anche a bordo strada, e il carro attrezzi è un disonore da tenere lontano come la peste. Proprio così, la Moto Guzzi è una religione. E Mandello Lario un luogo di pellegrinaggio internazionale.

GUZZI PENSIERO

Siamo tornati al raduno. Maltempo o no i guzzisti sono arrivati. Tanti, tantissimi. Vecchi e nuovi, tutti insieme. Quel che ci piace di tutta questa storia è che sembrano andare d’accordo. Anche con il signor Beggio. Non lo adorano come un Carcano o un Todero, ma non lo vedono nemmeno come uno arrivato a comprarsi la loro storia di 80 anni. Ai fedeli basta che arrivino moto belle, come le novità dell’ultimo Salone. A Mandello il popolo parlava volentieri della Sport Scura e della California Frau. Non interessano tanti discorsi di marketing, l’importante è che le moto vadano bene. Gente pratica i guzzisti. Chi scrive se ne è accorto dopo aver affrontato un Elefantentreffen come passeggero di una California. Sono bastati tre giorni per affezionarsi ai guzzisti. E per imparare a prenderli in giro. Speriamo non si arrabbino.
Pubblicato da Spartaco Belloni, 02/10/2001
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