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Pontiac Aztek: genialità o delirio?


Avatar Redazionale , il 01/01/02

19 anni fa -

Da quando è apparsa, nel 1999, ha ricevuto quasi esclusivamente critiche. Sgradevole, brutta, disgustosa le più gentili. Anche il mercato è andato di conseguenza. Eppure, da prototipo, i consensi sono stati numerosi. Come è possibile che ora non piaccia più? Errori di valutazione di manager ottusi oppure l'esempio più concreto della difficoltà del mercato a capire il nuovo? Alla Pontiac se lo stanno ancora chiedendo, noi azzardiamo una spiegazione. Intanto è stata presentata la terza versione, in tre anni...

Stupire. Sorprendere. Dissacrare. Nella società dell'immagine chi passa inosservato non esiste. Anche l’auto non sfugge a questa regola. L'automobile, con troppa fretta liquidata da economisti e sociologi come un bene di consumo "maturo", sta invece vivendo una condizione incantata di eterna adolescenza. Merito dei designer, che hanno saputo strapparla al grigiore della "maturità" trasformandola in un mezzo di comunicazione e in oggetto del desiderio. E' evidente che non stiamo pensando alle supercar italiane e tedesche, con prezzi di listino da capogiro. Ad essere chiamate in causa sono soprattutto le automobili "normali", con una forte predilezione per monovolume, compatte e Sport Utility.

Presentata al Salone di Detroit nel 1999 in veste di "concept", la Aztek vi è ritornata anche negli anni successivi come modello di produzione di serie (al Salone del 1999, Don Butler, "brand manager" della Aztek, registrava entusiasta i consensi del pubblico).

In realtà l'accoglienza in termini di vendite è stata fino ad oggi molto tiepida. Sul mercato USA la Aztek ha totalizzato poche decine di migliaia di immatricolazioni. Al di là delle considerazioni di carattere commerciale (la Pontiac afferma che la rete dei 2.800 concessionari non ha saputo vendere la vettura nonostante il prezzo d'attacco molto invitante, poco più di 21.000 dollari) che stanno impegnando la stampa specializzata d'Olteoceano in una sorta di "caccia all'errore" e che ci porterebbero inevitabilmente fuori strada, quello della Aztek resta un caso di design interessante. Anche perché, appena compiuto il terzo anno di vita, la vettura ha subito il suo secondo restyling.

"Non è la prima volta che il pubblico non "capisce" immediatamente una novità, ma poi, con il tempo, la assorbe trasformando un flop in un successo" sostengono alla Pontiac. Per venire al mercato italiano, basta pensare al difficile esordio dell’Autobianchi Y10, oggi Lancia Y, accolta con freddezza e poi diventata un fenomeno di costume. E che dire della Fiat Multipla che ha venduto molto di più delle aspettative della Casa? L’ottimismo dei manager americani è più che giustificato: se il nuovo è dissacrante, richiede tempi lunghi per essere "digerito" dal pubblico; sono convinti che quando il pubblico scoprirà i vantaggi di una multispazio funzionale e robusta come la Aztek non potrà restare insensibile al fascino di questa vettura che ha il pregio di cantare fuori dal coro.

D’altra parte sono pochi i costruttori che hanno avuto il coraggio di rompere gli schemi e di trasgredire con proposte del tutto inedite (PT Cruiser e New Beetle rientrano solo in parte nel discorso, perché in realtà sono operazioni di rétro-design). In Europa hanno osato solo Fiat Auto con la Multipla e Renault con l'Avantime, il coupé-monovolume che sarà sul mercato tra pochi mesi. E vedremo come il pubblico accoglierà la Citroën C3, ormai prossima all’esordio commerciale.

Per quanto riguarda gli USA, tutti gli esperti del settore hanno affermato che la maggiore sorpresa è stata la rinascita del gruppo GM (a cui appartiene il marchio Pontiac) come produttore di modelli dal forte contenuto stilistico, tra cui la nuovissima Vibe, oppure con pick-up Chevrolet SSR o prototipi come il GMC Terradyne e il Chevy Truck Avalanche. In particolare quest'ultimo, si direbbe molto simile ad un'eventuale Aztek decapottabile.

Proprio osservando le "concept" GM si capisce che l'Aztek ha avuto il compito ingrato di fare da battistrada, cercando di aprire una nuova nicchia di mercato. Dal punto di vista formale e figurativo la vettura lascia disorientati, non ha termini di paragone, è un caso a sé stante. Il corpo presenta dimensioni contenute per il mercato USA (lunghezza 4,62 m; altezza 1,87 m; altezza 1,69) e un passo in proporzione molto lungo (2,75 m) a vantaggio dell'abitabilità interna e di un vano di carico di tutto rispetto: 1260 litri, che diventano 2670 ribaltando il divano posteriore e 22 diverse configurazioni di utilizzo, compreso l'aggancio di una tenda per due persone che la trasforma in una sorta di camper.

"Form follows function", la forma deve seguire la funzione: uno dei precetti sacri del design, inventato proprio dagli americani trova qui la sua apoteosi. Ma allora che cosa c'è che non va sull'Aztek? La stampa specializzata USA afferma che il pubblico non si accontenta dell'attuale modello a trazione anteriore e che attende la trazione integrale (nessuna novità per il motore, che sarà in ogni caso il 6 cilindri a V da 3,3 litri e 188 CV a benzina). Sarà quindi di origine meccanica questa indifferenza da parte del pubblico? Forse, ma noi restiamo allo stile.

Tanto per cominciare la Aztek non ha quell'aspetto da autoblindo tanto caro al pubblico americano, che adesso sta facendo follie per il GM Hummer, veicolo militare simbolo della Guerra del Golfo.

Certo l'Aztek non sfoggia un equilibrio architettonico armonioso in senso classico, in quanto il volume di coda anziché essere tagliato dritto si flette, chiudendosi a gomito al di sotto del lunotto e contrastando con il volume anteriore sovradimensionato. Ma questa conformazione posteriore offre il vantaggio di una doppia ribaltina per accedere al vano di carico. Un elemento architettonico che sarebbe più adatto ad una station wagon oppure ad una city-car a due volumi, ma che trapiantato su di un SUV ha forse sminuito la possanza della vista d'insieme. In USA, inoltre, il concetto di SUV è ancora legato al fuoristrada: l'Aztek rappresenta invece il tentativo di coniugare il SUV con il monovolume, o meglio con il "minivan" e forse il pubblico non ha gradito questa proposta "transgenica", che ha sviluppato al limite estremo gli aspetti della funzionalità di utilizzo.

Lo ha fatto senza dubbio a scapito degli stilemi consolidati dalla tradizione, ma ha inaugurato una nuova tipologia di SUV, meno militaresco e più versatile. L'Aztek allora è un fiasco? E' ancora presto per dirlo. Quando Fiat Auto presentò la Multipla in molti restarono interdetti. Adesso l'idea di mettere sei posti su due file in meno di quattro metri è riconosciuta da tutti geniale. Forse anche Oltreoceano il pubblico deve maturare. Deve accettare che non esistono solo "truck" per trasportare dieci vacche e due cow boys, oppure immensi fuoristrada ideali per l'operazione "Desert Storm".

L’automobile è creatività:

cresce e si rinnova inseguendo concetti, esplorando soluzioni architettoniche e funzionali inedite. Forse la Aztek non sarà accettata. Avrà comunque il merito di avere aperto la strada ad una concezione diversa dell’automobile USA: meno muscoli, più cervello. Indipendentemente dal giudizio del pubblico, una cosa è certa: nel design trasgredire comporta sempre qualche margine di rischio. Chi non inventa nulla non rischia niente.
Pubblicato da Daniele Cornil, 01/01/2002
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