Autore:
Stefano Cordara


Il podio finale
VITEPARALLELE Sto imparando a mie spese che nello sport ci sono coseche viaggiano in parallelo. C'è il campodi gara, quello dove persone e moto si sfidano sudando e dando tutto finoall'ultima curva. E ci sono signori con la camicia azzurra che si siedonoattorno ad un tavolo e decidono le sorti di un team o di un campionato.

DAVIDEE GOLIA
Ad Oschersleben, ilcampo ha detto che una piccola squadra italiana nata quasi per scommessa èriuscita dopo 24 ore corse in modo impeccabile a conquistare il dodicesimo posto assoluto (guadagnando così iprimi punti mondiali) e a vincere lapropria categoria rifilando tre giri al secondo equipaggio. Una gara perfetta, senza nessuna sbavaturadove moto e piloti hanno dato il massimo senza problemi dalle 15 del sabatoalle 15 della domenica.

DAREMOBATTAGLIA Gliuomini con la camicia azzurra, dopo 24 ore di gara hanno deciso dopo una verifica assolutamente discutibile chela nostra moto non era regolare (all'alimentazione peraltro perfettamente di serie) e pertanto dovevamo essere squalificati. Ovviamente,visto che siamo assolutamente certi dellaregolarità delle nostre moto, ci siamo attivati per fare ricorso presso la Federazione Iternanzionale e riavere ciò che ci siamo guadagnati in pista. Ci vorranno mesiper sapere il finale, mesi dove qualcuno deciderà chi ha ragione.


ILPODIO DALL'ALTO Ma ilpodio, l'emozione di salire su quel gradino più alto di tutti, dell'inno diMameli, di tutti i ragazzi del team commossi a far festa in pit lane, delpubblico che ti acclama, tutto questo ormai non ce lo porta via nessuno
,resterà per sempre stampato nella nostra memoria. Un'emozione che nessunacamicia azzurra potrà portarci via, perché alla fine questa gara volenti onolenti noi l'abbiamo vinta ed erano anni che una squadra italiana non saliva sul gradino più alto del podio di una 24 ore mondiale...

INIZIOCOL BOTTO Nontutto era iniziato proprio per il verso giusto, almeno per me. Diciamo cheiniziare una 24 ore con un volo a 180 all'ora dopo 10 giri di prove libere nonè proprio il massimo. Complice una giornata novembrina (ma qui non li hannoavvisati che è arrivata l'estate?)  e unasfalto non caldissimo mi ritrovo per terra senza nemmeno rendermene conto nelcruvone più veloce del circuito. Perfortuna sant'Alpinestars fa il suo lavoro, e il sottoscritto se la cava con unaslogatura alla caviglia che Daniel riesce a sistemare senza problemi.


VELOCIANCHE IN PROVA
Con la caviglia gonfia come un melone, camminare è un problema, per fortuna però riesco a guidare senza problemiper cui non mi posso lamentare. Per Max e i ragazzi del box sistemare laseconda moto è un superlavoro, ma per le prove ufficiali siamo di nuovo pronti. Non è certo il giro veloce quello che fa ladifferenza in una 24 ore, per questo nonci affidiamo alle gomme supersoft che utilizzano tutti i team concorrenti, manonostante ciò riusciamo comunque a toglierci qualche soddisfazione: Arnoldi, scatenato, con un 1.32.5 conquistail settimo posto assoluto del suo gruppo; io con 1.33.6 il sedicesimo delmio, Bellezza (che gira con ilgruppo dei più veloci) fa all'inizio un po' più di fatica, ma si riscatta nel secondo turno di qualifica dove con untempo incertissimo (pioviggina a tratti e la pista è un rebus) è praticamente l'unicopilota a migliorare il suo tempo di ben 7 decimi arrivando a 1.33.7. Inpratica, dati alla mano, siamo tutti e tre più veloci di mezzo secondo almenorispetto all'anno scorso considerando che la moto è la stessa non ci possiamocerto lamentare no? La media dei tre tempici piazza al ventunesimo posto in griglia sui 54 partenti, siamo pronti.

DOMENICABAGNATA Sabatomattina una pioggia insistente non lascia presagire nulla di buono; siamostati fortunati fino ad oggi e a parte un giorno di prove al Bol d'Or dell'annoscorso la pioggia l'abbiamo sempre scampata. Invece, pare proprio che qui dovrà essere nostra fastidiosa compagna per tutta lagara. La cosa ovviamente non piace a nessuno, soprattutto perché ad Oschersleben la notte è maligna, non sivede niente con l'asciutto figuriamoci quando piove.


WARMUP CON LE RAIN
Il warm up è bagnato (proviamo le rainDunlop per la prima volta), ma la gara partecon la massima incertezza: non piove più, la pista è bagnata solo a tratti eazzeccare la scelta delle gomme è come centrare un terno al lotto. Come il99 % dei partecipanti scegliamo di partire con le rain. Arnoldi sembra non accorgersene, però, perché inizia a girare fortissimosull'asfalto praticamente asciutto battagliando per la quindicesima posizioneassoluta! Dopo mezz'ora è ai box per montare le slick. Siamo tra i primi ad effettuare il cambio e questo ovviamente ci fafranare in classifica fino alla quarantaseiesima posizione, ma man mano chesi fermano anche gli altri torniamo alle posizioni che contano, entro i primi quindici e da li non scenderemo più.

TUTTOPERFETTO La gara è andata talmente bene che c'è perfino poco daraccontare, a parte la fatica tremendanell'affrontare turni da 50 (!) giri per un totale di un ora e venti di pista,roba da farsi venire le allucinazioni. Perché quando parti sei carico e iprimi 15-20 giri passano anche in fretta, poi inevitabilmente la stanchezza prende il sopravvento, fatichi a curvare,a frenare, senti la moto che si alleggerisce perché ha meno benzina ma quella maledetta spia non si accende mai.


Ecco cosa
si vede di notte
ad Oschersleben
ALLARICERCA DI STIMOLI L'unica soluzione è trovare uno stimolo, tentare di seguirechiunque ti passi e vedere in chi tiprecede a distanza il tuo avversario diretto da raggiungere ad ogni costo.Solo così trovi la forza di andare avanti, perché se inizi a girare da solo (sembra impossibile ma anche in unpistino da 3 km e mezzo con 50 moto in pista si riesce a girare da soli) è finita, inizi a rallentare senza nemmenoaccorgertene.

BUIOPESTO Di notte, poi, è ancora peggio, anche se ancora una volta il nostro team con il buioè riuscito a fare la differenza, limitando il distacco dai migliori giri diurnia meno di un secondo e questo, con il buio che c'è ad Oschersleben non èroba da poco.


La Dunlop
anteriore
dopo 8 ore
CHEGOMME! A tutto questo devo aggiungere per forza la componentegomme: scegliendo Dunlop sapevo saremmoandati sul sicuro (sono le gomme campioni del mondo si specialità, unmotivo ci sarà) ma quando l'anno scorsosentivo parlare di cambi gomme dopo sei ore di gara pensavo fossero le solitechiacchere da paddock. Mi sbagliavo, le slick inglesi sono state elementochiave della nostra vittoria. Tenutaeccellente e durata stratosferica ci hanno consentito di girarepraticamente sui tempi della qualifica con una costanza di rendimentoimpressionante, in una fase crucialedella gara abbiamo tenuto lo stesso pneumatico anteriore per 8 ore! E questosenza avere nessun problema di aderenza. Eil posteriore, ovviamente, non è da meno assicurandoci 4 ore di guidaininterrotta senza manifestare mai insofferenza e avvisando con ampioanticipo quando iniziava ad essere alla frutta...


TANTAPISTA, POCO BOX
Davvero gomme eccezionali, soprattutto perchi come noi correndo nella stock ha necessità di cambiare meno gommepossibili, perché senza sganci rapidi ogni sosta costa parecchio tempo. E non è certo un caso se in questa gara ilnostro team ha trascorso ai box solo 29 minuti e 24 secondi, meglio di noi soloaltri 4 team e tutti con moto dotate di sganci rapidi. Un tempo che la dicelunga non solo sulla nostra strategia, ma anche sulle capacità di lavoro deiragazzi capitanati da Max che non hanno sbagliato un colpo.

RIDETHROUGH Alla fine l'unicaemozione arriva al mattino della domenica, quando Arnoldi esce talmentemotivato dalla penultima curva da finire un pelo largo e preferire di infilarsinella corsia box piuttosto che cadere sull'erba. In pit lane è ilsubbuglio, tutti i meccanici assopiti schizzano in piedi come assatanati ma Ivopassa dai box, manda un bacio a tutti e rientra in pista a martellare giri sull'1.33.Bello scherzo eh?


L'ORAINFINITA
Quanto può durare un'ora? Secondo logica sessantaminuti, ma quando quell'ora è l'ultima di una gara che dura un giorno intero diventainfinita. Per la terza volta tocca a mefinire la gara, e come l'anno scorso qui e come al Bol d'Or è un'ora che nonfinisce mai. In classifica siamo relativamente tranquilli, il dodicesimoposto assoluto è assicurato e il secondo della stock è a tre giri di distacco. In pratica si tratta solo di fare unapasserella e portare la moto al traguardo.


CHE TENSIONE
Ma è proprio qui il fatto, seili teso come un violino attento ad ogni minimo rumore che arriva dalla moto(ricordate Barcellona?), sforzarsi diandare piano è quasi più difficile che spingere per cercare il tempo, perchéci si deconcentra e quel conto alla rovescia che vedi ogni volta che passi sultraguardo sembra andare lentissimo. Unostillicidio che finisce solo sotto la bandiera a scacchi quando ti puoiliberare di tutto lo stress accumulato. Confesso che nel giro d'onore mi èscappata una lacrimuccia. Ci credete? Abbiamovinto una gara del mondiale, e anche se per la festa definitiva dovremoaspettare ancora un po' poco importa. I fatti ci hanno portato sul gradino piùalto del podio, il resto sono solo parole e carte bollate.


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