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Il pipistrello Alfa Romeo conquista Parigi


Avatar Redazionale , il 27/09/01

20 anni fa -

Strana, forse non proprio bella, anzi, più folle che bella, disegnata quasi mezzo secolo fa da Franco Scaglione e realizzata da Nuccio Bertone su meccanica Alfa Romeo. Ci sono voluti 50 anni per apprezzarla, ma alla fine giustizia è fatta: due settimane fa la Bat 7 ha conquistato il premio più prestigioso al Concorso d'Eleganza di Bagatelle, il secondo al mondo per importanza e per qualità delle concorrenti.

Non solo si è aggiudicata la vittoria nella sua categoria (Berlinette e coupé sportivi anni 40, 50 e 60) ma anche il prestigioso premio "Best of show" che viene messo in palio fra le nove vetture vincitrici di ogni categoria, selezionate su una rosa di 80 concorrenti.

In fondo è una dream car d’epoca dalla vita strana, forse influenzata da quel nome insolito. Bat in realtà stava ad indicare, in acronimo, Berlinetta Aerodinamica Tecnica ma, dato che in inglese bat significa pipistrello, il pubblico vedrà in quelle forme qualcosa di strano e soprattutto di inquietante.

Pur applaudita dalla critica, la vettura non entrerà mai in produzione, nemmeno in forma assai riveduta e corretta. Sul suo destino giocherà invece una triste influenza quel soprannome di pipistrello e tanta letteratura horror-crepuscolare che da sempre indica nel goffo animale un demonio o una delle trasformazioni di un vampiro.

Nella realtà però il piccolo mammifero con le ali vola, non in modo elegante, ma vola dappertutto. Franco Scaglione deve aver pensato soprattutto a questo, nel delineare con la matita le forme della vettura: innamorato dell’ingegneria aeronautica non si pone limiti tra la terra e il cielo e traccia un disegno ardito e avveniristico. Ha dalla sua abili battilastra che sanno lavorare con il cuore, interpretando in modo artistico e geniale quei segni nervosi sulla carta. Non ci sono nemmeno gallerie del vento come oggi. Si incollano dei filetti di lana alla carrozzeria e ci si lancia lungo un rettilineo, inseguiti da un fotografo stunt-man. Poi, con calma, si cerca di interpretare ogni dettaglio.

Scaglione, misconosciuto stilista toscano approdato alla corte di Bertone, cerca di creare così un’auto che come un velivolo sappia tagliare l’aria, sappia nuotarci dentro. I prototipi BAT alla fine saranno tre, con numerazioni strane che fanno pensare a tanti disegni, tanti progetti andati irrimediabilmente perduti: la prima è la BAT 5 e appare al Salone di Torino nel 1953, su meccanica Alfa Romeo 1900, col telaio accorciato. Ha tanto successo, il pubblico la trova tanto divertente e futuristica che il sogno deve continuare. Così l’anno dopo ecco apparire la BAT 7 e poi, nel 1955, la BAT 9 che, sfruttando motore e telaio della 1900 Super Sprint diventa una due litri.

Fantasiosa e trasgressiva, la BAT 7, con quelle sue pinne che farebbero impazzire Batman e Robin, sfreccia sull’asfalto come sulle strade di Gotham City. Tocca i duecento all’ora, una velocità pazzesca per quegli anni, quasi una barriera mentale. Basti pensare a un Gianni Morandi che molto, molto dopo, sciocca le ragazzine cantando "andavo a cento all’ora per trovar la bimba mia, ye-ye-ye".

La portiera si apre controvento, azionando una molla nascosta nella piega delle ali. Il volante sta a destra e la plancia lo avvolge come un orologio flessuoso di Dalì. Gli strumenti sono quelli dell’Alfa 1900, il rombo del motore pure. Poi tutto vibra e l’abitacolo, dalla cupola a carlinga d’aereo, si riscalda in fretta. D’estate è come viaggiare in un microonde, nella brutta stagione ogni vetro si appanna come in un bagno turco. Bisogna quindi correre, andar forte e per Scaglione conta solo volare.

Il cx è di 0,23 e cioè incredibilmente basso per l’epoca: merito delle pinne, di una sezione frontale minima unita a una struttura capace di contenere al massimo i vortici d’aria, di stretti pneumatici e di ruote sottodimensionate per la vettura. Alla fine l’auto sembra come sospesa, non saldamente piantata al suolo. Ma al pubblico, che in fondo non la acquisterebbe mai, tutto sommato piace perché fa sognare.

Le tre BAT, scomodi prototipi, hanno così vita difficile e solo dopo mille peripezie si sono oggi salvate, riunite da un abile collezionista giapponese. Delle tre la BAT 7, certo la più inquieta, un giorno gareggia a Palm Spring senza i parafanghi posteriori e, con gli anni, si vedrà persino segare da un proprietario le pinne, le più lunghe e alte della storia dell’auto. Fortuna vuole che un collezionista messicano, Lorenzo Zambrano, la scovi e la riporti all’antico splendore. Grazie a un restauratore del calibro di Steve Tillman e, in mancanza di disegni, a fotografie dell’epoca e a modellini in scala, la ricostruisce pezzo per pezzo. Ora è il gioiello che fa impazzire Parigi, il sogno di Scaglione non è ancora finito.


Pubblicato da Roberto Denti, 27/09/2001
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