Autore:
Stefano Cordara


DIALETTO La g'ha un cilinder in de per lü, l'è legéra, rapida, la va inscì fort che la par 'na spia e l'è piena de aluminio. No, non siamo impazziti, è solo che abbiamo cercato di adattarci all'ambiente immaginandoci una cartella stampa della Vun perché visto il nome (VUN significa uno in milanese) c'era da aspettarsi di tutto. Per chi non mastica il meneghino (leggasi milanese) la frase sopra riportata si traduce in: ha un solo cilindro, è leggera, scattante, va veloce ed è fatta in alluminio da cima a fondo. Ci perdonino i puristi del dialetto, forse abbiamo scritto qualche cavolata ma era solo per rendere bene l'idea della milanesità del progetto Vun.


UNA MILANESE A MONACO

Infilata nei globalizzati stand dell'Intermot c'era anche lei, l'interpretazione lombarda della motoleggera tutta agilità e divertimento. Tutta fatta in casa, con il dolce sapore delle realizzazioni artigianali, la Vun è una scommessa che i suoi tre padri vorrebbero vincere. Per questo sono venuti a Monaco, per vedere l'effetto che fa. Se la moto piace dopo la "Vun" potrebbero esserci la "Dü" e la "Tri" e così via. Scherzi a parte, i tre possessori del marchio sembrano sapere quel che fanno.

TRE PADRI

La sigla CR&S nasconde i nomi di Giorgio Sarti, Roberto Crepaldi e Giovanni Cabassi, tutti e tre uniti da una smodata passione per la moto. La famiglia Crepaldi ha lasciato due ruote per strada (fino a poco tempo fa era il più importante concessionario Ferrari d'Italia e importava anche le Aston Martin); Cabassi è un altro nome noto, e Giovanni appartiene proprio alla potente famiglia che ha fatto fortuna con gli immobili; Giorgio Sarti possiede invece un'impresa che produce materiali isolanti. I tre si sono messi assieme, e hanno voluto creare quella moto che, secondo loro, non c'era.

MISTOSTRETTO

Quella leggera, agile potente quanto basta per divertirsi su strada. La moto da "mistostretto", da godere sulle strade tortuose come un intestino senza timore di mettersela per cappello ad ogni accelerata. Diciamolo pure, la ricetta non è nuova, basta spostarsi di qualche stand per trovare la Borile che vive dello stesso pane. Oppure la nuova Bimota DB5 che di cavalli ne ha solo una ottantina, inseriti però in una ciclistica superleggera ed efficace. Questo ritorno alla semplicità è però auspicato un po' da tutti, (come testimonia il ritorno delle scrambler) ecco perché la VUN potrebbe anche avere un seguito.

DEDICATA A PEPPINO

La milanesità ha però anche un suo perché. La moto è stata realizzata in onore di Peppino Pattoni, l'indimendicato geniaccio milanese che realizzava in proprio nientemeno che le 500 da GP facendole correre contro Honda, Yamaha e Suzuki. Il Peppino era un vero personaggio, viveva in un circus globalizzato ma di inglese nemmeno una virgola. Per lui il getto era rimasto il "gigleur". E nell'officina di Pattoni, oggi gestita dal figlio Roberto è stata realizzata la VUN.

ESSENZIALE

Il motore lo ha fornito la Rotax (è lo stesso della BMW F 650), attorno è stata creata una ciclistica essenziale, composta da un telaio a traliccio in acciaio e da un forcellone anch'esso in acciaio che muove un ammortizzatore secondo lo schema cantilever (senza leveraggi progressivi). Tocco di nostalgia i cerchi a raggi (penumatico posteriore da160/60x17), ma i dischi sono modernissimi (Braking a margherita). Lo scarico è in stile Buell, con i collettori che sbucano in un grosso silenziatore sotto al motore, l'unica soluzione possibile per evitare lo scarico sotto sella e anche quello laterale.

SUPERLIGHT

Grazie allo scarico e al differente airbox la potenza del monocilindrico sale a 55 cavalli. Ovviamente le sovrastrutture sono ridotte all'osso. Serbatoio, sella codino sono realizzati in alluminio e non c'è nulla più. Tutto per 135 kg di peso in totale (liquidi compresi). E stando alle dischiarazioni la VUN avrebbe una distribuzione dei pesi uguale a quella di una GP 250. Insomma, il concetto è avere una moto divertente in ogni occasione e soprattutto usabile da tutti, sempre e senza troppi patemi. Sarà una scommessa vincente? Loro ci credono e vorrebbero venderla a 9.500 euro circa. Cento esemplari all'anno per pochi, veri, appassionati.

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