Autore:
Himara Bottini

UN MITO IN TERRA "Un giorno un piccolo aereo lasciò le ali in cielo per diventare un mito in terra" e la chiamarono Vespa. Una figlia dell'aria in un certo senso, non solo perché chi l'ha creata, Corradino d'Ascanio, sognava di realizzare il suo progetto d'elicottero, ma anche perché lo scooter più famoso del mondo richiama nelle sue linee un insetto che plana come un aereo attraverso i cieli. E' così che nasce la Vespa, lo scooter Mito.

SESSANTA ANNI FA
l'Italia era in rovina, la guerra finita da poco aveva lasciato macerie ovunque ed il popolo si è ritrovato a dover iniziare tutto da capo. Di certo è stata la creatività la qualità più importante che ha aiutato il Paese a risorgere, e la stessa creatività ha portato Enrico Piaggio a reinventare la sua azienda.

DAGLI AEREI ALLA CUCINA Organizzata per la produzione bellica, e specializzata in particolare nel settore aeronautico, la Piaggio, nel primo dopoguerra, deve fare assolutamente qualcosa per rimanere a galla. Ma cosa? L'alternativa di lanciarsi nel mercato degli elettrodomestici o delle batterie di pentole non la vuole considerare. Abituata a destreggiarsi tra lamiere e saldature non può rinunciare così alla produzione dei mezzi di trasporto e decide di insistere sulla stessa strada.

A PIEDI NO Nell'Italia di quegli anni però, pensare ad un mezzo di trasporto non era facile. L'automobile era impensabile a causa delle macerie rimaste dopo i bombardamenti. La bicicletta era fattibile, finchè si trattava di percorrere brevi distanze. Restava la moto, ma era più per una ristretta cerchia di appassionati. Quello che serviva veramente era un mezzo economico che gli italiani potessero utilizzare per andare al lavoro.

IN SELLA E VIA E' per questo che nasce l'idea a Enrico Piaggio di creare un mezzo a due ruote motorizzato che fosse alla portata di tutti. Ed è così che nasce "Paperino", il prototipo MP5 realizzato sotto la guida dell'ingegner Renzo Spolti. Goffo come il nipote di Zio Paperone, con due ruote piccole piccole ed il telaio chiuso, che in realtà non lo rendeva poi così pratico, soprattutto per il gentil sesso, obbligato a scavalcare la sella come per salire su di una motocicletta.

UN COLPO DI PEDIVELLA Per questi motivi "Paperino" non soddisfa completamente Enrico Piaggio, che vorrebbe ancora qualcosa di più. E' qui che entra in scena l'ingegner Corradino d'Ascanio, chiamato all'arduo compito. Proprio lui che sognava di rendere concreto il suo progetto di elicottero e che alle motociclette non era per niente interessato. Forse fu proprio questo disinteresse ad aiutare d'Ascanio nel concretizzare le caratteristiche che il nuovo scooter Piaggio doveva avere, quelle stesse caratteristiche che l'hanno poi reso il più rivoluzionario degli ultimi 60 anni.

TRE PAROLE CHIAVE Accessibilità, ovvero un prodotto unisex capace di accontentare maschi e femmine in tempi in cui la bicicletta da donna era il mezzo più agevole. Comodità, perché la sella era così comoda che era come accomodarsi sulla sedia di casa. Manovrabilità, perchè le funzioni essenziali di cambio, acceleratore e freno, vengono concentrate sul manubrio, che nella sua semplicità richiama proprio quello della bicicletta. Una volta riunite le caratteristiche essenziali di questo mezzo, d'Ascanio riversa nella sua creazione tutto quello che non sopportava delle motociclette e lo converte in positivo.

PRATICITA' PURA Se andando in motocicletta si finiva inevitabilmente con l'impolverarsi o, alla peggio, ci si sporcava d'olio e fango, ecco che le lamiere vanno a formare una carrozzeria che ripara dalla polvere e uno scudo che protegge dalle macchie. Se bucare la gomma era un incidente frequente, ecco trovato uno spazio per la ruota di scorta, se poi la difficoltà di doverla cambiare era ancora più diffusa, ecco il braccio di supporto come per gli aerei per facilitare la sostituzione. Infine, se per una signora non era il massimo della comodità salire in sella ad una moto, ecco che il telaio si apre. Fianchi arrotondati, vita sottile, faro basso sul parafango anteriore ed Enrico Piaggio esclamò la celebre frase: "Sembra una Vespa", e senza saperlo battezzò un mito.

AL VIA LA PRODUZIONE Era il 1946 e la Vespa fu chiamata 98 MP6. La seconda serie arriva nel 1948, Vespa 125, nota come "bacchetta" per il comando del cambio ad aste metalliche. Arrivano poi gli Anni 50 e 60 e la Vespa mania esplode prima in Italia e poi nel mondo. Nasce la Vespa 125 U (utilitaria), e nel '55 arriva la Vespa GS 150, che tocca velocità vicine ai 100km/h. In generale la Vespa viene aggiornata continuamente con piccole varianti estetiche, per esempio il faro viene messo in alto e la scocca si compone di due semigusci saldati in lamiera, mentre si migliora dal punto di vista tecnico. Il cambio passa dalle 3 alle 4 marce, il diametro delle ruote cambia da 8 a 10"e la miscela viene smagrita dal 5 al 2%.

L'UNICA RIVALE Cerca di tenerle testa la Lambretta della Innocenti, che ottiene comunque un buon successo, ma poi finisce fuori produzione nei primi anni 70. Vespa procede così indisturbata verso una scalata di successi sempre più da fare invidia. Si butta nel cinema ed ottiene parti memorabili, al punto di farsi conoscere in tutta Holliwood, le dive impazziscono per lei e gli attori la vogliono in film importanti. Affianca attrici e modelle nei calendari, appare negli spot pubblicitari in televisione oltre che sui cartelloni pubblicitari, tanto che diventeranno famosi anche quelli.

RAID PER IL MONDO Vespa diventa persino la compagna perfetta per intraprendere sorprendenti avventure e lunghi viaggi, iniziati per gioco e poi diventati una vera e propria sfida. Partecipa a diversi Raid, dalla Parigi-Londra alla Milano-Tokio, gareggia addirittura alla Parigi-Dakar, riuscendo ad arrivare al traguardo. Ma anche la velocità è in grado di stuzzicarla e del 1951 è il record di 171 km/h, raggiunto da un prototipo bicilindrico.

VESPA PER TUTTI Nel 1963 nasce la Vespa 50, per i quattordicenni che possono così utilizzare uno scooter senza bisogno della targa e della patente. Negli anni 70 continua a portarsi a casa successi, mentre con gli anni 80 inizia un periodo difficile. La serie PX piace ma è un momento di stasi. Piaggio lancia un nuovo modello, che addirittura porterà il nome "Cosa", si tentano strade alternative con la carrozzeria di plastica, soluzione sempre adottata, tra l'altro, dalla concorrenza. Bisogna aspettare gli anni 90 per vederla tornare ancora vincente, soprattutto in occasione del suo 50°compleanno, con la nuova ET4.

SENZA SCOSSE La Vespa ET4 resta fedele alle linee morbide dell'originale e sfoggia dei richiami al passato proponendo, allo stesso tempo, importanti novità, come il motore a 4 tempi e cambio automatico, consumi bassi così come gli elementi inquinanti prodotti. Del 2000 è la ET4 LX e la nuova serie delle Granturismo 250. La Vespa continua a far sognare ancora oggi, nonostante i suoi 60 anni. Il Times la definì il primo prodotto tipicamente italiano dopo la biga romana, e a merito si può considerare un'icona. Come dicevano le pubblicità negli anni 60, la Vespa è "a paradise for two" o "the nobility of mobility", ed è un dato di fatto che non se ne può più fare a meno.


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