Autore:
Riccardo Capacchione

SUPERSTAR L’abbiamo vista all’EICMA l’anno scorso e ora è arrivata, la Honda RC213V-S. Una vera MotoGP, con fanali, frecce e targa per circolare liberamente su strada. Quante volte avete letto in un test questa frase? Molte, sicuramente, perché i lettori e chi scrive conoscono bene l’approssimazione “tecnica” che tale indicazione contempla. Bene, Honda ha cancellato la necessità di ogni precisazione con questo prototipo omologato.

DATI STRANI Scorrendo la scheda tecnica, alcuni dati mi sono sembrati un po’ “strani”, primo fra tutti quello relativo alla potenza massima dichiarata, 117 kW a 11.000 giri, che sono poi 159 cv, erogati a un regime che non si addice certo a una moto da Mondiale Velocità. Quelle che ho provato, dalla Honda 500 di Doohan, alle 1000 di Pedrosa e Hayden (sono le ultime Honda MotoGP che ho guidato) erano moto da corsa, vero, ma già dai dati tecnici era possibile capirne il carattere e le perfomance terribilmente elevate. Il peso di 170 kg senza benzina, per contro, è un dato da vera race-replica, soprattutto se consideriamo l’allestimento stradale. Devo indagare su quel che hanno detto e mostrato nel corso della scenografica presentazione che si è tenuta al circuito di Montmelò, in Spagna.

I CONTI TORNANO Cornetta, hem, cellulare alla mano e una chiacchierata con chi, in Honda, ne sa parecchio di tecnica mi hanno illuminato. Il dato della potenza, è assolutamente corretto. Mi comunicano che tale valore sale a 158 kW (215 cv) a 13.000 giri nel caso si monti il kit racing, venduto assieme alla moto (ma in questo caso la RCV213V-S non è più omologata per la strada) a un prezzo che oscilla tra i 205.000 e i 210.000 euro tasse incluse. A questo punto non lasciate la lettura perché, anche se il prezzo è superiore a quello di una bella casa e quindi esclude una gran parte dei lettori dai possibili acquirenti, la descrizione anche solo “statica” di questa splendida moto merita la vostra attenzione.

VERA PER DAVVERO Riprendiamo rapidamente alcune considerazioni: che moto è la RC213V-S? Non è una sportiva “che riprende le caratteristiche della moto da corsa”, ma è in tutto e - quasi - per tutto la moto con cui Honda corre nella MotoGP, resa “circolante”. Per capirci, il carter motore ha gli stessi spessori di quello della moto di Marquez e Pedrosa, il telaio è lo stesso di quello della RC213V, così come il forcellone e via via tutti i dettagli strutturali e del motore. Però per la versione “S” della RC213V sono previsti tagliandi ogni 12.000 km, un valore alto anche per una sport-touring. Ogni cosa ha il suo prezzo e in questo caso si è reso necessario diminuire gli stress meccanici su tutti i componenti del motore e il sistema migliore per farlo è abbassare la potenza massima.

CASCATA Per rendere omologabile un “ferro” del genere, però, ridurre i cv non basta. Sono state abbandonate le valvole pneumatiche, sostituite da un più classico sistema a molla, pur mantenendo il pregiato e preciso comando della distribuzione a cascata di ingranaggi. Il motivo è presto detto: le valvole pneumatiche sono mosse da aria compressa appunto e, una volta esaurita la “bomboletta”, siete a piedi. Alle moto ufficiali la scorta d’aria basta a concludere una gara, poi va ripristinata, operazione semplice in un box HRC, meno in mezzo a una strada. Lo stesso discorso vale per i freni in carbonio, sostituiti da una coppia di pregiati dischi in acciaio della Yutaka Giken Co, Ltd (che realizza solo freni ad altissima tecnologia per veicoli da corsa) lavorati da pastiglie della Brembo, un po’ d’Italia in mezzo a questo mare di tecnologia nipponica. I dischi freno in carbonio hanno temperature di esercizio di 400-600° C e oltre: mantenere questa temperatura di esercizio mentre si viaggia sulla Tangenziale Est di Milano, o nel traffico del GRA mi sembra piuttosto dura… Anche con il kit non si raggiungono valori di potenza che facciano gridare al miracolo, ma anche in questo caso la RC213V-S mantiene un’affidabilità enormemente più elevata di quella della moto ufficiale, e comunque stiamo parlando di 215 CV a 13.000, una “signora” potenza massima.

CHIP RAFFINATI La cavalleria della Honda più cara in listino è controllata da un’elettronica che non ha nulla in comune con quella della MotoGP che risulterebbe inutilizzabile ai fini pratici, proprio a causa dell’estrema complessità del sistema di controllo veicolo utilizzato in gara. Un Traction Control (comunque dotato di tutte le raffinatezze del caso) molto efficace ma più semplice e “user-friendly” ha sostituito quello utilizzato dalle moto ufficiali. In fondo stiamo parlando di una moto che non è nemmeno pensata realmente per chi entra in pista per correre (esiste infatti la versione Production Racer, o RCV1000R, che corre con le MotoGP nel Mondiale) ma pensata per un numero esiguo di motociclisti benestanti, anzi, molto benestanti, che si vogliono togliere lo sfizio di guidare una replica fedele delle moto dominatrici del Mondiale nella classe regina.

BANDIERA TECNOLOGICA Più che altro si tratta di una bandiera tecnologica del Costruttore più grande al Mondo, e rappresenta una svolta “filosofica” da parte della Honda, la stessa Casa che distruggeva tutte le moto ufficiali, a fine stagione, per salvaguardare il know-how e l’alta tecnologia messa in pista nel Mondiale. In realtà la RC213V-S comunica un messaggio che potrebbe passare inascoltato e che in fondo rincuora chi questa moto non se la può permettere “manco col binocolo”, come il sottoscritto: non è possibile trasferire integralmente la tecnologia racing nelle moto da strada (il che è valido in realtà per tutto il mondo automotive), per quanto impegno il Costruttore profonda in questo sforzo, in fondo in fondo sterile, e per quanto il cliente sia disposto a spendere pur di provare le stesse sensazioni di guida di un pilota. Il perché è semplice: sono diversi gli obiettivi che i due progetti, racing e stradale, perseguono. Il primo ha come unico scopo percorrere 25 giri di pista nel minor tempo possibile, il secondo deve garantire, oltre alle prestazioni, una certa percorrenza, prima di dover gettare alle ortiche un motore e molte componenti costosissime. Non basta essere dei ricconi, certe cose non hanno prezzo e non si possono comprare, compreso il talento necessario per conquistarsi la sella di una “vera” MotoGP.


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