Autore:
Alessandro Codognesi

ITALIANI, CHE GENTE Sono più che rattristato, sono sconvolto. Dopo 24 ore sveglio (con qualche pisolino nell’intermezzo, lo ammetto…) a godermi la 24 ore di Le Mans, una sola cosa mi rimbalza in testa: perché in Italia non esiste nulla di tutto ciò? Dopotutto, il Bel Paese è sempre stato un luogo di buon gustai e motoristi, dunque mi chiedo perché gare come il mondiale endurance non abbiano la visibilità e l’approvazione che gli spetta? Ma d’altronde,spesso se non ha un 46 stampato sulla moto, per l’italiano medio un pilota non è quasi degno d’essere menzionato. Un vero peccato e la tappa di Le Mans del mondiale endurance me lo fa capire ancor di più. Ma partiamo dall’inizio, e vediamo com’è andata.  

QUANTI INVITATI La cosa che colpisce da subito è la moltitudine di persone che si mobilita per la 24 ore di Le Mans. Difficilmente ricordo un ambiente motociclistico tanto acclamato e seguito, ma soprattutto noto che non esiste tifo per un pilota in particolare. Da quello ufficiale al gentleman rider, sono tutti ritenuti dei veri e propri eroi, come dei soldati diretti al fronte. E forse, visto la gara che corrono, hanno ben diritto di essere considerati tali.

PRONTI VIA Bando ai convenevoli, sono le 14:59 di sabato pomeriggio e la tensione in pista è alle stelle (la partenza è prevista per le ore 15:00). Tutti i piloti sono schierati al lato sinistro della pista, pronti a scattare di corsa sulla propria moto dal lato opposto della carreggiata. C’è qualcosa di mistico nella partenza di Le Mans, i piloti immobili sembrano statue immortalate nel momento dello scatto, pronti a raggiungere la loro amata sul versante opposto del fiume. Qualcuno barcolla, qualcun altro trema e finalmente via! Semaforo verde, suona la tromba, tutti i piloti si fiondano sulla rispettiva due ruote, tasto di accensione e partenza a cannone lungo il chilometrico rettilineo. Difficile trovare un cocktail tanto pericoloso e affascinante allo stesso tempo.

PRIME ORE DI GARA Come pronosticato nel pregara, la verdona n. 11 del team SRC Kawasaki è al comando della gara, seguita a ruota dalla Gixxer 1000 n. 1 del team SERT che, in testa al mondiale, non molla un colpo per evitare il golpe di Akashi. A seguire, la Yamaha n. 94 e la Honda CBR n. 77 del team TT Legends, moto, quest’ultima, con cui gareggia un certo John McGuinnes, campione in carica del Tourist Trophy.

UNA VITA A BORDO PISTA Si avvicina la sera ed è giunto il momento di respirare un po’ di aria box. E qui, viene fuori la passione che ciascun membro del team ha per il proprio lavoro. In qualunque box, anche quello del team più amatoriale, c’è una palpabile frenesia nell’aria, tanto che sembra di entrare in un alveare, con ogni ape operaia addetta a uno specifico compito. Nessuno sta con le mani in mano e, tanto per farvi un esempio, ho visto con i miei occhi un ragazzo bloccato in sedia a rotelle, mettere lui stesso le mani sulla moto, per imbullonare una staffa dello scarico. Nemmeno un’invalidità può fermare la vera passione e il meccanico in questione me lo ricorda senza pietà.

PASSIONE ED EFFICIENZA La passione dei meccanici va a braccetto con la loro competenza: la velocità di esecuzione è impressionante, basti pensare che un pit stop comprensivo di cambio gomme e pieno benzina (che peraltro, da regolamento le due operazioni non possono essere eseguite contemporaneamente) richiede mediamente solo 15 secondi.

AGGIORNAMENTI SCOTTANTI Intanto, nonostante siano già passate quasi 5 ore da inizio gara, i piloti in pista continuano a spalancare gas come forsennati, facendo registrare tempi praticamente identici a quelli iniziali (i migliori girano attorno all’ 1’40”). La Ninja n. 11 del Team SRC Kawasaki continua a martellare tempi da paura prendendosi parecchio margine sugli altri. Cambia invece la seconda posizione, con la Yamaha n. 99 che riesce a mettersi alle spalle la Suzuki n. 1 del Team SERT. A seguire la BMW n.99 e la CBR n. 77 TT Legends. Intanto, nelle retrovie, la stanchezza comincia a mietere vittime: alle 20:30 circa Nicolas Salchaud, pilota della Kawasaki n. 33, investe il greco Georgios Tsitos, che si trovava in piedi a bordo pista dopo essere caduto dalla BMW n. 199.

MAGIC HOUR E’ l’ora del tramonto e lo spettacolo è mozzafiato. Le moto sono agghindate con strisce di LED e fari ultraleggeri, mentre l’urlo sofferto dei quattro cilindri squarcia il quadro dipinto dal sole calante. In mezzo a queste grida, il bicilindrico dell’unica Ducati Panigale 1199 rimbomba sonoro, come un toro solitario. Per qualunque appassionato di moto è una cartolina strappalacrime.

THE JUNGLE Dopo una rapida cena a base di panini, mi dirigo ansioso verso “the jungle”, la massa di motociclisti accampati dietro la pista che, a detta di chi c’è già stato, è alquanto selvaggia. Lo scenario che si prospetta ai miei occhi è quanto di più simile al film Mad Max: ovunque fiammeggiano fuochi ardenti e moto lanciate a limitatore per interminabili minuti, il tutto sommerso da una fitta nebbia di fumi. Si griglia qualunque cosa, dalle salsicce ai vecchi pneumatici e la gente accampata girovaga nel guazzabuglio annebbiata anceh dai fumi dell'alcool, esaltandosi con i lontani echi delle moto in gara. Uno scenario incredibile, fatto di migliaia di persone per le quali la gara è solo un pretesto per evadere dalla realtà. Se in pista si corre una gara di 24 ore, qua si lotta per non crollare 24 ore.

SIAMO ALLA FINE Dopo una nottata un po’ insonne, siamo verso fine gara. Entrare nei box ora è come visitare una casa di cura: ovunque ci sono meccanici che fissano lo schermo adagiati sulle sedie, incantati e inebetiti dal sonno arretrato. E’ un lavoro sporco il loro, nessuno tra i meccanici, a differenza dei piloti, verrà ricordato per aver partecipato alla 24 ore di Le Mans. Ma dietro un grande pilota c’è sempre un grande team ed essere pronti per tutte le 24 ore al minimo imprevisto è un lavoro titanico. Complimenti a tutti i meccanici, dunque, troppo spesso trascurati.

E VINCE… Scocca l’ora X, ovvero le 15:00 di domenica pomeriggio. A tagliare per prima il traguardo è la Kawasaki n. 11, che si aggiudica così la terza vittoria consecutiva alla 24 ore di Le Mans. Segue la Suzuki n. 1 del team SERT che in questo modo si aggiudica la vittoria nel Mondiale Endurance 2012 (la 24 ore di Le Mans è la quinta di cinque tappe). Terza la BMW S1000RR del team BMW Motorrad France, che verso l’alba ha superato la Yamaha vittima di un problema al sistema di raffreddamento. Siamo al momento della premiazione: migliaia di persone entrano in pista scavalcando le barriere, mentre i piloti passano tra la folla in sella alle loro moto. Ognuno di loro, dal primo all’ultimo classificato, viene applaudito come un gladiatore. La posizione in classifica? Non conta per questa gente, se sei riuscito a terminare la 24 ore di Le Mans meriti gli applausi e i complimenti di chiunque, a prescindere dal numero in tabella. 


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