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A scuola di Enduro


Avatar Redazionale , il 05/06/02

19 anni fa -

Siete malati di tassello ma con l'enduro non avete troppa malizia? Una nuova scuola vi aiuterà a migliorare le vostre qualità di fuoristradista. La Enduro School and Events si propone di svezzare chiunque alla disciplina dell'Enduro. A disposizione degli studenti con casco e pettorina 15 Honda XR nelle cilindrate 250, 400 e 650. Maestri d'eccezione Gualtiero Brissoni, Angelo Signorelli, Massimo Migliorati ed Enrica Perego, campioni veri che con il tassello ci vivono da sempre. Noi ci siamo andati e vi diciamo che

Bella l’idea di tornare a scuola. Sinceramente non ci avevo mai pensato. Anzi, ultimamente le mie esperienze (leggi Demo Ride Aprilia) mi hanno portato a stare molto spesso dall’altra parte della barricata, dietro quella cattedra virtuale che divide i "professori" dagli studenti. Insegno traiettorie, posizioni sulla moto e quant’altro. Ma… solo in pista.

Sì, è vero, anche se nella mia vita ho guidato qualsiasi tipo di moto, anche se qualche volta mi sono cimentato nel fuoristrada (stendo un velo pietoso sulle prestazioni) io sono un velocista, di quelli che consumano le saponette sull’asfalto. Ecco perché, quando mi è arrivato l’invito a partecipare alla scuola ESE, ho accettato con entusiasmo "questa è la volta buona che imparo qualcosa" mi sono detto. Avevo ragione.

Anche perché i professori sono di quelli importanti: Gualtiero Brissoni, Massimo Migliorati, Angelo Signorelli, ed Enrica Perego. A chi vive di solo Valentino Rossi questi nomi dicono forse poco ma chi bazzica il mondo del tasselli sa che questi signori possono mettere insieme un palmares sportivo e una sequenza di titoli nazionali e internazionali davvero impressionante.

Per avere professori del genere occorre poter spendere 600 € che diventano 900 nel caso non abbiate una vostra moto e intendiate noleggiare una delle Honda XR dell’organizzazione. Non è una cifra proprio contenuta ma va detto che qui "tutto compreso" ha un significato reale. Per due giorni e due notti non avrete bisogno di nulla, se non della vostra voglia di stare insieme e di andare in moto. Un week end lungo al mare non viene a costare molto di meno.

PREMESSA
Bando alle ciance. Qui vogliamo smanettare, io per primo. Però la scuola ESE ha i tempi giusti non ti costringe alla levataccia mattutina, ti fa arrivare la sera prima, ti fa dormire tranquillo, ti fa mangiare (troppo!), tutte cose che "fanno gruppo" (soprattutto il vino) così dopo mezz’ora a cena si è già tutti amiconi.

Va da sé che smaltiti i fumi dell’alcol alla mattina sono carico e gasato. La Tenuta Valpiana, sede della scuola, ti mette in pace con il mondo, un agriturismo di quelli in cui passeresti volentieri una vacanza rilassante. Peccato che dietro l’angolo ci siano 15 Honda XR nuove di zecca pronte per noi. Di rilassarsi per il momento non se ne parla.

FASE 1: TEORIA


Prima di partire però l’inevitabile lezioncina teorica. Agli allievi viene spiegato come funzionerà il corso e qualche rudimento della guida. Brissoni si è inventato anche un diabolico congegno per far meglio comprendere agli allievi le posizioni da tenere in sella nelle situazioni più critiche (salite e discese) e, soprattutto, per far capire quanto le braccia siano impegnate in questi frangenti. Lo provo, funziona!! Anche troppo; se sto in questa posizione per altri due minuti mi vengono i crampi ancora prima di iniziare! Tutto è molto easy, spiegazione piacevole, ambiente scherzoso, motivazione degli allievi al massimo… segno che il vino della sera prima ha fatto il suo effetto.

FASE 2: SCELTA DELLA MOTO

Qui la cosa si fa impegnativa… cosa fare? Scarto a priori la cammellosa XR 650 la cui sella mi arriva alle gengive e il cui motore spara fuori sessanta cavalli, un po’ troppi per andare a scuola…. Restano le 400, altine anche loro e senza avviamento elettrico; oppure le facilissime 250: leggere, basse di sella, con il magico bottone. Praticamente perfette anche per chi non ha mai avuto a che fare con una moto da fuoristrada. Oppure, potrei orientarmi sulla minicross, forse la più adatta alle mie capacità… peccato sia vietata a noi "adulti" ma sia riservata ai bambini che accompagneranno i papà in quest’avventura. Alla fine prevale l’orgoglio di motociclista scelgo la 400, ritenendo la 250 troppo poco potente…

FASE 3: PREPARAZIONE
Pantaloni, pettorina, maglia, stivaloni, protezioni. Il

rituale della vestizione lo consumiamo nello spogliatoio messo a disposizione dall’organizzazione (sul posto si trovano anche le docce che dopo saranno molto utili). Eccoci trasformati in tanti piccoli Goldrake con le spalle larghe così e l’andamento goffo di chi non è abituato a camminare con due zavorre ai piedi. Avete dimenticato qualcosa? Non c’è problema la scuola è in grado di vestirvi di tutto punto, mettendo a disposizione qualsiasi capo d’abbigliamento fosse necessario.

FASE 3: IL CAMPO SCUOLA

Il primo passo consiste in un facile trasferimento su sterrato e poi in una specie "prova speciale" da disputarsi lungo un fettucciato che sarebbe il campo scuola. Si gira liberi e questo è utile agli istruttori per capire il nostro livello. Secondo loro questo è un fettucciato facile, secondo me mica tanto, anche perché nel frattempo è caduta un po’ di pioggia e quel pezzo di prato in contropendenza non mi pare proprio facilissimo…

Ok, metto da parte l’orgoglio e chiedo ad Enrica Perego di cambiare la mia quattrocento con la sua 250. Tocco meglio terra e il prato viscido mi fa un po’ meno paura… Dopo i primi giri con il blocco sull’acceleratore (in realtà non c’è, sono io ad essere un paracarro) prendo un po’ di confidenza. Però ‘sta 250, ha poco motore ma va dappertutto! Un trattorino inarrestabile, la sella bassa e il motore amichevole non mettono in difficoltà nessuno e a girare ci prendo gusto.

Mi sposto in sella, sporgo la gamba interna colpetto di frizione per uscire dalla curva. WOW mi sento quasi uno vero! Cosa tristemente smentita dalle foto che ben evidenziano quanto io sia un legno sulla moto. Guidando così non è che si vada molto lontano, perché dopo tre giri sei spossato. Gualtiero Brissoni è prodigo di consigli, braccia flesse, il polso deve stare così, in discesa devi stare così, tieni il motore sempre in trazione quando percorri la curve. Dai, riprova! Ragazzi, dura la vita dello studente!

Immaginate a questo punto un gruppo di bambini davanti al loro gioco preferito: che fanno? Non vogliono più smettere! Ecco, dopo un’ora passata a girare eravamo diventati inarrestabili, al punto che il timore reverenziale lasciava quasi spazio ad un insano spirito competitivo. Pericolossissimo, come la classica partita scapoli ammogliati.

Non c’è nulla da fare, è più forte di te, senti un rumore alle spalle e… "e che c… questo non passa "scatta la guerra dei poveri tra due tapascioni… come può finire? Ma naturalmente con una moto sopra l’altra! Ok, forse è il momento di fermarsi. Spuntano bevande, pane salame, piadine, e prosciutto crudo, da consumare avidamente sul posto per stemperare lo spirito guerriero dei sudati partecipanti. Ah, ma questo non era il pranzo?

No… sono solo le undici per il pranzo dobbiamo tornare alla base. Abbandoniamo il fettucciato e ci buttiamo per sterrati seguendo il percorso azzurro, quello più semplice. Sì perché i maestri hanno selezionato diversi tipi di percorsi segnalati con frecce di diverso colore (proprio come se fossero piste da sci). Si va dall’azzurro, poco impegnativo quasi tutto su ampia strada sterrata, al rosso con salite discese guadi e tutto quello che un fuoristradista doc possa desiderare.

FASE 4: I PERCORSI

Tralascio pietosamente di descrivere la quantità di cibo ingurgitata durante il pranzo (tagliatelle ai funghi, ravioli, gnocco fritto come se piovesse, alla grigliata mista ho detto a fatica di no), utile però a farvi capire in che stato mi posso essere ritrovato per la "sparata del pomeriggio". Ragazzi (sto parlando agli istruttori) fateci mangiare di meno!

Palpebra che cala, riflessi da bradipo, agilità di un cinghiale: tutto induce a rinunciare e a fare un pisolino al fresco della tenuta. Invece io prendo di petto la situazione e inforco la XR 400, chissà che un po’ d’adrenalina non mi svegli.


I percorsi sono davvero fantastici, il paesaggio pure. Il bello dell’enduro è di poter raggiungere in moto posti incredibili. Naturalmente la scuola ESE non fa eccezione, anche perché gli istruttori vi fanno vivere il corso a ritmi da vacanza (e in effetti lo siete). Tanta guida, quindi, ma non solo. Ci sono anche tempi giusti, che consentono anche la sosta in cresta alla montagna per ammirare il paesaggio che, vi garantisco, da queste parti è davvero notevole. Intanto con la mia XR 400 seguo il gruppo dei "bravi" non senza qualche affanno perché sui discesoni sterrati ho ancora tanto da imparare.
Peso tutto indietro con la seconda inserita, scendo lungo un baratro con il cuore a mille. Mi affianca Signorelli, e mi grida "usa il freno davanti, lasciati andare non stare così rigido!".

Una parola, l’istinto di sopravvivenza dello stradista porta infatti a fidarsi poco del freno anteriore, soprattutto quando sotto la ruota passano sassi e ghiaia; si finisce quindi per usare solo il posteriore e il freno motore che però su discese molto ripide non bastano. Invece occorre forzarsi e provare a frenare per capire che i tasselli fanno davvero tanta presa…

Facciamo il giro giallo, poi quello rosso. Sempre più difficile. La XR 400 va che è una bellezza, ha un motore potente il giusto per divertirsi ma non così esuberante da mettere in difficoltà. L’unico problema è la mancanza dell’avviamento elettrico che, a chi non è un gigante come me, può creare qualche difficoltà quando occorre riavviare la moto in situazioni difficili. Invece, non ho riscontato alcun problema d’avviamento (a parte una volta, ma avevo lasciato su off il pulsante di massa…). Una scalciata, nemmeno troppo decisa, e il mono Honda ha fatto sempre sentire la sua voce.

Il rientro alla base dopo una giornata di polvere e sudore mi lascia del tutto soddisfatto. Sono stanco, sudato ma davvero soddisfatto. Resto sempre un tapascione ma oltre ad essermi divertito un mondo sento anche di aver imparato qualcosa. Ci vuole Angelo Signorelli per farmi tornare sulla terra… Tu hai una guida un po’ pericolosa eh? In quella discesa ti ho visto bello rigido. Grazie Angelo mi hai dato la scusa per tornare… In questo servizio:Casco:SuomyPantaloni Cross:Alpinestars RacerGuanti:Alpinestars TechstarStivali:Alpinestars Vector
Pubblicato da Stefano Cordara, 05/06/2002
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