Pubblicato il 23/11/20

RITORNO DA GANASSI Non intende appendere il casco al chiodo Tony Kanaan che anche nel 2021 sarà nel paddock dell'Indycar Series per calarsi nell'abitacolo di una Dallara. A quarantasei anni suonati (li compirà il 31 dicembre, ndr) il brasiliano farà il suo ritorno nel top team di Chip Ganassi per presentarsi al via di quattro tappe della prossima annata. Per il sudamericano si profila un programma che lo vedrà presente a sole quattro tappe, tutte su circuiti ovali.

TRIENNIO DA GANASSI Non è nuovo Tony Kanaan al team che anche quest'anno ha messo le mani sul titolo con Scott Dixon. Il brasiliano ha militato per Ganassi dal 2014 al 2017, anno in cui è passato al team Foyt dove ha corso due stagioni a tempo pieno facendo da chioccia al giovane Matheus Leist. Quest'anno invece una prima stagione part-time per Kanaan che ha preso parte solamente a sei gara sempre con Foyt. Non ha brillato molto nella sua passata esperienza con Ganassi il pilota che tanto è amato e supportato negli States. Più redditizia è stata la sua collaborazione nell'endurance che lo ha visto trionfare alla 24 ore di Daytona nel 2015 su un Daytona Prototype prima di seguire Ganassi nell'avventura a Le Mans con Ford.

dallas 2020 start

VINCITORE A INDY 2013 Kanaan non avrà mai messo le mani sul titolo ma si è tolto la soddisfazione di scrivere il suo nome nell'albo d'oro dei vincitori della 500 miglia di Indianapolis. Il Brasiliano vi ha trionfato nel 2013 quando correva per il team KV Racing in un triennio di transizione tra l'esperienza con Andretti (terzo in campionato nel 2008) e quella da Ganassi.

ALTERNANZA CON JIMMIE JOHNSON Kanaan si alternerà con Jimmie Johnson sulla monoposto nr.48. La stella della Nascar approderà in Indycar correndo per Ganassi sulle piste stradali e permanenti. Le quattro gare su ovale - il double header di Dallas, la 500 miglia di Indianapolis e la Bommarito 500 in Illinois - saranno quindi riservate a Kanaan. Quest'ultimo avrà come compagni i piloti titolari scelti da Ganassi: Scott Dixon, Alex Palou e Marcus Ericsson.


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