Autore:
Stefano Cordara


TRE CURVE
Sono le ultime tre curve, davanti non c'è più nessuno. Non hai nemmeno il tempo di pensare ma il cuore ti batte così forte che sembra voler uscire dalla tuta, le mani e le gambe diventano di marmellata. Credo che queste sensazioni le ricorderò per lungo tempo. Non è la prima volta che vado sul podio o che vinco una categoria, ma davanti ho sempre avuto altra gente, altre moto da inseguire anche se non erano concorrenti diretti. Ma quando, dopo aver battagliato con un avversario ostico, arrivi davanti a tutti la sensazione è ancora più bella, qualcosa che si fatica davvero a descrivere. Dopo la bandiera a scacchi ho cacciato un urlo così forte che mi si è appannata la visiera e a momenti finisco dritto alla prima curva. Scusate, mi sono fatto un po' trasportare dall'entusiasmo, ma cose del genere non capitano mica tutti i giorni. Soprattutto se parti di m... e alla prima curva sei ottavo...


FINALE IN BELLEZZA
Si chiude così l'edizione 2007 del trofeo Super Duke,un campionato dove, lasciatemelo dire, hanno vinto tutti. Tutti quelli che ci hanno creduto fin dalla prima gara di Varano; tutti quelli dello staff che, immersi in un mondo completamente nuovo, hanno sfoderato una professionalità e un'immagine che ha fatto colpo nel paddock.


QUESTIONE DI TEMPO (O DI TEMPI?)
È partito in sordina questo trofeo e certo non per colpa della KTM. Ma lo scetticismo che c'è sempre nei confronti di ciò che non si conosce è cosa che richiede un certo tempo (e soprattutto certi tempi in pista...) per svanire. La processione di piloti interessati e di personaggi più o meno noti nell'ambiente che si è vista all'hospitality arancione nel week end di Misano lascia intendere che l'apprendistato -se così vogliamo chiamarlo- è definitivamente chiuso. Un po' è anche merito delle gare, le Super Duke in pista hanno sempre dato spettacolo e il fatto che su quattro gare ci siano stati tre vincitori differenti la dice lunga sul livello di competitività che si vede quando si spegne il semaforo rosso.


Tomassoni
in azione
IL PRIMO CAMPIONE Solo a Danilo Tomassoni è riuscita la doppietta, e non a caso il pilota di Spoleto è quello che si è portato a casa la Super Duke in palio per il vincitore del trofeo. Ma nessuno si è mai involato da solo verso la bandiera a scacchi, le gare sono sempre state combattute dal primo all'ultimo giro con tempi di alto livello. Lo stesso vale per Misano, dove sono cambiati alcuni dei protagonisti (Tomassoni giustamente pensava al campionato e non ha preso più rischi del dovuto) ma non le sportellate.


IN CRESCENDO
Il numero dei partecipanti è cresciuto progressivamente nel corso della stagione. Dalle 13 moto in griglia alla prima gara siamo passati a 20, non è griglia piena ma uno schieramento dignitoso. Le wild card poi non vengono mai per fare presenza ma sono sempre protagoniste. Zeni e Ferrari, per esempio, due piloti appena saliti sulla 990 austriaca sono subito li, in prima e seconda fila a "dare fastidio" ai piloti permanenti. Un po' è anche "colpa" della nuova Misano, non tutti ci hanno girato e il tracciato non è poi così semplice da imparare per cui chi si adatta più in fretta può fare la voce grossa già dalle prove.



IL MOSTRO DI MISANO
È il caso di Andrea Padovani, collega/amico che nel primo turno di qualifica azzecca un giro monstre lasciandoci tutti con le orecchie basse. La stampata, impietosa, non mente: 1.47.6 è davvero un tempo incredibile e ancora una volta le Super Duke sono le naked più veloci in pista. Il secondo sono io, ma il distacco è consistente, visto che non scendo sotto l'1.49.1. Un secondo e mezzo è una vita, per fortuna nel secondo turno (grazie al solito sostegno morale di Max -Jeremy- Tresoldi che sa sempre i miei tempi ancor prima che io li faccia) miglioro fino a 1.47.9 e con il tempo migliora anche la mia convinzione. Andrea e io saremo gli unici a sfondare il muro dell'1:48 anche se il solito Tomassoni è sempre li, con il fiato sul collo.

TERNO AL LOTTO Parrebbe una gara a tre, ma a complicare le cose arriva il meteo. Quando entriamo in pista non piove, ma la pista è bagnata a tratti, il peggio del peggio per correre.  Soprattutto se poi ti complichi la vitapartendo come se fossi lì con il Ciao in mezzo a moto normali. Lo start è uno dei più disastrosi che abbia mai fatto in vita mia. La moto si impenna, mollo, apro, si impenna ancora. Perdo un mare di tempo e mi sfilano in sette/otto piloti. La prima curva la faccio con le ruote sul cordolo e le braccia di marmo per la paura di cadere.


Padovani
e Cordara
a stretto contatto
IN RECUPERO Passo un paio di piloti e intanto vedo "il Pado" che fa il fenomeno in un doppio sorpasso al curvone (che con le Super Duke si fa in sesta praticamente piena) e fila in testa. Per un paio di giri lotto con Valentini e Ferrari poi passo secondo, ma ho due secondi di ritardo. La pista intanto migliora, ma il Tramonto è ancora fradicio, occorre avere fiducia ad aprire con la moto che si muove per le perdite di aderenza. Ma sono in palla ho un buon feeling con la mia 990 e ho il mirino puntato sulla moto numero 12.

BATTAGLIA FINALE Lo svantaggio si riduce e quando mancano tre giri sto respirando l'odore degli scarichi alti della Super Duke di Andrea... Inizia qui la bagarre: quattro sorpassi in tre giri, nessuno (ovviamente) vuole mollare di un millimetro e davvero chiunque potrebbe vincere la gara. All'ultimo giro azzardo una staccata all'interno del Tramonto, fuori dalla traiettoria asciutta.


JOLLY Gioco il jolly ma sto in piedi e affronto per primo il rettilineo
poi il primo curvone e il secondo. Alla curva 13 (dove di scalano tre marce e si frena a moto inclinata) mi vedo passare all'esterno da un oggetto non identificato che viaggia a velocità doppia della mia. È Padovani che, complice una scalata imperfetta, fa un ingresso da paura, ma finisce largo.

EMOZIONE A MILLE Mi reinfilo, sono di nuovo davanti e mi mancano solo quelle tre curve, poi è bandiera a schacchi. È andata come è andata ma davvero poteva vincere chiunque, ci siamo divertiti, e a quanto pare si è divertito anche chi ha visto la gara. Perché, senza voler fare retorica, alla fine questo è quello che conta nei trofei, divertirsi. O almeno è quello che dovrebbe contare perché troppe volte in altri trofei ho visto gente con i musi lunghi o le facce scure.


Ecco il perchè
dei problemi
allo start di Cordara...
SPOGLIATOIO UNITO Invece sotto il tendone arancione, quando si spengono i motori tutto finisce. Il sorriso di Sandra Maffei, lo sguardo aggrottato di Arnaldo Nicoli (come fai a dire che ti vibra l'anteriore a uno che ha finito 5 Gilles Lalay Classic?), la simpatia di Romeo Milesi (meccanico e pilota al tempo stesso), e di Roberto Curnis, le barzellette, terribili, di Roberto Rossi (ma è un grande speaker) e la passione che tutti hanno messo in questa avventura non possono non farti tornare il buonumore, qualunque sia stato il risultato della gara. Chi ci sarà l'anno prossimo verificherà di persona, perché naturalmente per il 2008 il trofeo Super Duke si replica e con una gara in più. Chi vuole essere contagiato dal morbo arancione, si faccia sotto.


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