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L'usato che conviene: Fiat Coupé


Avatar Redazionale , il 16/10/01

20 anni fa -

Ha l'aspetto da "ferrarina", grinta da vendere e una guida ricorda le Sport di tanto tempo fa. Avesse la trazione posteriore regalerebbe le emozioni di una Alpine A110 o di una Lotus Elan degli anni '60. Uscita di produzione da pochi mesi è oggi un'ottima occasione per chi non vuole rinunciare a mettere in garage un'auto di grande qualità.

Di sicuro chi la possiede farà di tutto per tenersela stretta, puntando sulla rivalutazione nel tempo di un vero oggetto da collezione, di un’instant classic degna rappresentante del made in Italy più glorioso.

Disegnata nel 1994 dal californiano Chris Bangle (oggi responsabile del

Centro Stile BMW) e prodotta interamente negli stabilimenti Pininfarina di Grugliasco, a Torino, la Coupé sin dal suo primo apparire scatena notevole interesse, sia tecnico sia stilistico: se ne vendono subito oltre settemila esemplari. Accontenta una nicchia di pubblico molto particolare, di driver in cerca di una due litri sbarazzina e dalla linea decisa, capace di procurare emozioni forti.

Quando nasce, la Fiat Coupé è dotata di un motore 1995 cc quattro cilindri 16

V, un aspirato da 142 cavalli. Sulla vettura di base è montato il bialbero Fiat dal rombo inconfondibile, pur sempre uno dei migliori aspirati sulla scena; nella versione sovralimentata la potenza sale invece a 195 cavalli, ma senza superare i 6000 giri al minuto. In questo caso entra in azione il turbo collaudato della Lancia Thema, della Delta, dell’Alfa Romeo 155 Q4, riveduto e corretto nella mappatura della centralina.

A dirla così, unendo a motori non certo nuovi anche il pianale della Tipo, il tradizionale differenziale Viscodrive, i freni delle sportive del gruppo Fiat si

potrebbe concludere con un giudizio poco entusiasta. Invece il cocktail, grazie a un telaio dalla robustezza semplicemente eccezionale, offre prestazioni entusiasmanti.

Le sospensioni anteriori sono particolari, la molla è sfalsata e ha la forma di una coppa rovesciata, con le spire più strette in alto e più larghe in basso,

mentre l’ammortizzatore lavora sui cuscinetti, l’attacco fisso della molla permette che il carico si trasferisca direttamente sulla scocca: una soluzione perfetta. Dietro, i bracci longitudinali svolgono una funzione anti-dive, evitano che in frenata il muso si appiattisca troppo all’asfalto e che si alzi la coda. Al tempo stesso in caso di accelerazione violenta impediscono che il muso tenda a salire come uno squalo in posizione d’attacco.

E’ nei curvoni veloci, affrontati al limite, che si avverte come il baricentro sia alto: la coda si alleggerisce, pare una ballerina, ma niente paura, non succede

nulla. L’importante è non sfiorare mai i freni, perché l’intraversata è lì in agguato. Ad ogni modo, la Coupé è un'auto intrigante e discreta, sa tenere la bocca chiusa. Non è stata pensata per famiglie, ma per single, per driver dal piede pesante e così tutte le manovre un tantino azzardate restano un segreto…

La velocità di punta è discreta, oltre i 210 all’ora (e i 240 col turbo), in impeccabile progressione. Ma quel che colpisce è la tenuta di strada, la stabilità, il comportamento neutro della piccola sportiva. Chi se la vede

piombare addosso in autostrada, si tira subito da parte. Cosa mai sarà quel piccolo missile rosso o giallo ( questi i colori più amati, almeno all’inizio…) che pare incollato al terreno e trafigge con quei fanali carenati? Nell’immediato inseguimento che ne segue si colgono dettagli di classe: una coda molto personale, fari tondi da Sport anni ’60, un bocchettone in alluminio da rifornimento rapido della benzina stile Le Mans.

Una Fiat per niente Fiat, così la si è vissuta in questi anni. Poco stile Fiat

anche all’interno della versione Plus, dove la pelle è di buona concia, il profumo ricorda altri abitacoli, ben più prestigiosi. Oltre ai sedili di lusso, c’è un condizionatore di serie e i cerchi in lega da 15 e 16 pollici alloggiano pneumatici maggiorati. Il guaio è che già i 205/55 R 15 non permettono di montare le catene: manca lo spazio tra pneumatici e passaruota e d’inverno, in montagna, bisogna optare per mescole termoaderenti… Oggi però le cose sono cambiate, bastano le nuovissime catene König da nove millimetri (Weissenfels scende addirittura a sette) e nessuna nevicata o strada ghiacciata può così rallentare la marcia. Ma è proprio una novità dell’ultima ora.

L’auto è spaziosa, per essere quel che è, cioè dichiaratamente sportiva. I sedili sono accoglienti, la posizione di guida è solo lievemente disassata verso destra. Un nulla, per lasciar posto al piede sinistro, lasciare che si appoggi accanto alla frizione, nei lunghi trasferimenti. Il cambio ha una leva corta, non si impunta, entra sempre con precisione. Le prime volte, arrivando "tirati" su un tornante, si scalano le marce con la doppietta, il pensiero è: non si sa mai. Ma non ce n’è bisogno. La doppietta rimarrà un gioco e un puro piacere…a patto di non curarsi dei consumi. Cosa che conviene fare, dato che con un pieno di 60 litri è un’impresa da record arrivare a 450 chilometri.

Il volante è un tre razze di linea sportiveggiante, lo si impugna bene e la strada arriva incontro veloce, pare di toccarla al di là dell’ampio cristallo e di trovarsi su una piccola sport prototipo. A girare la chiave (un bell’oggettino tutto

in alluminio) il motore frulla con un tono profondo, leggermente rauco. Quello del 16 valvole è il più equilibrato. Sensibile al tocco dell’acceleratore, la Coupé balza veloce, in 9 secondi si è a 100 all’ora. Col turbo ci si mette anche meno, 7 secondi e mezzo, ma senza scossoni, senza traumi.

La strumentazione è raccolta, in quattro quadranti, due grandi proprio dietro il volante, ma quello che colpisce è la fascia di metallo, nel colore della carrozzeria, che traversa tutto l’abitacolo. E' un tocco deliziosamente rétro, con la firma di Pininfarina al centro, sotto gli occhi, che diventa una presenza silenziosa, costante.

L’habitat ideale della Coupé è il misto, un percorso collinare ondulato, mosso,

dove poter compiere allunghi nervosi. I freni sono resistenti al fading, all’affaticamento, sono ventilati e l’Abs interviene puntuale quando il terreno si fa difficile. In autostrada si può osare dove gli altri staccano il piede dall’acceleratore, viaggiare a tavoletta anche nei curvoni senza fine. Solo verso i 170 comincia a farsi rumorosa, ma ha ancora grinta e cavalli da mettere in gioco.

Con gli anni, si è lavorato sul piano della tecnica. Si è passati a un motore a cinque cilindri, a un turbo più potente. Ma a questo punto, contrariamente

alle aspettative, il pubblico non risponde sul piano degli acquisti. Certo la situazione economica mondiale è di colpo cambiata, i rincari petroliferi si avvertono, le assicurazioni si sono fatte più esose. E la Coupé che già non è troppo a buon mercato (costa al suo apparire 36 milioni nella versione base, ben 43 nella Turbo Plus) rimane schiacciata dalla concorrenza. Con una cifra vicina ai 50 milioni di lire, chi è amante delle supercar, può contare su offerte incredibili nell'usato, puntare su marchi più blasonati. E poi, lasciando da parte il cuore e facendo i conti con la penna, non va sottaciuto il fatto che le Fiat si svalutano parecchio…

Con il 2001 il discorso può essere diverso. Adesso vale davvero la pena di

cercare una Coupé d’occasione e togliersi lo sfizio di portarsi in garage un’auto di grande carattere. Bastano anche 7 milioni di lire per le versioni base del 1994 (la 1.8 16V) e al massimo se ne spendono una trentina per il modello di punta (2.0 Turbo 20V) di fine serie. In genere, comunque, una ventina di milioni (il prezzo di un’utilitaria di categoria medio-bassa) sono sufficienti per entrare in possesso di un esemplare in ottime condizioni.

Un’auto da usare da soli, anche quotidianamente, e provare, di tanto in tanto, quello che (viste le tante utilitarie in giro) è ormai concesso a pochi

mortali, il piacere della guida. I viaggi con più persone a bordo devono rappresentare un’eccezione, rispondere a un’emergenza, ma anche in questo caso la Fiat mostra notevoli doti di trasformismo. I posti dietro si rivelano infatti più spaziosi di quanto dall’esterno la forma dell’auto possa fare intuire. Per entrare bisogna reclinare il sedile e attuare una piccola contorsione, si teme in genere di battere il capo, ma, con grande sorpresa, questo non avviene. Semmai, in estate, nonostante il condizionatore lavori a pieno regime, si rischia di stordirsi per il sole: si è seduti quasi sotto il lunotto e senza le tendine speciali, appositamente sagomate per la vettura, il viaggio può rivelarsi una piccola tortura.

Ma l’auto non è fatta per viaggi…affollati. E’ ideale per un weekend romantico, per una fuga dallo stress quotidiano senza troppi bagagli e con posto sufficiente per i pacchetti dello shopping. Il sedile posteriore, che parzialmente si reclina, accontenta i golfisti, e ormai, con le misure ridotte degli sci da discesa, anche gli amanti della neve possono viaggiare senza nulla sul tetto. Conta l’essere, non l’apparire…

In tutto, in sette anni, circa 35mila Coupé vendute. Nemmeno poche per una vettura tanto particolare, però il trend si fa irrimediabilmente in discesa. Nell’estate del 1996 appaiono una versione "1800" e un " 2000" 5 cilindri. Ma non bastano a compiere il miracolo, a invertire la tendenza in atto. Addio dai listini, Fiat Coupé! Ma arrivederci nei prossimi raduni storici…


Pubblicato da Roberto Denti, 16/10/2001
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