Autore:
Stefano Cordara

L'ITALIA CHE VA Che l’Italia sia patria dello shopping sfrenato non è certo una novità, solo che ultimamente gli stranieri ci stanno prendendo un po’ troppo gusto nell’acquistare italiano. Ci comprano i giocatori migliori, le griffe migliori, e adesso anche le migliori marche motociclistiche. È il bel mondo delle multinazionali, quello in cui non sai più chi possiede cosa. Gli ultimi baulardi della ditta padronale, Aprilia e MV entrambe in difficoltà finanziarie, guarda caso fanno gola a un sacco di colossi, pronti ad approfittarsene. Colossi che però, nome a parte, parlano sempre meno italiano.

MV IN MALESIA

Nulla da nascondere per quanto riguarda il gruppo MV. La lettera d’intenti firmata lo scorso 28 ottobre, di cui vi avevamo dato notizia a suo tempo, è ora diventata un accordo ufficiale. Il colosso malese già proprietario della Lotus (e produttore di automobili in loco) ha messo le mani sulla MV entrando nel capitale sociale con 70 milioni di Euro. In pratica diventa azionista di maggioranza, a Claudio Castiglioni, attuale proprietario del Gruppo MV Agusta Motor, una volta assestati i conti restano i compiti più "piacevoli": quello istituzionale di Presidente del Gruppo, e quello molto più importante di continuare a creare insieme al suo staff storico (Massimo Tamburini & C.) le moto da sogno che solo lui ultimamente sa fare. Ne siamo certamente contenti, i soldi freschi che arriveranno dalla Malesia daranno la botta definitiva alla crisi del gruppo varesino, che comunque aveva già cominciato a risalire la china di buon passo, se è vero che nel primo semestre 2004 ha già immatricolato ben 3079 moto (822 Cagiva, 1110 Husqvarna e 1147 MV Agusta). Insomma, la Proton entra in una società già in fase di crescita.

APRILIA NEL DUBBIO

Un po’ più complessa la vicenda Aprilia. È evidente che la Casa di Noale faccia gola a molti, e tra questi da ieri ci sono ufficialmente anche Ducati e Piaggio. All’inizio l’interesse di Ducati era per la sola Guzzi, ma perché rinunciare a scooter e moto di piccola cilindrata? In fondo sono loro che fanno "cassetta", e per questo dalle parti di Bologna hanno pensato bene di ampliare l’offerta. Con l’unione di Ducati e Aprilia si verrebbe a creare il primo polo europeo della motocicletta, in grado di sfornare modelli di ogni tipologia e cilindrata. Europeo per modo di dire, visto che la Ducati è in mano alla TPG, americana.

PIAGGIO IN LIZZA

Ma c’è anche Piaggio interessata al Gruppo di Noale e questo porterebbe l’Aprilia a restare in mani principalmente italiane (quelle della IMMSI di Roberto Colaninno, azionista di maggioranza di una società che poi si disperde in un dedalo di investitori, anche stranieri). Proprio la Piaggio tra l’altro sta vivendo un bel momento con le vendite super del suo nuovo Beverly 250, best seller assoluto del mese di giugno. E poi ci sono altri "stranieri" interessati (si parla di BMW e Bombardier).Sarà insomma una gara sul filo di lana, che deciderà se il marchio di Noale resterà o meno in mani italiane.

PERCHÉ IN ITALIA NESSUNO?

Quello che viene da chiedersi è: possibile che in Italia non ci sia nessuno che creda nel settore moto? Colaninno a parte, tutti gli altri imprenditori voltano le spalle alle due ruote, Le banche sono piene di dossier di Case motociclistiche, ma non li guarda nessuno. Il segno indelebile della attuale situazione economica (e dello scarso interesse che il settore moto riscuote nei nostri top manager) sta proprio nel fatto che ci stiamo lasciando scappare marchi storici non meno rappresentativi dell’Italian style di una griffe d’alta moda (basti pensare che Guzzi, insieme alla Ferrari e alla Coca Cola è uno dei marchi più conosciuti nel mondo). Sicuramente è meglio così che vederli morire, ma…