Autore:
Alessandro Codognesi

ALEA IACTA EST Il dado è tratto: a Milano, zona porta Venezia, sono state istituite dall’assessore Pierfrancesco Maran, due “zone 30 all’ora”, come vengono chiamate. L’idea si basa su un progetto della Onlus Ciclobby e dei Genitori Antismog. E non è tutto: queste due zone, denominate Lazzaretto e Melzo dai nomi delle vie intorno a cui insistono, sono solo l’inizio di un progetto molto più ampio, che negli anni a venire potrebbe portare il limite di 30 km/h a tutta l’Area C e oltre.

INFO UTILI Sembra doveroso fare un elenco delle vie che saranno interessate dal limite di 30 km/h: la zona Lazzaretto comprende via P. Castaldi (da Lazzaretto a Buenos Aires), via L. Palazzi, largo Bellintani, via Settala (da Vittorio Veneto a San Gregorio), via Tadino (da Vittorio Veneto a San Gregorio), via Lecco (da Vittorio Veneto a Bellintani e da Tunisia a San Gregorio), piazza Oberdan (da Tadino a Buenos Aires) e infine via Casati (da Lazzaretto a Buenos Aires). La zona Melzo, invece, è composta dalle vie Frisi, Melzo, Sirtori, Lambro, Mascagli e Malpighi, oltre che da piazza Otto Novembre. Uomo avvisato.

UN DITO O TUTTO IL BRACCIO? Tutto questo però, fa parte di un progetto più grande e, dal mio modesto punto di vista, discutibile. Perché l’intenzione sembra essere quella di allargare la zona 30 all’ora a tutta la cerchia dei bastioni. Iniziativa che, secondo la visione dei sostenitori della causa, dovrebbe stimolare l’utilizzo della bicicletta, favorendo così viabilità e diminuendo l'inquinamento. Tuttavia, qualche perplessità rimane…

AMLETICO L'iniziativa ha infatti tenuto in considerazione le richieste di alcuni cittadini - con i ciclisti in prima fila- ma non di tutti. Tra le voci discordanti c'è anche quella della Compagnia dell’Automobile, libero gruppo d'opinione formato da giornalisti operanti nell'ambito dei motori, che ha chiesto a Maran un incontro per discutere della questione. Aggiungeteci che quello meneghino non è certo il primo esempio di "Zona 30" che, ovunque venga proposta, diventa carne al fuoco per accesi dibattiti, alimentati da un numero sempre più nutrito di contrari. Soprattutto laddove il limite finisce col creare flussi di traffico difficilmente gestibili.

QUERY A fronte di tutto ciò, quello che viene spontaneo chiedersi è: non sarebbe meglio intervenire a livello di miglioramento della viabilità (semafori sincronizzati, completamento di cantieri ormai inermi da tempo, ecc.), piuttosto che abbassare i limiti di velocità? E ancora: chi controllerà il rispetto dei limiti? D’altronde, oggi come oggi, in Italia mancano strutture e persone adeguate al controllo dei limiti. Se è davvero questo l’immediato futuro, il settore automotive, già in difficoltà, non può certo sorridere.


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