Autore:
Stefano Cordara

BUON PARTITO Se fossero ragazze in età da marito potremmo benissimo dire che papà Claudio può ritenersi soddisfatto: le sue figliole sono finite in mano a quelli che normalmente si definiscono dei buoni partiti. Prima Husqvarna, finita in mano al classico tedesco tutto quattrini e organizzazione (alias BMW). Ora tocca a all'MV Agusta, che aveva molti pretendenti. Però Papà Claudio ha scelto il migliore, un americano che quanto a stabilità è una certezza assoluta. L'americano fa Harley di nome e Davidson di cognome.


La F4 1000 RR
MATRIMONIO DI INTERESSI Ebbene si, dopo i rumors che da qualche mese giravano un po' dappertutto il matrimonio si è concluso. Matrimonio di interessi? Sì, e che interessi. Per MV questa è una autentica liberazione, dai debiti e dalle incertezze innanzitutto. Perché se le moto create da Castiglioni fanno sognare, i conti sono invece da incubo. Il bilancio del 2007 diceva profondo rosso: - 34,4 milioni di Euro, questo nonostante le quasi 6.000 moto vendute.

SOGNI E REALTÁ E nel 2008 la produzione stentava a mantenersi sui livelli di sopravvivenza a causa dei soliti problemi: fornitori che non fornivano più il materiale attendendo di essere pagati. Perché Castiglioni è uno che le moto le sa fare, e bene. Lui e quel genio di Tamburini sanno costruire moto da favola ma che hanno sempre fatto a pugni con la logica industriale.


La Harley XR 1200
prodotta per
il mercato europeo
SBARCO IN EUROPA Per Harley, invece, si tratta di un acquisto con cui la Casa americana sbarca ufficialmente in Europa, puntando ad estendere la propria quota di moto vendute all'estero, che attualmente si attesta sul 30% del prodotto. Non è certo la prima volta che Castiglioni, cercando si salvare i conti in rosso, vende pacchetti di azioni (anche alla malese Proton, ricordate?), la novità questa volta è che Harley non si è accontentata di una porzione, ha preso l'intero piatto di portata, ovvero il 100% delle azioni, acquistate per 70 milioni di Euro, che per prima cosa copriranno i debiti.

30 ANNI Dopo 30 anni esatti, quindi Castiglioni perde la proprietà. Curioso constatare come di fatto si tratti di un ritorno alle origini. Nel 1978 fu, infatti, proprio Castiglioni (assieme a suo fratello Gianfranco) a rilevare dalla H-D l'Aermacchi (di proprietà della Harley dal 1972) e la sede è sempre rimasta quella di allora, alla Schiranna.

TUTTO RESTA DOV'È Proprio dove rimarrà ancora: Harley ha deciso, infatti, di lasciare uffici e catene di montaggio dove sono, facendo anche tirare un sospiro di sollievo ai lavoratori del gruppo che certo non se la stavano passando troppo bene. Quindi gli appassionati si tranquillizzino, soldi e proprietà sono americani ma le Harley sono Harley e resteranno Harley, le MV sono MV e resteranno MV, italiane nel progetto e nella fattura (un po' la stessa cosa è successa alla Benelli rinata grazie a capitali cinesi). Nelle intenzioni degli americani MV è destinato a diventare un "marchio di lusso", come se non lo fosse già.

VOLTI NUOVI Arriveranno quindi nuovi manager, ma Castiglioni resta presidente con ampi poteri decisionali sui progetti futuri che svilupperà ancora assieme alla CRC di Massimo Tamburini. L'accoppiata dei sogni continuerà quindi a produrre moto uniche? Pare proprio di sì, e adesso che ci sono anche i soldi chi li tiene più? Ma attenzione signor Claudio, gli americani sono gente strana. Non vogliono solo sognare, loro. Vogliono anche guadagnare.


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