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Kawasaki ZX-12 vs Suzuki GSX-R 1300 Hayabusa


Avatar Redazionale , il 10/10/01

20 anni fa - Vado al massimo

Sfida a tutta velocità tra le due moto dei record. Hayabusa e ZX-12 R, due modi differenti di concepire la supermoto ad altissime prestazioni.

Una è una sportiva DOC, l’altra adotta una carenatura sigillata, per tutte e due motori esagerati e prestazioni impressionanti. Al verdetto della strada due moto che hanno fatto molto discutere. La corsa ai trecento è terminata. Un accordo tra i costruttori ha sancito che quel magico tre-zero-zero, non dovrà essere più superato da nessuna moto di serie. Diligentemente quindi, Suzuki e Kawasaki hanno messo le briglie ai loro purosangue da corsa Hayabusa e ZX-12R. Che adesso vanno un po’ più piano, diciamo 300? Una velocità più che sufficiente ci pare.

STRADE DIVERSE STESSO RISULTATO

Hayabusa e ZX-12R sono due modi diversi d’intendere la moto superveloce. La Suzuki è stata studiata con un unico scopo, forare l’aria come nessun’altra moto. Le sue forme opulente escono decisamente dagli schemi tradizionali e hanno creato ad una moto dall’estetica inconsueta, che piace tantissimo o non piace affatto. Più tradizionale, invece, la scelta di Kawasaki. Anche la ZX-12R è nata per tagliare l’aria ma le sue forme sono tutto sommato tradizionali, la Kawasaki sembra una supersportiva solo un po’ ingrossata.

GUARDA COME CORRO

Ha tutte le carte in regola per piacere di più la Kawa, anche se andando in giro con le due moto quella che colpisce di più, anche chi non è molto esperto di due ruote, è la Suzuki. Nessuna moto offre una sensazione di velocità come la GSX-R 1300, si vede che è nata per andare forte, e la classica domanda ma quanto fa? ce la siamo sempre sentita fare con la Suzuki. La Kawasaki alla fine risulta fin troppo normale per colpire l’immaginario, ma va detto che, vinto lo stupore iniziale per l’Hayabusa, la ZX-12R conquista seguaci uno dietro l’altro.

MOTORI TRADIZIONALI

Anche perché la ZX-12R è tecnologicamente innovativa. Il motore è tradizionale come quello della GSX-R: quattro cilindri in linea, sedici valvole, iniezione elettronica, catalizzatore. Nulla di stravolgente quindi, almeno fintanto che non si parla delle potenze che le due moto sono in grado di buttare a terra. Qui il confronto lo vince la Kawasaki grazie ad un paio di cavalli in più, nonostante debba cedere cento cc alla rivale.

QUESTIONE DI CHILI

La ZX-12R si distacca da tutta la produzione attuale nel telaio, proponendo l’unica struttura monoscocca attualmente in circolazione. Si nota anche una certa attenzione al contenimento dei pesi sulla Kawasaki, il forcellone tradizionale sembra fin troppo esile per la potenza che deve gestire, nulla a che vedere con quello impressionante della GSX-R. Alla fine, però, la bilancia da ragione alla Suzuki che spunta un paio di kg in meno. Strano però, in sella si ha quasi la sensazione opposta: a ruota ferme l’Hayabusa sembra più "ciccia" anche se nel complesso offre una guida più equilibrata. La Kawasaki invece è più nervosa, apparentemente più reattiva, insomma una sportiva vera.

VADE RETRO CITTÀ

In città si soffre con queste moto e si soffre molto, non tanto per la posizione di guida, tutto sommato più comoda che su molte sportive, quanto per tenere imbrigliata tutta la cavalleria. Basta pochissimo e le velocità si fanno pericolose. Con la ZX-12 la sofferenza è ancora maggiore causa una frizione più dura alla trazione, la leva non è regolabile e questo è un punto negativo per un ammiraglia che dovrebbe offrire il top delle dotazioni (tra l’altro la Kawasaki offre la regolazione della leva persino sulla economica ER-5). Fastidioso, in particolare, il comportamento on-off del motore, la risposta all’acceleratore è fin troppo violenta e ci si trova a balzellare nel traffico. Scalda anche parecchio la Kawasaki, buttando aria arroventata dalla parte bassa della carenatura quando parte la ventola di raffreddamento. La carenatura quasi integrale della GSX-R protegge meglio il pilota, l'Hayabusa è più bassa di sella, i comandi sono più morbidi, insomma la GSX-R pare più accondiscendente verso la città anche se occorre centellinare con la massima cura il gas per non trovarsi sparati a velocità del tutto incongruenti con il traffico urbano.

ESAGERATE

Due motori impressionanti, questo hanno sotto le plastiche le due sfidanti, moto che richiedono una ritaratura dei riferimenti perché dopo qualche chilometro di assuefazione riesce davvero difficile rendersi conto di quanto si sta andando forte. Il contagiri è ancora su cifre del tutto tranquille e si sta già correndo velocissimi, con il mondo circostante che sembra rallentare di colpo. E le prestazioni sono del tutto simili, il motore della Suzuki pare più cattivo, ringhioso, L’Hayabusa sembra prendere i giri più rapidamente della rivale che però non molla di un millimetro anzi in accelerazione la Kawa ha anche qualcosina in più, ma sono inezie, piccolezze per due moto che globalmente fanno impressione.

VOLARE IN AUTOSTRADA

Sono loro le regine dell’autostrada, si viaggia a medie da intercity e si ha sempre la sensazione di andare piano. Sebbene sia di aspetto più sportiva la ZX-12 offre la migliore protezione, si può osare di più in velocità senza sentire il bisogno di abbassarsi, così a 250 indicati si sta ancora belli dritti, poi si apre e ci sono ancora 50 all’ora di margine prima di arrivare al massimo (!?). L’Hayabusa è invece più comoda di sella, globalmente più morbida, ma protegge molto meno, oltre i 200 si sente già l'esigenza di accucciarsi dietro allo striminzito cupolino per affrontare meglio la spinta dell’aria. In compenso la Suzuki trasmette una incredibile sicurezza, anche a velocità proibite si gode di una stabilità impressionante, ci si abbassa, si apre il gas e si vola senza che la moto si muova di un millimetro. La Kawasaki invece fa sentire di più la velocità, è più reattiva, più sensibile alle variazioni di rugosità dell’asfalto, se non fosse per la protezione davvero elevata ci si accorge prima di andare forte.

TRA LE CURVE

Su una bella strada a curve la Kawasaki sembrerebbe avere in mano la carta vincente. Invece l’inserimento in curva richiede uno sforzo maggiore, occorre lavorarla di più; sarà per il gommone posteriore da 200 necessario per gestire la potenza del quatto in linea di Akashi ma il feeling che trasmette al pilota è leggermente inferiore a quello della Hayabusa. A mettere un po’ in crisi è la risposta troppo repentina del motore quando si va ad accelerare in curva. Quando si ha a che fare con certe potenze si vorrebbe una risposta il più possibile fluida, invece la Kawa strappa un po’, occorre quindi guidare di fino per non trovarsi proiettati in avanti senza volerlo, nel misto conviene tenere una marcia più alta per ammorbidire la risposta tanto i cavalli non mancano lo stesso.

Alla fine l’Hayabusa la spunta per il suo equilibrio generale

, si sente l’ottimo lavoro di una ciclistica solida ed equilibrata, leggera non è, ma alla fine si guida senza affanno, avendo come unica accortezza quella di gestire con attenzione il gas perché il motore, sia pur più lineare di quello della ZX-12, ha comunque una risposta esuberante. Non entusiasmano invece i freni, sono potenti quando si tira forte la leva ma non mordono subito con la grinta che ci si aspetterebbe. La ZX condivide l’impianto con la Suzuki ma alla fine sembra offrire più grinta in frenata.
Pubblicato da Stefano Cordara, 10/10/2001
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