Autore:
Andrea Gatti

PAZZA IDEA Pazza idea quella avuta da un gruppo di amici veneti appassionati di Laverda. L'idea era quella di fare rinascere la moto veneta rievocando i fasti di un marchio che ha esportato il made in Italy nel mondo facendo conoscere il colore arancio ben prima che Kiska pensasse di farlo diventare il colore sociale delle KTM. Un'idea divenuta prima prototipo e poi realtà: questa SF 750, che si è già mostrata a un paio di saloni, ora è pronta, in versione definitiva a mostrarsi al prossimo Bike Expo di Verona (dove sarà esposto l’esemplare con targhetta numero 001), prima di essere realizzata in piccola serie, circa 50 l’anno.

MANCA SOLO IL MARCHIO Logico che il marchio giusto sul serbatoio di questa moto sarebbe Laverda, invece si chiama Breganze, come il paese in cui nasce e in cui ha sede, storicamente, il marchio veneto. Il marchio Laverda, infatti, giace ancora oggi nelle cantine del gruppo Piaggio che lo ha acquistato nel pacchetto “tutto compreso” quando rilevò Aprilia proprietaria del marchio e protagonista di un bislacco tentativo di rilancio con la 1000 SFC, praticamente una RSV 1000 vestita da Laverda.

BICILINDRICA MADE IN ITALY Niente marchio Laverda sul serbatoio, quindi, ma la Breganze (l’azienda si chiama Motocicli Italiani Breganze) si fa notare lo stesso e mantiene comunque un filo conduttore con le ultime Laverda uscite dagli stabilimenti. Si tratta del motore bicilindrico frontemarcia da 747 cc utilizzato dalle Laverda Ghost e Strike, rivisto e corretto in modo molto approfondito per essere al passo con i tempi e con le normative anti inquinamento. La potenza dichiarata è di 85 cv a 8300 giri, la coppia di 75 Nm a 7200 giri, in linea quindi con i bicilindrici di analoga cilindrata.

TUTTO MADE IN ITALY Con le ultime notizie riusciamo a saperne di più anche sul lato tecnico di questa Street Café interamente Made in Italy (come affermano orgogliosi i realizzatori capitanati da Davide Carboniero) e se sul motore ormai si sa un po’ tutto la ciclistica è invece piuttosto interessante.

TRALICCIO IN ALLUMINIO Il telaio è un traliccio in tubi di alluminio (Carpental 7020) la sospensione posteriore è di tipo classico con due ammortizzatori Öhlins con serbatoio separato. Öhlins firma anche la forcella a steli rovesciati da 43 mm completamente regolabile, mentre i dischi freno sono a margherita, gli anteriori di produzione Galfer, con pinze Brembo a quattro pistoncini ad attacco radiale. Le ruote sono a raggi, ma i cerchi sono provvisti di “costola” per poter montare pneumatici tubeless. Interessante soprattutto il peso che si ferma a soli 170 kg a secco. E le novità sembrano non essere finite qui: sul sito della piccola factory veneta sono apparsi misteriosi annunci sull’arrivo di una nuova Jota a 3 cilindri…


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