Pubblicato il 01/09/20

NUOVI TALENTI C’è un nome nuovo che si sta facendo largo tra i protagonisti dell’Indycar Series. Il suo nome è Patricio O’Ward. Nulla di strano per un 21enne messicano emergere tra i più forti di un campionato dove la possibilità di mettersi in mostra tra i primi sono più alte che in altri contesti dato il livellamento dei valori in campo se non fosse che, probabilmente, il pilota in questione è stato parte del vivaio giovani piloti della Red Bull per il minore lasso di tempo.

RED BULL JUNIOR TEAM Il programma del team austriaco ha investito moltissimo sui giovani talenti, passando per quello più esigente e selettivo. Molti sono stati infatti i piloti lasciati liberi dopo una sola stagione sotto l’occhio vigile ed inflessibile di Helmut Marko, ex pilota a capo della filiera voluta dal marchio di proprietà di Dietrich Mateschitz. La perdita di un supporto che arriva direttamente da un team di Formula 1 non ha permesso però a molti di questi di trovare una strada verso il professionismo. Ricordiamo infatti il bi-campione della Formula E, Jean Eric Vergne, o il neo-campione Antonio Felix da Costa, il pilota di GT Mirko Bortolotti, l’ex Porsche LMP1 Neel Jani, l’ultimo vincitore di Macao, Richard Verschoor (mentre i riflettori sono puntati su Dan Ticktum, uno che a Macao ha vinto due volte). Parlando di Indycar come dimenticare Robert Wickens, pilota mai arrivato in Formula 1 ma protagonista in Indycar prima del suo grave incidente. Si ricordino poi i piloti che in Formula 1 ci sono arrivati come Brendon Hartley e Sebastien Buemi, ai vertici dell’endurance mondiale.

DAL KART A INDY La carriera di O’ Ward è partita, dopo il kart, con la Formula 4 francese e la Renault Northern European Cup 2.0. Quindi, il ritorno in America dove ha corso nella Pro Mazda salendo poi nel 2017 e nel 2018 nell’Indy Lights, serie B della massima serie d’oltreoceano. Nel secondo anno la campagna trionfale di “Pato” con l’Andretti Autosport gli è valsa il titolo conquistato con nove vittorie su diciassette gare. Il ricco montepremi gli ha permesso di schierarsi al via già dell’ultima tappa dell’Indycar a Sonoma e in sette tappe della stagione successiva, 500 miglia di Indianapolis inclusa, con il team Harding.

pato o'ward indianapolis

INGRESSO NEL VIVAIO RED BULL A maggio 2019 O’Ward entra a far parte del Red Bull Junior Team che, oltre all’impegno in America, lo porta nella Superformula giapponese (3 gare) e in Formula 2 (un solo week end di gara con un team di seconda fascia). Problemi di sponsor hanno mandato a monte la sua stagione con Harding e O’Ward ha corso 13 gare con Carlin mancando la qualificazione a Indianapolis, una beffa visto che proprio quella gara era il premio per il campione dell’Indy Light. La stagione non prende quindi una delle migliori pieghe. La FIA, inoltre, riduce i punti riconosciuti all’Indy Light per maturare la superlicenza per la F1. O’Ward ha già trattative avviate e, con il benestare di Helmut Marko, dopo nemmeno sei mesi lascia la Red Bull.

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PILOTA MCLAREN A due mesi dalla fine dell’anno il messicano viene annunciato quale pilota del team Schmidt-Peterson che si impegna dal 2020 in una nuova partnership con la McLaren. O’ Ward sarà compagno dell’olandese Oliver Askew. Il giovane non perde tempo per mettersi in evidenza: nella seconda corsa di Road America è secondo, risultato bissato poi sull’ovale di Gateway dove ha raccolto anche un terzo posto, mentre è quarto sull’ovale dell’Iowa. A Indianapolis comanda il Carb Day ma alla domenica non riesce ad andare mai al comando della gara più veloce del mondo risultando però il migliore dei rookie con un sesto posto finale. Mentre insegue la prima vittoria in Indycar, O’Ward si è posizionato in terza posizione nella classifica generale. Considerato che è alla sua seconda stagione in Indycar - la prima completa - e davanti a lui ha due nomi quali Scott Dixon e Josef Newgarden, davvero niente male…


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