Autore:
Andrea Gatti

OBBIETTIVO RAGGIUNTO Alla fine ce l'ha fatta. Ferdinand Piech, capo assoluto del gruppo Volkswagen è riuscito a mettere le mani su un marchio motociclistico e che marchio! Ci aveva provato anni fa, sempre con Ducati, per poi passare a un accordo con Suzuki (finito male) e questa volta, forte anche dei risultati straordinari che il Gruppo Volkswagen ha ottenuto nel 2011 e di una liquidità impressionante, non ha fallito. 860 milioni di euro, uno sull’altro, e così Audi ha comprato Ducati, conclusione logica di una serie di "rumors" (si erano già visti da tempo uomini Audi a Borgo Panigale) che da mesi invadono la rete, soprattutto da quando Andrea Bonomi, con tempismo perfetto, aveva annunciato di voler vendere in occasione del lancio stampa della Panigale.

TORNA ALL'ESTERO Dopo essere stata in mani italiane, Ducati va all’estero, quindi. Come nel 1996, quando Ducati era un marchio di casa Castiglioni e Claudio vendette il 51% delle azioni al Texas Pacific Group. L’esperienza a stelle e strisce di Ducati è durata un decennio tondo tondo: nel ’98 divenne Ducati Motor Holding SpA e nel 2006 tornò in Italia, acquistata dalla finanziaria di Andrea Bonomi, il Gruppo Investindustrial.

SOLDI E AUTONOMIA Gabriele Del Torchio, Amministratore Delegato di Ducati, spiega gli ultimi passi dell’acquisizione: “La transazione è sottoposta all’approvazione della autorità antitrust competenti, che dovrebbe avvenire nei prossimi mesi. Sono fiducioso che il Gruppo Audi permetterà a Ducati di proseguire i programmi di miglioramento del proprio posizionamento sui mercati di tutto il mondo. Quanto annunciato è la positiva conferma del rafforzamento di Ducati realizzato dal 2006 ad oggi sotto il controllo del Gruppo Investindustrial”.

NUOVA LINFA VITALE Che futuro, in fin dei conti? Roseo, viene da dire: a marchi di rilievo quali Lamborghini e Bugatti, il Gruppo VW  ha garantito autonomia e investimenti. E ora potrebbe accadere lo stesso anche con Ducati, che avrebbe così a disposizione denaro fresco per investire su nuovi modelli di volume, con i quali provare magari anche a giocare da global player sulla scena mondiale e a cavalcare l'onda del boom dei mercati asiatici, uscendo dall'esilio dorato dei segmenti premium ma senza comunque svilire il brand di Borgo Panigale.

MATRIMONIO D'INTERESSE In Audi, però, non sono semplici filantropi e non è quindi detto che invece Ducati non vada avanti per la sua strada, anche perché gli utili ottenibili con questo business a due ruote sarebbero la proverbiale goccia nel mare nel bilancio di Ingolstadt. Il gioco insomma potrebbe non valere la candela. Il tornaconto dell'operazione per quelli dei Quattro Anelli va quindi cercato anche da altre parti. Ragionando in ottica di medio periodo, Ducati potrebbe portare a livello di Gruppo il know how per realizzare in tempi brevi mezzi con basso impatto ambientale, facendo scendere drasticamente le emissioni medie della gamma. D'altro canto, non serve certo la sfera di cristallo per vedere come la mobilità in ambito urbano (e non solo) sia in profonda evoluzione e, in quest'ottica, avere un partner come Ducati potrebbe fare molto comodo.


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