Autore:
Stefano Cordara


Per i Lambrettisti un colpo al cuore, anzi due. Il primo è sapere che la Lambretta torna a vivere, il secondo che ha un motore Piaggio. Piaggio? Esatto proprio il marchio nemico per eccellenza andrà a finire sotto le lamiere dello scooter che per anni è stato l'unico antagonista della Vespa. Chissà come si sentiranno, contenti o traditi? Mah. In ogni caso non si può dire certo che i nuovi proprietari del marchio (la famiglia Kharana di Seattle) abbiano del tatto. Con tutti i motori da scooter che ci sono proprio il Piaggio dovevano andare a prendere? Se lo hanno fatto ci sarà forse anche un motivo, del resto come li fanno bene a Pontedera, i motori da scooter, non li fanno mica da tante altre parti.


Così, in piena era di globalizzazione (cosa in cui gli americani sono maestri) il monocilindrico quattro tempi, declinato nelle cilindrate 125 e 250 finisce per conquistare un altro scooter. Tocco di nostalgia, la base di partenza è la Lambretta DL del 1971, l'ultima della stirpe che ebbe inizio negli stabilimenti Innocenti nel 1947. Sarà assemblata negli Stati Uniti e avrà il cambio automatico, ruote da 12 pollici, forcella teleidraulica e due ammortizzatori posteriori.

Esteticamente in pratica è la stesso scooter di allora tranne che per la parte posteriore, leggermente modificata per fare spazio alla nuova meccanica. Ancora non si sa se e quando verrà importata in Italia e non è noto nemmeno il prezzo, ma è certo che chi amava la Lambretta potrebbe avere qualcosa da ridire su questa original american Lambretta (una volta ho visto la stessa cosa sulla pizza!), provate a leggere qui sotto.

Io e la Lambretta


Il mio primo mezzo con due ruote e un motore non fu un motorino da 50 cc, bensì uno scooter "125". Correva l'anno 1967, quando, il 17 aprile, una bella Lambretta Li passò di mano dal mio amico/istruttore di guida Flavio e attraversò il cortile per parcheggiare stabilmente sotto la mia finestra. Ne ho fatte di tutti i colori, con la Lambretta, bastonando fisso qualunque vespista trovassi sulla mia strada. Materiali di consumo principali: i fianchi delle pedane, i piedini del cavalletto e lo spigolo della marmitta, che dopo un po' andava tagliata e risaldata proprio per evitare che si impuntasse in curva, mandandoti quasi sicuramente a gambe all'aria.


Le Vespe non mi dispiacevano. Solo da vedere, però.

Si, perché dopo averne provata una iniziai a detestarla con tutto il cuore: era assolutamente difficile e brutta da guidare, e quindi odiosa, perché non mi dava alcun piacere, anzi. La Lambretta se non altro aveva un telaio e il motore centrale, ed era davvero tutta un'altra cosa: senz'altro era meno maneggevole in quanto più lunga, e forse anche più pesante, ma dava molta più sicurezza. No, con la Vespa non ho mai "legato".

Ed è tutt'ora così: pensate che quando Piaggio ha riproposto la PX, qualche anno fa, La Gazzetta dello Sport mi "costrinse" ad andare a provarla a Pontedera, nonostante i miei reiterati tentativi di diniego. Così mi ritrovai con il Cordara e un altro elemento pericolosissimo, noto anche come Cecotti (cui fu rifilata la 125, visto che era il più leggero, oltre che competitivo), a scorrazzare come dei pazzi deficienti


su e giù per le colline toscane, a "tirare" le staccate, scalando rumorosamente le marce con quel cambio manuale ormai assurdo (lo sarebbe anche sulla Lambretta, tengo a precisare, ma ai miei tempi o quello o niente...) e quel buffo freno a disco addirittura con tubazione aeronautica (come mettere la cravatta al porcello, direbbe qualcuno) che ogni volta che veniva chiamato in causa faceva sparire la ruota anteriore dentro lo scudo, azzerando quasi del tutto la già ridotta avancorsa del Vespone! Quasi 100 km con una Vespa, e guidando in quel modo: roba da matti!

Scherzi a parte, la Vespa comunque è una vera istituzione, che ebbe il merito di creare - assieme alla poi meno fortunata Lambretta, va detto - un mondo nuovo per quanto riguarda la mobilità di milioni di persone. E subito nacquero anche i rispettivi "partiti" di facinorosi Vespisti e Lambrettisti, con tutte le rivalità, le argomentazioni, le inevitabili discussioni del caso.


Giusto oggi apprendo che qualcuno farà rinascere la Lambretta, dotandola - udite, udite! - di un motore Piaggio! Con tutto il rispetto che merita il peraltro ottimo 4T toscano (lo stesso che equipaggia il mio Aprilia Atlantic 200), è un po' come se la McLaren montasse un V10 Ferrari (questa me l'ha suggerita il Corda, lo ammetto), se Valentino corresse con la Yamaha ma col V5 della RC211, se Moratti diventasse il presidente del Milan (del calcio mi interessa poco o nulla, ma l'ossimoro può rendere l'idea), e via dicendo.


Mi rendo conto che probabilmente rivolgersi alla Piaggio sia la scelta più facile e conveniente, e di sicuro tecnicamente valida. Però mi sembrerebbe quasi doveroso rivolgersi altrove, che so, a Kymco, Daelim, magari Rotax. O magari alla Franco Morini, unica alternativa italiana, che però, a livello di "4 tempi", ha in catalogo solo il monocilindrico FM400 a 4 valvole (da 383 cc e 31 cv a 7000 giri) che equipaggia il Malaguti Madison.

Mi rendo anche conto, però, che magari questa che ho sollevato è solo una mia fisima, un falso problema cui probabilmente, in un mondo dove (parlando di auto) le Opel hanno motore Fiat, le Suzuki un motore Peugeot, le Mini un motore Toyota, nessuno, o quasi, farà mai caso. E magari, un giorno, mi ritroverò nuovamente nel box una nuova Lambretta, facendo finta di niente. Bah.

                                                                             Maurizio Tanca


TAGS: torna la lambretta ma...