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Freestream T1


Avatar Redazionale , il 30/03/06

15 anni fa - Formula 1 da città. E pista.

Partite da una formula car a motore centrale. Fissate il rapporto cavalli per chilogrammi a 1:1. Dotatela di alettoni regolabili e di due sedili sportivi. E non dimenticatevi di coprire l'abitacolo e le ruote. Aggiungete infine i fari per girare di notte. È la Freestream T1.

NUOVE FRONTIERE Le supersportive del futuro, auto che solo fino a pochi anni fa campeggiavano nei fumetti o nei sogni futuristici, iniziano a prendere forma. Anche se per ora sono solo concept. E, complici tecniche di progettazione hi-tech e nuove nicchie produttive e di mercato, anche una sorta di F1 a ruote coperte, abilitata a scorrazzare per le strade del mondo, inizia a diventare realtà. Che la vita reale somigli sempre più ad un videogame? No, si chiama progresso. O meglio Freestream T1.

SENZA COMPROMESSI

Si tratta di un'auto da batticuore per gli sportivi ad oltranza. E per gli appassionati di tecnologia automobilistica. E tale azzardo dal cuore racing al 100% non poteva non nascere nel Regno Unito. Perché quando gli inglesi parlano di auto sportive... non scherzano. La T1, in fondo, può essere definita anche velocemente: un concept senza compromessi. Due posti secchi, motore centrale, ha tanti cavalli quanto pesa e fa ricorso abbondante a impostazioni tecniche prese dalle piste. Dalla fibra di carbonio all'architettura delle sospensioni, dall'aerodinamica regolabile all'elettronica di bordo.

ANGLOTEDESCA

Questa meraviglia a quattro ruote non nasce dal nulla, ma da esperienze pregresse, idee e capacità di tecnici appassionati. Graham Halstead e Ben Scott-Geddes, soci fondatori della Freestream, nella loro precedente vita facevano parte del ristretto ed esclusivo team di tecnici che hanno "firmato" due tra le sportive più riuscite dell'ultimo decennio: la McLaren F1 e la Mercedes McLaren SLR. Serve spiegare altro?

FOGLIO BIANCO

Sono partiti dal foglio bianco. Senza vincoli di marca, tecnici e a quanto pare neppure economici considerando tutto il ben di Dio con cui hanno arricchito la loro creatura. Ciò nonostante non si sono fatti prendere la mano. Halstead e Scott-Geddes hanno approfittato della libertà per dare libero sfogo alla loro perizia progettuale, creando la T1, una sportiva che incarna una filosofia molto semplice riassumibile in tre parole: agilità, tecnologia e spirito racing. Per il perfetto equilibrio sportivo.

PROPORZIONE

Eh sì. Perché il ragionamento, spiega Halstead é stato questo: individuata la giusta proporzione tra peso e potenza, un cavallo per kg, in quali quantità declinarla? "1000 cavalli per 1000 kg sono troppi perché obbligano ad aumentare il peso, si complica la meccanica e si perde in agilità e reattività. All'estremo opposto, d'altro canto, 300 cavalli per 300 kg sono troppo pochi, si rinuncerebbe a gran parte della robustezza strutturale facendo lievitare i costi all'inverosimile a causa dell'utilizzo obbligato di materiali troppo sofisticati". E allora? Quale soluzione ad un dilemma da togliere il sonno? Semplice, i dottori sportivi inglesi hanno decretato: 500 cavalli per 500 kg. "A nostro giudizio" continua Graham Halstead "questo è il compromesso perfetto... per una sportiva ultraleggera e senza compromessi". E così sia.

CONTRO BUGATTI

Certo a qualcuno, magari in Bugatti tanto per non far nomi, fischieranno le orecchie, ma il ragionamento a sostegno della tesi Freestream fila liscio. Se poi ci si aggiunge che il propulsore è, guardacaso, un 2.4 con otto cilindri a V che pesa sulla bilancia solo 85 kg e grazie alla compattezza consente linee da libellula..... c'è da scommetterci. Nei quartieri generali di molte griffe sportive i vari direttori inizieranno a tuonare "non potevamo pensarci noi?".

FORME ESSENZIALI

Il capitolo design si risolve in fretta. Basta guardare le immagini per definire la T1 né più e né meno che una sport prototipo a ruote coperte adattata per la circolazione su strada. Le linee sono suadenti ma essenziali e soprattutto mirate alla funzionalità aerodinamica. E anche le misure sono compatte, la T1 è lunga 4 metri. Ciò non toglie che l'insieme disegnato dai pannelli della carrozzeria in nomex, carbonio e vetro sia estremamente fascinoso. Da vera auto del futuro. E soprattutto molto lontano dal design che siamo abituati ad associare con una supersportiva. Senza contare che rossa com'è non sfigurerebbe neppure con un bel cavallino sul musetto. Lesa maestà?

MERAVIGLIE TECNICHE

Andando al sodo la T1 non è solo filosofia ed estetica. C'e anche tanta sostanza. Che prende le forme di numerose e ammirevoli meraviglie tecnologiche e progettuali. Finalizzate sempre all'eccellenza delle prestazioni e mai fine a se stesse. A cominciare dall'assetto aerodinamico variabile. Che contribuisce in modo determinante, quando si parla di grandi numeri cavalli e peso sono importanti ma non possono tutto, a garantire performance sportive inarrivabili.

COME A LE MANS

La Freestream, grazie anche alla pressione aerodinamica, affronta le curve con una accelerazione laterale superiore ai 3g. Quasi come, anzi, come un prototipo della serie Le Mans. E pure la frenata è su livelli paragonabili. Ad assicurare tanta manna ci pensano una serie di alettoni e flap, anteriori e posteriori, regolabili e disponibili in diverse configurazioni. Oltre ad un disegno del sottoscocca molto curato. Servirà un team di tecnici e meccanici prima di andare in gita la domenica? Poco importa.

MONOSCOCCA

La T1 ha un telaio monoscocca in carbonio e alluminio che attinge a piene mani da tecniche produttive provenienti da settore aerospaziale. È costruito in varie sezioni in modo da rendere possibili riparazioni in caso di incidente. E comprende anche una struttura separata per proteggere il pilota dal crash frontale.

RUBA IL VOLANTE

Neanche da dire, le sospensioni a doppi triangoli davanti e dietro sono ampiamente regolabili, ammortizzatori compresi. Stesso discorso per il reparto freni, dove i dischi sono flottanti da 355 mm con pinze a sei pistoncini. Con possibilità di tararne la forza in proporzioni diverse sull'asse anteriore e posteriore. Proprio come le vere sportive. E siccome quando il gioco si fa duro anche i duri iniziano a giocare... anche lo sterzo con scatola in magnesio dispone ovviamente di numerose regolazioni di servoassistenza e prontezza di risposta. Ed in più il volante è rimovibile. Proprio come in F1.

PRESTAZIONI

Quando si leggono le schede tecniche alla voce prestazioni, abituati bene come siamo, si fa fatica a stupirsi. Ma con la T1 è impossibile trattenere la meraviglia. Il 2.4 Supercharged assicura 500 cavalli a 10.500 giri e può contare anche su cambio al volante elettroattuato a 6 marce (con rapporti regolabili) e differenziale antislittamento. Il risultato, complice il peso piuma, sono prestazioni da stamparsi i tabulati della telemetria e appenderseli in camera. Dell'accelerazione laterale si è già detto. Ma che dire di uno zero a cento coperto in meno di 2,5 secondi e di una velocità massima di 322 km/h con assetto da alta velocità. E per fare un altro esempio in neppure cinque secondi la T1 raggiunge, a seconda degli pneumatici montati, i 160 km/h.

ELETTRONICA

L'elettronica di bordo rappresenta una fra le molte eccellenze del concept Freestream. Oltre a diverse curve di potenza del motore regolabili dall'abitacolo, altre chicche sono i cablaggi ispirati a quelli degli aerei, sensori di velocità per gestire il traction control e computer di bordo per registrazione delle prestazioni in pista. E proprio in pista, molte celebrate supersportive faranno meglio a simulare noie tecniche e rimanere ai box... almeno sulla carta.

PROTETTIVA

Magari non viene in mente come requisito indispensabile, ma in Freestream hanno dedicato le giuste attenzioni anche alla sicurezza dei loro... piloti. Della struttura frontale di sicurezza si è già detto, in più c'è una cellula centrale di sopravvivenza, un rollbar ben strutturato per mettere al riparo dai ribaltamenti e anche un sistema antincendio. Dulcis in fondo, e non potevano mancare su una sportiva doc, le cinture di sicurezza a 6 punti. Per pilota e passeggero.

MERCATO GLOBALE

I più scettici, magari a ragione, potrebbero obiettare che in fondo alla Freestream manca un pedigree all'altezza. Senza contare che non molti, ad occhio, potranno essere i suoi possibili acquirenti. Tutti ragionamenti leciti. Da parte sua, Ben Scott Geddes risponde sicuro: "questa è in primis una dimostrazione delle nostre capacità tecniche, senza contare che sul mercato globale ci sono molti appassionati che desidererebbero avere in garage una vettura del genere. E potrebbe anche dare vita ad un campionato monomarca". Se mai verrà prodotta il prezzo ipotizzato dovrebbe essere di poco superiore ai 200.000 euro.
Pubblicato da Luca Pezzoni, 30/03/2006
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