Autore:
Ronny Mengo
Pubblicato il 17/09/2001 ore 17:19

Non è una novità per la Casa dell’elefante, stupire. Lo ha fatto nel 1938 quando la leggendaria T 57 SC raggiungeva i 200 all’ora, velocità impensabile per i tempi, lo fa oggi, quando, complice il Salone di Francoforte, toglie il velo alla EB 16.4 Veyron, nuova fase di sviluppo di quella che nel 2003 guarderà dall’alto tutte le candidate al titolo di reginetta del tachimetro.

Difficile avere dubbi, del resto, visti i 1001 cavalli di potenza (736 kW) che infarciscono il W16 di 7993 cc di cilindrata e quattro turbocompressori, propulsore che si fregia di prestazioni da mani nei capelli: 406 km/h di velocità massima e 14 secondi per scattare da zero a trecento orari, sì trecento, anche perchè il canonico zero-cento in Bugatti non sono nemmeno riusciti a cronometrarlo.

Sì è presentata con la misse bicolore (Rouge Ventoux/Noir) a Francoforte, in onore della coupé dei tempi che furono, e lievemente cresciuta rispetto alla versione svelata lo scorso marzo a Ginevra: nella lunghezza totale (ora di 4,46 metri) e nella carreggiata. La tecnologia che la contorna è da competizioni, neanche a dirlo: il telaio a struttura portante è realizzato in fibre di carbone (CFC), il rivestimento esterno in alluminio e CFC, gli pneumatici Pax di Michelin sono antiforatura (si possono percorrere 200 km a 80 orari con le gomme sgonfie, in tutta sicurezza) e ricoprono cerchi da venti pollici a doppio raggio.

Il cambio automatico a sette rapporti e comandi sul volante fa a meno del pedale della frizione, con un tempo massimo di passaggio da una marcia all’altra di 0,2 secondi ed è abbinato alla trazione integrale permanente. Spiccano la griglia del radiatore di tradizione Bugatti, il cofano corto e spiovente e le prese d’aria impetuose nella vista frontale, mentre lo spoiler a sollevamento automatico (a una certa velocità sporge di venti centimetri in orizzontale), il terminale di scarico sdoppiato e le bocchette per l’uscita dell’aria, dominano la coda.

L’abitacolo chiaro incute timore, con la consolle argentea che scivola sinuosa dalla plancia e il volante a tre razze con le iniziali di Ettore Bugatti.


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