Autore:
Giovanni Zamagni


FINITO?
E adesso come la mettiamo? Cosa diranno quelli che sostenevano che Valentino Rossi era un pilota finito? E' bastata una gara negativa - quella di Donington, dove Valentino è stato effettivamente poco brillante - per mettere in discussione un campione straordinario, capace di vincere sette mondiali in quattro cilindrate differenti, con tre marchi differenti (Aprilia 125 e 250, Honda 500 e MotoGP, Yamaha MotoGP) e compiere imprese memorabili. Come quando a Welkom, in Sud Africa, vinse nel 2004 al debutto con la Yamaha M1, una moto che in mano a qualsiasi altro pilota sarebbe finita oltre il decimo posto. O come quando a Phillip Island trionfò con la Honda RC212V nonostante una penalizzazione di dieci secondi per sorpasso con bandiere gialle. O come quando a Donington salì sul gradino più alto del podio con la Honda 500, pur partendo dalla undicesima posizione.

50% DI VITTORIE Esattamente come è successo sabato ad Assen, ultima perla di una carriera che conta la bellezza di 87 vittorie, 61 delle quali nella classe regina, per una media pazzesca del 50% di successi. Mettere in dubbio uno come Rossi, significa non sapere bene come funzionano le corse, non dare il giusto valore ai protagonisti che fanno grande questo sport.


In Olanda, si è assistita a un'altra prova magistrale del fenomeno di Tavullia, capace di recuperare dall'undicesima posizione, determinata in prova dalla netta inferiorità sul bagnato delle Michelin rispetto alle Bridgestone. Fosse piovuto, per Rossi non ci sarebbe stato scampo, ma quando sabato ha visto il cielo sereno, Valentino ho cominciato a crederci. Sorpasso dopo sorpasso - quasi tutti effettuati all'ultima chicane, compreso quello decisivo a Stoner a quattro giri dalla fine, Valentino è risalito, ha annullato uno svantaggio di 5"1 e ha trionfato in solitario, sfruttando al meglio un pacchetto moto-gomme, che in questo caso è sembrato superiore a quello a disposizione di Casey.


STONER COMUNQUE GRANDE
L'australiano è stato sconfitto, ma ha disputato un'altra gara straordinaria, perché pur velocissima in rettilineo, la sua Ducati faticava parecchio in altri punti della pista. Nella chicane dove ha subito il sorpasso (e dove al mattino era caduto nel warm up), Stoner doveva faticare moltissimo con una moto molto pesante nel cambio di direzione, mentre Rossi poteva contare sulla grande agilità della M1. Le Bridgestone, oltre tutto, questa volta non erano perfette - basta vedere il risultato degli altri piloti con gli pneumatici giapponesi per rendersene conto - e quindi l'australiano ha fatto veramente la differenza.


SARÀ UNA GRANDE SFIDA
Insomma, ci troviamo di fronte a una sfida di altissimo livello, tra un campione che ha già vinto tutto e non deve più dimostrare nulla, e un giovane talento ancora tutto da scoprire. In questo confronto avvincente e appassionante, di volta in volta saranno più le gomme che le moto a fare la differenza, perché ciascuna con i propri pregi e difetti, Ducati e Yamaha sembrano equivalersi. Il motomondiale ha appena superato metà campionato (9 gare disputare, 9 da fare), ma è difficilissimo fare un pronostico: certo che i 21 punti di vantaggio di Stoner rappresentano comunque un tesoro prezioso.


HONDA (E HAYDEN) IN RISALITA
Il GP d'Olanda ha mostrato una Honda in netta crescita, perlomeno le moto ufficiali. E il terzo posto di Nicky Hayden è ricco di significati, perché dà un po' di fiducia aun pilota che è pur sempre campione del mondo ed è un bravissimo ragazzo, e ridimensiona una volta di più Daniel Pedrosa, quest'anno mai veramente convincente. La Honda non vince dal GP del Portogallo del 2006 (sono passate 10 gare), ma la sensazione è che non sarà Pedrosa a interrompere questo digiuno.

DANIEL IN AFFANNO O meglio, non sarà questo Pedrosa, sempre rinunciatario nella sfida carena contro carena. Daniel, naturalmente, rimane un campione di livello assoluto, ma per battere due fenomeni come Rossi e Stoner deve essere più incisivo.


ITALIANI IN CRISI NERA
L'ultima considerazione è per due piloti in grandissima crisi. Marco Melandri ha finito decimo subendo anche il sorpasso da Anthony West all'ultima chicane, mentre Loris Capirossi si è ritirato per problemi alla frizione, quando era terz'ultimo. Per entrambi una stagione da dimenticare, con l'aggravante per Melandri, che appena tagliato il traguardo ha sfogato la sua rabbia sfasciando il vetro del cupolino della sua moto con un pugno e rientrando ai box ha cercato di rompere il motore facendolo girare per parecchi secondi al limitatore con la frizione tirata. Una brutta mancanza di rispetto verso chi, comunque, lavora giorno e notte per metterlo nelle migliori condizioni possibili. Guadagnando, tra l'altro, decisamente meno dei suoi tre milioni (e passa) di euro.


TAGS: gran premio d'olanda