Autore:
Stefano Cordara

STONER IL TERRIBILE Stoner, Stoner, Stoner. Il nome dell’australiano di Kurri Kurri è sempre stato la in alto, sopra a tutti. Primo in tutti i turni di prove e naturalmente primo anche alla fine della gara. L’accoppiata Stoner-Honda che ha terrificato gli avversari per tutto l’inverno ha dunque confermato le premesse, del resto l’australiano ha anche un feeling particolare con la pista del Qatar.

INDICAZIONI PREZIOSE Ma è anche vero che la prima gara della stagione svoltasi sotto le luci artificiali del Qatar ha dato indicazioni preziose. Perché i test sono test, le prove sono prove, ma quando si spegne la luce del semaforo e i punti sono quelli buoni per il campionato nessuno si nasconde più e l’adrenalina fa anche guidare sopra i problemi.

QUASI MONOMARCA Così chi si aspettava un monomarca Honda sul podio (che ci poteva stare e all’inizio quando i tre piloti Repsol erano compatti sembrava un monomarca davvero) sarà stato sorpreso di vedere che Lorenzo ha tirato fuori “le palle” nel vero senso della parola e ha guidato da vero campione del mondo. O forse no, non c’era da sorprendersi perché Lorenzo in cima al foglio dei tempi non c’è mai stato ma è sempre stato veloce e costante. La Yamaha non vale la Honda (almeno sul dritto, perché in curva la M1 è ancora un binario), ma Lorenzo la guida in modo perfetto, e lui e il suo staff sanno rendere la M1 sempre competitiva e sanno essere presenti quando serve. Lo spagnolo si è lamentato per tutti i test invernali, sembrava schiacciato dalla superiorità Honda, quasi annichilito dalla velocità di Stoner, era nervoso, insicuro. Ma qui ha guidato d’orgoglio mostrando di meritarsi il numero uno sulla carena.  Non è un caso che Jorge alla fine della gara esultasse come se avesse vinto, in un podio ci sperava, era alla sua portata, ma nemmeno lui pensava di arrivare così avanti.

PEDROSA E IL BRACCIO La faccia di Lorenzo è tutto il contrario di quella di Pedrosa. Camomillo lotta con i denti e con tutto quello che ha. Lui ai tempi di Stoner non ci arriva subito, ma ci arriva sempre e in gara addirittura sembrava potesse prendere il sopravvento. Ma il fisico minuto di Dani,  minato da molte cadute e operazioni, quel fisico che sembrava perfetto durante tutto l’inverno non ha retto al ritmo gara e si è mostrato ancora una volta fragile.

DISTRUTTO Dani ha accusato problemi al braccio sinistro e ha mollato di schianto facendosi recuperare anche da Lorenzo, non abbiamo motivo alcuno di pensare che non sia così, anche perché al parco chiuso mentre i due compagni di podio a momenti non erano nemmeno sudati, Pedrosa era letteralmente distrutto. Peccato però che Pedrosa abbia mollato quando Stoner lo ha passato e ha dato un “tirone” devastante (oltretutto guidando al limite con la Honda che si muoveva quasi come la Ducati) rifilandogli un secondo in un giro. Oltre al braccio anche un cedimento psicologico?

IL GIOCO DELLE COPPIE La gara di Losail è stata un po’ come il “gioco delle coppie” c’era la coppia Stoner-Pedrosa, poi Lorenzo da solo, poi Simoncelli-Dovizioso  e poi Spies-Rossi.  I due Italiani della Honda se le sono date per tutta la gara, ma il podio lo hanno sempre visto da lontano. Spies invece è un po’ la delusione del Qatar, perché dopo essere sempre stato davanti a Lorenzo per tutte le prove libere, quando i tempi (e i punti) hanno contato davvero  è stato regolarmente battuto dal suo compagno. Forse l’uomo di ghiaccio ha accusato l’emozione della prima gara, fatto sta che “Ben il terribile” si è svegliato quando ormai era troppo tardi.

ANALISI ROSSI Il discorso Rossi è un po’ diverso, e va analizzato con attenzione per capire a che punto sia realmente la Ducati. Ovvio che il settimo posto dia l’impressione che Valentino abbia preso una gran paga, in realtà se le prove non sono andate affatto bene, il passo di Rossi per gran parte della gara è stato a livello se non di Stoner e Pedrosa, almeno di Simoncelli e Dovizioso. La partenza di Rossi è stata davvero esagerata, dalla terza fila era secondo all’ingresso della curva uno e non fosse andato largo (è stato questo a fargli perdere tempo, più che i giri dietro a Barbera) poteva effettivamente stare con il gruppo che conta, e forse saremmo qui a parlare di un mezzo miracolo.

MEGLIO LA GARA Insomma se in prova proprio non ci siamo, in gara nei primi 4-5 la Ducati ci può stare. C’è da accontentarsi, per ora, anche perché andare più avanti non è uno scherzo visto che la MotoGP di quest’anno è a un livello impressionante. Si perché di livello impressionante è giusto parlare. Chi pensava che nell’ultimo anno delle 800 le moto non sarebbero state sviluppate si sbaglia di grosso, i miglioramenti delle moto, soprattutto delle Honda sono stati impressionanti e facendo un po’ di analisi numerica lo capiamo subito.

ANALISI DEI NUMERI Stoner era in pole anche l’anno scorso, ma non è nemmeno sceso sotto l’1.55 (precisamente 1:55:077) quindi è stato 9 decimi più lento di quest’anno. La prima Honda in qualifica l’anno scorso fu quella di De Puniet con 1:55:8, con il suo 1:55:6 Valentino Rossi sarebbe partito dalla quarta cesella quest’anno invece è stato nono. L’anno scorso Valentino Rossi vinse il GP impiegando 42’50” (all’incirca un tempo simile a quello del 2011 per Rossi), quest’anno Stoner ha impiegato 42’38”, ben 12 secondi in meno.

GRIGLIA SCARNA Resta il fatto che la griglia della MotoGP è poverissima, assente Bautista per l’infortunio sono partiti in 16, dopo due curve è caduto DePuniet ed erano in 15, dopo un giro si è ritirato Capirossi ed erano in 14, caduto Elias (in modo incomprensibile visto che girava pianissimo) al traguardo sono arrivati in 13, e così i punti mondiali li ha presi anche Karel Abraham che è arrivato al traguardo quando a Losail avevano quasi già spento le luci...

MOTO2 MEGLIO DELLA 250 Chiudiamo con un cenno alla Moto2, dove Bradl ha fatto lo Stoner e ha dominato gara e prove. Il commento se lo merita perché la Moto2, la lentissima Moto2, ha impiegato solo un anno per diventare più veloce della 250. Nel 2009 Bautista con la migliore delle Aprilia ottenne la pole in 2:00:677, quest’anno Bradl ha rischiato di sfondare il muro del 2 netto con 2:00:1 ovvero quasi due secondi più veloce dello scorso anno, il record della pista della 250 (1:59:3 di Debon nel 2008) è nel mirino per l’anno prossimo. Un passo avanti impressionante, che rende queste moto, ormai motore a parte delle piccole MotoGP, sempre più interessanti.


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