Autore:
Andrea Rapelli

TI SCOLPISCO La scusa è stata una scultura. Cesellata e scolpita, a mano, dal bianco candore del marmo di Carrara. Si chiama Fortitudo mea in levitate (la mia forza sta nella leggerezza) ed è stata creata dai designer Ducati come manifesto programmatico, per spiegare che la leggerezza, appunto, nel disegnare una moto è molto importante. E lo sarà anche nelle moto di domani.

ANIMA DUCATI L'occasione ha fatto l'uomo – anzi, il giornalista – “ladro” di informazioni, in una piacevole chiacchierata con due personaggi chiave per Ducati e i ducatisti: Andrea Ferraresi, Direttore del Centro Stile Ducati, e Gianandrea Fabbro, Responsabile Creativo del marchio. Due che hanno collaborato allo stile di un sacco di Ducati, dalla 999 alla 1098, passando per la terza generazione della Multistrada, il Diavel e la Scrambler. Tanto per citarne qualcuna.

COME TI DISEGNO UNA DUCATI Si parte piano, come con un Desmo che deve ancora scaldarsi: si comincia con i processi base nel disegnare una moto. Fabbro e Ferraresi rispondono quasi all'unisono, mani che gesticolano veloci, voci di chi è appassionato vero e adora il lavoro che fa. “Si comincia sempre dalle proporzioni prende la parola Gianandrea – scegliendo la distanza fra le ruote. Poi, si decide il profilo, o fly line, come la chiamiamo noi. Il terzo passaggio è trovare stilemi e linee che siano in grado di comunicare il carattere del mezzo. Per esempio, se la moto è sportiva deve essere penetrante, con proporzioni più caricate sull'anteriore e un codino che scopre molto la ruota posteriore”.

QUESTIONI DI PRIORITA' Ferraresi, una laurea in Ingegneria Aeronautica e 15 anni di esperienza a Borgo Panigale, è lì che freme: “Il bello di essere in Ducati è che lavoriamo di concerto con i progettisti e discutiamo spesso, il confronto è vitale. Solitamente, a meno che non disegniamo qualcosa di veramente strano, i tecnici accolgono le nostre richieste e, se necessario, trovano il modo di renderle realizzabili modificando questo o quel particolare. Se ci pensate, non è affatto scontato avere questa libertà di azione. Specie nelle moto sportive, dove comunque le prestazioni sono importantissime."

INFLUENZE TEDESCHE A tal proposito, l'influenza stilistica di Audi si respira anche nei dintorni di Bologna? Parte Ferraresi: “C'è una forte collaborazione. Walter (De Silva, ndr) viene spesso nel nostro ufficio e vuole vedere i nuovi progetti. Tante volte, poi, ci dà consigli. Che, in genere, si rivelano azzeccati. Capita anche che ci sia un certo ricambio di designer fra Audi e Ducati ma quelli che vengono a Borgo Panigale devono amare le moto. Tra l'altro, i tedeschi sono appassionati veri: si fanno dare i nuovi modelli e li usano quasi più di noi...” Andiamo a bomba: rischiamo di vedere Ducati molto simili nell'aspetto, stile Audi? I due si fanno seri e categorici: “tranquilli, niente di tutto ciò. Ogni moto che uscirà da Borgo Panigale avrà un'identità ben distinta, pur inserendosi perfettamente nella famiglia Ducati.”

FUTURO Ecco, il futuro sembra l'argomento giusto per concludere in bellezza la chiacchierata. Prende la parola Gianandrea. “Senza dubbio, le due ruote sportive Ducati terranno sempre in primo piano lo stile. Non vedrete mai, per essere chiari, una futura moto supersportiva con una micro-carena (in stile jap, ndr): è poco elegante e non è nell'identità stilistica Ducati.” Prosegue Fabbri: “non possiamo dirvi molto sui modelli specifici, se non che vedrete presto evoluzioni sulla gamma Scrambler. In generale, comunque, ci sarà più pulizia nelle linee, in qualche caso un ritorno ai serbatoi in acciaio e alla semplicità: vogliamo togliere il superfluo. E se lo dicono loro, c'è da crederci.


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