Autore:
Emanuele Colombo

L'FBI PRENDE L'INIZIATIVA Jeep Grand Cherokee, Toyota Prius, Tesla Model S, Nissan Leaf, sono solo alcune delle auto che, secondo la società americana Karamba Security, sarebbero potenzialmente vulnerabili agli attacchi hacker. Ma è un fatto che le auto moderne sono sempre più connesse e quindi a rischio. Non a caso, a fine marzo l'FBI e la National Highway Traffic Safety Administration hanno pubblicato una sorta di vademecum per aiutare gli automobilisti a prevenire il problema.

FA PAURA A TUTTI La questione però, preoccupa un po' tutti, comprese aziende come Harmann, colosso dell'infotainment, e personaggi come il cofondatore di Tesla Martin Eberhard, che in una recente intervista a Wired ha sottolineato: “Se i cinesi possono entrare nel governo degli Stati Uniti figurati se non possono entrare nel software di Tesla”.

IL PRECEDENTE Preoccupazioni ingiustificate? L'esperienza della Jeep fa riflettere: sfruttando il collegamento telefonico dell'impianto di infotainment, alcuni ricercatori erano riusciti a mettere in folle il cambio e a prendere il controllo di molti sistemi secondari mentre l'auto viaggiava in autostrada. E il gruppo FCA è stato costretto a richiamare 1,4 milioni di vetture per eliminare questa falla nella sicurezza, inviando ai relativi clienti una chiavetta USB con la quale potessero aggiornare il software dell'auto.

SEMPRE PIÙ CONNESSI Il problema riguarda quasi tutte le auto moderne in circolazione e deriva dal fatto che ormai sono decine le centraline elettroniche chiamate a gestire le varie funzioni di bordo: comprese quelle più critiche per la sicurezza di marcia. Dal servosterzo al servofreno, fino al controllo di stabilità: tutto è fisicamente gestito da chip che un hacker potrebbe far impazzire per mandarci a sbattere, sfruttando il collegamento alle reti informatiche che, secondo le stime di Gartner, sarà presente su 250 milioni di vetture entro il 2020.

NON C'È FRETTA Per ora, va detto, la faccenda non è così grave. Anche se è tecnicamente possibile violare le auto a distanza, non sembra che i pirati informatici abbiano un reale interesse a farlo. E in molti casi la soluzione al problema è stata studiare dei “firewall”, cioè delle barriere software, che impedissero agli hacker di interferire con i vari sistemi di bordo.

COME CI DIFENDONO? In prospettiva, però, questa potrebbe essere una strategia perdente, secondo Charlie Miller, uno degli specialisti che avevano violato la Jeep. Aggirare i firewall è solo questione di tempo, dice Miller. Invece, siccome tutte le centraline dell'auto sono collegate da una rete CAN molto facile da monitorare, basterebbero poche istruzioni per dare all'auto una sorta di sistema immunitario in grado di ignorare i segnali estranei.

L'ALTRO LATO DEL PROBLEMA A complicare le cose provvederanno le auto a guida autonoma, che in tanti vedono come la soluzione definitiva all'(in)sicurezza sulle strade. Sembra certo che le auto robot saranno fortemente collegate all'infrastruttura, ossia a un sistema di gestione centralizzata e computerizzata del traffico: un'architettura che renderà insufficiente il semplice controllo delle reti di bordo. Sfortunatamente c'è sempre il modo di trovare problemi alle soluzioni.


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