Autore:
Giovanni Zamagni


WHAT'S NOIA?
Alla faccia di chi dice che la MotoGP sta diventando noiosa come la F.1 e senza sorpassi. Il GP della Catalunya è stato uno dei più belli, spettacolari e avvincenti di sempre, con Casey Stoner e Valentino Rossi a dir poco straordinari e tanto veloci da sminuire la prova di Daniel Pedrosa, che pure è arrivato terzo ad appena 390 millesimi.  In 25 giri, solamente Stoner e Rossi si sono superati 16 volte, addirittura tre in un unico passaggio, il 19esimo, quando il campione della Ducati e quello della Yamaha hanno affrontato il curvone da quasi 200 km/h appaiati uno fianco all'altro. Alla fine, il sorpasso decisivo, in rettilineo all'inizio del penultimo giro, lo ha effettuato Stoner, tanto bravo poi da impedire a Rossi di provare a replicare, con Casey primo sotto la bandiera a scacchi per soli 69 millesimi.

CAVALLI, MA NON SOLO È stata una gara straordinaria quella dell'australiano e non bisogna commettere l'errore di attribuire il suo successo, il quarto di questa stagione, solamente alla superiore velocità della Ducati in rettilineo. La GP7 è sicuramente - e nettamente, mediamente 10 km/h - più rapida della Yamaha di Rossi, ma solo Stoner è in grado di guidarla in quel modo. Lo confermano i risultati degli altri piloti in sella a una Desmosedici e lo confermano le immagini televisive. Casey sfrutta al meglio le qualità della moto e delle gomme, ma ci mette anche del suo e, soprattutto, sta dimostrando una maturità sorprendente.


CHE TESTA
A 21 anni, è normale essere veloci, temerari, spericolati, affamati di vittoria, ma è tutt'altro che comune essere anche freddi e lucidi, saper gestire una gara. Stoner, invece, lo fa in maniera straordinaria. A Barcellona, prima ha cercato di scappare e quando non c'è riuscito ha comunque imposto il suo ritmo, per nulla preoccupato dall'avere un pilota come Rossi attaccato al codino. Nonostante Valentino abbia fatto di tutto per metterlo sotto pressione, Casey non ha fatto una sola sbavatura, ha risposto immediatamente a ogni attacco del fenomeno della Yamaha e negli ultimi due giri ha gestito la situazione come fa solitamente il miglior Rossi.

VITTO DIXIT  "Se le moto non fossero state colorate, sarebbe stato difficile sapere chi era Valentino e chi Casey", ha commentato con grande acume Vittoriano Guareschi, il bravissimo collaudatore della Desmosedici. Dire che ha guidato come se fossi Rossi, è il miglior complimento che si possa fare a Stoner.


ONORE AL MERITO
Fatti gli onori al vincitore, non si può non elogiare lo sconfitto. Ancora una volta, Valentino ha guidato in maniera incredibile, riuscendo a far passare in secondo piano l'evidente inferiorità della sua Yamaha. Alla staccata della prima curva, Rossi faceva paura tanto frenava più tardi dei suoi rivali, Stoner compreso, e in un altro paio di punti, Valentino sembrava veramente di un'altra categoria. Il sette volte campione del mondo è sempre stato straordinario in tutta la sua carriera, ma quest'anno, se è possibile, sta guidando ancora meglio che in passato.


MAI SAZIO
Per lui si può fare il discorso opposto di Stoner: a 28 anni e dopo tanti successi, è normale che Valentino abbia grande esperienza e sappia gestire al meglio anche le situazioni più difficili, mentre deve essere considerata straordinaria la sua voglia di provarci sempre e comunque, di tentare di vincere qualsiasi gara, indipendentemente dal pacchetto a sua disposizione. Per quello che sta facendo, "rimane il punto di riferimento, il pilota da battere"; a dirlo è proprio Casey Stoner.


DANIEL, IL TERZO COMODO
Daniel Pedrosa è un altro grande pilota, ma è un gradino sotto a Rossi e Stoner. Lo spagnolo è veloce, determinato, guida bene, ma è poco aggressivo in frenata. Casey dice che se non forza la staccata è probabilmente solo perché la sua Honda non è a posto, ma Daniel non ci prova mai, quasi annichilito di fronte alla forza dei due rivali. Ad onore di Pedrosa, va detto che è l'unico che riesce a guidare una RC212V non così competitiva: insomma ci mette una pezza, anche se non fa ancora la differenza.


RANDY IL COMBATTENTE
Tra le note positive, l'ormai consueta bella gara di Hopkins (suo il giro più veloce della gara, nuovo record della pista) e la prestazione di Randy De Puniet, secondo in prova e quinto in gara nonostante un ginocchio gonfio come un melone, conseguenza di una brutta caduta al Mugello. De Puniet è stato bravo e ha anche dimostrato che la Kawasaki è tutt'altro che male: con un pilota più veloce ed esperto, sarebbe probabilmente a livello di Suzuki e Yamaha.


IL RITORNO DI LORIS
Un bravo anche a Loris Capirossi che dopo aver toccato il fondo in prova (17esimo, ma non per colpa sua), in gara è risalito fino al sesto posto, girando con buoni tempi; Stoner è lontano, ma Capirossi sembra in ripresa. Non lo è, invece, Marco Melandri, sprofondato in una crisi imbarazzante. La Honda non è sicuramente una moto vincente, ma Marco, con una RC212V indubbiamente migliore di quella di Elias, continua a prendere paga dal compagno di squadra.


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