Autore:
Stefano Cordara


Una maglietta, un po' di tatuaggi a vestire la pelle jeans. Il phisique du role dell'artista c'è tutto, ma Mirko Baldini, alias Koro Design, va al di là di un semplice maestro dell'aerografo. Un creativo partito dalle moto ma poi capace di apporre la sua firma su oggetti di qualsiasi genere. Uno che guarda "oltre", come testimonia anche il locale che si è inventato: lo Skipintro un pub-negozio-salotto che a Milano ha già fatto tendenza. È lì che lo incontriamo per una chiacchierata sul design delle moto.

Gia il design. I designer sono sempre avanti. E allora ti becchi la domanda sul futuro. secondo te la tendenza della personalizzazione in che direzione sta andando.
Se ti guardi in giro capisci che la personalizzazione è partita dalle moto o dalle auto ma si sta allargando a macchia d'olio. Basta pensare che adesso si personalizzano anche i mobili, una cosa che 10 anni fa non stava né in cielo né in terra. Pensa che io adesso lavoro per la General Electric disegnado sui frigoriferi, ho aerografato persino il quadrante di un Rolex... Per quanto riguarda il design sulle moto è tutto molto pulito e lineare. Anche sui caschi, non vanno più quelli pasticciati, siamo tornati al rétro. Tutto torna, come nella moda.

Ma non hai paura di svegliarti una mattina e ritrovarti senza più fantasia? Di fare fatica ad inventarti qualcosa di nuovo?
Capita, sì, anche perché la clientela è diventata molto esigente vuole linee semplici ma che siano anche distintive. Se vogliamo, quindi, è più difficile adesso di prima creare qualcosa di inedito. E poi la gente capisce molto di più di verniciatura. 5 anni fa nessuno capiva niente, nemmeno se quelle righe sul casco erano adesivi o meno. Ad esempio io le moto le vernicio da cima a fondo, non uso mai adesivi, anche per le repliche per cui esistono adesivi già fatti.


Ma così costa di più, però.
Eh già, ma se vuoi il risultato... a prodotto finito il livello della qualità è incomparabile. Io preferisco fare 10 moto in meno, ma quelle che faccio devono essere tutte perfette.

Ma quando ti chiedono una replica, alla fine è pur sempre una copia, non è frustrante per la tua creatività?
Infatti io cerco sempre di non farla, ad esempio, questa, vedi? (indica la R1 esposta nel locale, che vedete anche nelle foto ndr) Me l'hanno portata e io ho cercato di personalizzarla in quelle due o tre cosine che ho potuto fare, tipo le tabelle portanumero, ho cercato di dargli una forma un po' più cattiva della solita che c'è in giro. A me non piace rifare delle cose già fatte se è possibile è sempre bello disegnare delle linee nuove, ma certo il cliente va accontentato.

Come si crea una grafica, c'è qualcuno che ti dà carta bianca?
Quello succede spesso, più che altro sono i clienti più vecchi, quelli che si fidano ciecamente di te. Però, proprio perchè la gente non è più così sprovveduta, spesso il cliente arriva con una bozza di progetto in testa, talvolta molto confusa, e tu devi metterla in pratica. Per cui tu devi essere bravo a cogliere quello che loro vogliono e a togliere gli errori e devi riuscire a convincerli che stai facendo esattamente quello che vogliono, in realtà lo migliori. Però è con la mano libera che mi tolgo le maggiori soddisfazioni.


Mano libera?
Esatto è li che un artista dell'aerografo si esprime al meglio, perché le cose geometriche con un po' di pazienza e di precisione le possono fare tutti. Non tutti però hanno la capacità di inventarsi le grafiche. Al giorno d'oggi ci sono tanti "pseudo carrozzieri" che prima riparavano automobili e si sono messi a fare moto. Questi copiano esattamente le grafiche che noi ci inventiamo. Ecco questa gente a me dà proprio fastidio, sono persone che l'unico talento che hanno è copiare. Scrivilo questo. Perché un conto è prendere uno spunto, copiare è un'altra cosa...

Ok l'ho scritto. Vedo tra le tue realizzazioni una certa voglia di semplicità, mi sembra che ti piacciano le linee semplici, non troppo complesse o elaborate.
La tendenza è questa, la moda vuole così, e uno bene o male la segue. 10 anni fa funzionava il custom e tutti volevano cose complicate, fiamme, teschi, draghi. Adesso il mercato si è spostato, io ho una clientela di un certo tipo che preferisce le cose pulite. Poi la cosa più importante del nostro lavoro è guardare il cliente e individuare già che tipo di aerografia vorrebbe. Per fare questo mestiere devi essere anche un po' psicologo.


Ma la tecnica come la migliori? Uno pensa: vernice-aerografo-disegno, ci sono anche dei trucchi del mestiere?
Trucchi ce ne sono tanti, chiunque faccia questo mestiere ha i suoi. Ci sono delle tecniche che uno impara solo sulla propria pelle, continuando a lavorare e sperimentando a volte si trovano cose nuove, a volte si sbaglia e si impara a rimediare. Per esempio se limo la punta dell'aerografo riesco a fare righe più fini, l'esperienza ti porta a sperimentare sempre cose nuove. E poi a me piace sperimentare di persona, poi quando una tecnica la passo ai ragazzi che lavorano con me diventa di dominio pubblico. Io sono autodidatta, ho imparato da solo. Ad esempio io uso il pollice, è una mia invenzione è una mascherina perfetta perché non è netta, rigida, se io devo dare un'ombra ma non voglio che sia netta il pollice è perfetto.

Quindi, alla fine, tu ti consideri più un artista che un artigiano.
Si, anche se è un lavoro per me, in tutti i lavori ci metto sempre del mio uno stimolo lo devo sempre avere, altrimenti non riuscirei a farlo come lavoro.

Se guardi al passato, ai lavori che hai fatto qualche tempo fa, come li giudichi? C'è qualcosa che hai fatto che riguardandolo con gli occhi di oggi non ti piace più?
Sicuramente se guardo dei lavori che ho fatto cinque anni fa, ma anche l'anno scorso capisco di essere cresciuto, non è che non mi piacciono ma mi rendo conto di essere ad un livello superiore. Però rientra nel discorso che abbiamo fatto prima, uno deve sempre progredire e non si deve mai fermare.

Tu non sei solo esperto di aerografia, sei anche esperto di design. Allora, da esperto, giudicami il design delle moto, quello a tuo parere più interessante.
Io delle moto guardo la linea, l'aggressività. Più è aggressiva e più mi piace, soprattutto se è una sportiva. La Yamaha R6 a mio parere è al momento la moto più bella in circolazione. Ma anche nelle naked apprezzo l'aggressività. Ti faccio un esempio: La Kawasaki Z mi dà proprio l'idea della cattiveria, dell'aggressività. Infatti, l'ho comprata...


Secondo te quanto incide la grafica sull'impatto estetico di una moto.
Moltissimo, a livello d'impatto la verniciatura e la grafica valgono almeno l'80 percento dell'impatto visivo. Facci caso ma la prima cosa che guardi non è che marmitta hai o i freni, le prime cose che vedi sono il colore e la grafica.

A livello di marchi, chi è più attento al design?
Yamaha, è senz'altro avanti

Ma se un colosso della motocicletta, magari giapponese, ti chiamasse e ti dicesse. Ci piace il tuo lavoro, vieni in Giappone e diventi il nostro responsabile delle grafiche cosa fai, molli tutto e parti?
No, mollare tutto no, sono troppo legato a Milano, quindi non mi sposterei per tutta la vita. Però sarei un buon consulente...

Ultima domanda: come mai il tuo lavoro di designer è poi sfociato addirittura in un locale come lo Skipintro?
L'idea del locale mi è venuta anche per offrire qualcosa di nuovo alla gente di Milano, una città che amo. Milano ormai è strapiena di locali ma sono tutti Outlet o negozi esagerati, giganteschi. Quello che manca e di cui la gente sente ancora l'esigenza è la ricercatezza, è l'atmosfera della vecchia bottega. Manca un rapporto umano particolare con chi ti serve che oltre a servirti ti spiega anche o cosa stai comprando o cosa stai bevendo e magari te lo fa su misura. Come vedi anche qui si va a finire nella personalizzazione, come per l'aerografia o il design.


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