Riflessioni sul caso dell'hacker che controlla le Tesla da remoto
Editoriale

Un giorno l'auto guiderà da sola. Anzi, la guiderà un hacker


Avatar di Lorenzo Centenari , il 16/01/22

4 mesi fa - Riflessioni sul caso dell'informatico che controlla le Tesla da remoto

Guida autonoma e connessa, benefici ma anche rischi enormi. Come dimostra il caso dell'adolescente che controlla 25 Tesla da remoto

Ci siamo quasi. Intendo, siamo quasi giunti a quel traguardo in cui la propria auto avanza senza che tu debba premere nessun pedale, né sfiorare alcuna icona sul display touchscreen, nemmeno imprimere un comando a voce al tuo assistente digitale. L'auto fa tutto da sola. O almeno, così sembra all'apparenza. Perché a governarla, in realtà, è ancora un essere umano. E non sei tu, non sai chi è, non sai dov'è. Benvenuti nel dorato mondo della guida autonoma, che in sfortunati casi si trasforma in guida etero-diretta, ma che vuoi che sia.

FACT CHECKING La notizia è nota. Sempre che nei propri tweet dichiari il vero (e dal registro che utilizza, sembra proprio che lo faccia), un 19enne esperto di cyber security, tale David Colombo, sarebbe riuscito a sfondare lo scudo informatico che protegge i software di oltre una ventina di modelli Tesla sparsi per il mondo, assumendo dal proprio pc il controllo di alcune funzioni. Tipo aprire e chiudere i finestrini, disabilitare la modalità Sentinella, persino avviare l'auto tramite l'opzione keyless. E hai detto niente, ma non è finita qui.


I'M YOUR DEEJAY Esplorando a fondo le opportunità concesse dalla falla individuata nel sistema, Colombo a poco a poco scopre di poter conoscere la posizione esatta del veicolo, sapere se l'utente è a bordo oppure no, infine anche decidere quale brano far ascoltare al conducente, avendo accesso all'app YouTube. Tutto questo, ovviamente, mentre i proprietari sono completamente all'oscuro di ciò che stia loro accadendo. Suona persino comico, ma c'è poco da ridere.

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UN PRECEDENTE Trascurando ora il tema delle responsabilità, che non è ancora chiaro siano in capo a Tesla e alla sua infrastruttura, oppure - come sostiene Colombo stesso, insieme ad altri esperti di informatica, intervenuti in argomento - del singolo proprietario, che connettendo app di terze parti al sistema operativo di bordo, spalancherebbe le porte a possibili attacchi. Non è questo il punto. Il punto è invece che un tabù, un dogma, quello dell'invulnerabilità degli ''antivirus'' che proteggono l'ecosistema digitale pure delle più evolute auto oggi in commercio, crolla una volta per tutte. Basta un episodio a caso, e ormai fidarsi ciecamente non è più possibile. 

ESCALATION Trascuriamo anche il fatto che il nostro hacker, per sua stessa ammissione, non ha ottenuto il controllo dinamico delle vetture. Nessuna possibilità di intervenire sullo sterzo, i freni, il gas. Ma chi dice che non sia solo questione di procedere per tentativi. Senza contare che il controllo di chiusura ed apertura dei cristalli è di per sé già assai pericoloso: metti che lo ''scherzo'' avvenga mentre viaggi in autostrada a centotrenta. Idem il volume della musica, che all'improvviso il tuo ''burattinaio'' te lo spara al massimo.

MEDITATE, GENTE Mescolata ad altre news, la storia dell'adolescente che telecomanda una flotta di Tesla dalla propria cameretta, ai più sarà passata quasi inosservata. Sinceramente, al sottoscritto ha fatto raggelare il sangue. Non è più questione di riservatezza dei tuoi dati personali: è un sabotaggio vero e proprio della tua incolumità. Una sensazione di impotenza. Quel ragazzo lo ha fatto a scopo dimostrativo e ora intende cooperare per risolvere il problema. Ma ha come sbloccato un'arma. E la gamma degli abusi che potrebbero un giorno avvenire è pressoché infinita. Hai voluto l'auto iperconnessa? Adesso prega.


Pubblicato da Lorenzo Centenari, 16/01/2022
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