Autore:
Paolo Sardi

CARTA CANTA A leggere notizie e dati statistici relativi al mondo dell’auto in quest’ultimo periodo monta una gran tristezza: non c’è una cosa che sia una che sembri andare per il verso giusto, almeno qui in Italia. Le vendite del nuovo procedono con il contagocce, facendo registrare valori negativi, in percentuale, da temperatura minima siberiana. E non è che per l’usato le cose vadano meglio: ogni 100 macchine fresche d’immatricolazione, i passaggi di proprietà di quelle già circolanti sono in media attorno ai 170, meno di quelli registrati in molti altri Paesi europei, complice anche il prezzo elevato delle pratiche auto.

NUBI GRIGIE Le motivazioni della crisi sono un segreto di Pulcinella, visto che occupano stabilmente le pagine dei giornali e animano le chiacchiere da bar. La gente ha nelle tasche sempre meno soldi da spendere a cuor leggero e il resto lo fanno la benzina che va alle stelle e i premi delle polizze RC auto che lievitano a loro volta come il panettone di Natale. Tutto qui? Magari fosse solo questo, perché da qualche tempo c’è anche la sovrattassa sulle auto più potenti (sopra i 185 kW o 250 cv che dir si voglia), messe nel mirino pure dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Entrate (ben venga la lotta agli evasori ma non uccidiamo la passione per le auto…).

TEMPO DI SALDI Così capita che chi ha acquistato tempo fa un mezzo un po’ al di sopra delle sue possibilità, talvolta giusto per togliersi uno sfizio, oggi si ritrovi con il proverbiale cerino che brucia in mano e che voglia disfarsi a qualsiasi costo di un’auto onerosa da mantenere. La regola non vale però solo per le sportivone, le Suv di taglia XL e le ammiraglie presidenziali. Molti modelli più popolari cadono a loro volta vittime dell’ormai dilagante moda del downsizing e, in generale, della scelta di molti di passare a un basso profilo. E così, come insegna l’ABC dell’economia, con l’offerta che aumenta e la domanda che diminuisce, i prezzi scendono.

PER TUTTI I GUSTI Non tutti i mali vengono quindi per nuocere, perché, mettendosi nei panni di chi deve cambiare necessariamente macchina in questo periodo, in questo scenario si crea la possibilità di concludere buoni affari. Ce n’è per tutti i gusti, dall’utilitaria con un motore un po’ sovradimensionato alla compatta rimpiazzata da poco da una nuova generazione, passando per la station wagon, messa ormai in ombra da Suv e monovolume.

A PORTATA DI CLIC Per chi deve mettersi in caccia, il primo consiglio è di non farsi prendere dalla fretta e di avere un po’ di pazienza: prima o poi l’occasione buona si trova, specie se amplia l’orizzonte delle proprie ricerche attraverso il web. Basta per esempio cliccare qui in alto, poco sopra la foto grande, la barra rossa di MotorBox Annunci per trovare decine di migliaia di inserzioni di concessionarie e privati (chiunque può caricare un annuncio). Nel primo caso, vale la pena di ricordarlo, si dovrà facilmente sborsare una cifra più alta, ricevendo in cambio una garanzia, mentre nel secondo ci sarà un risparmio immediato ma sarà meglio tenere le antenne più dritte per evitare brutte sorprese. Il costo vivo dell’auto non è però l’unico elemento da considerare. I modelli più potenti sono spesso quelli che oggi risultano più allettanti ma sono anche quelli che in futuro si deprezzeranno di più e che nel frattempo avranno costi più alti di mantenimento. Sta a ciascuno valutare se conviene pagare un po’ di più subito o se farlo eventualmente nel tempo.

LA FEDELTA’ E’ PREMIATA In ogni caso si può dire che spesso le occasioni migliori si colgono se si ragiona in ottica di lungo periodo, comprando cioè una macchina da tenere fino alla fine dei suoi giorni. Spingendosi più in là e generalizzando, l’esperienza insegna che di norma chi opta per un esemplare a benzina spende una cifra più bassa ed è questa probabilmente la scelta da fare se non si vive una vita da-casello-a-casello e non si punta a un “mordi e fuggi”, pensando di rivendere la macchina a breve.

TUTTO E’ RELATIVO Un altro mito da sfatare è quello che riguarda i chilometraggi elevati, che non devono essere visti più di tanto come un problema.  Il fatto che una macchina che ha fatto 100.000 sia da buttare è una vecchia leggenda metropolitana: oggi come oggi, se sono sottoposti a manutenzione regolare, i motori e gli altri organi meccanici reggono percorrenze anche triple senza accusare grandi acciacchi. Certo, se si valuta una citycar che non ha mai messo in naso fuoriporta, che ha l’ingranaggio della quinta ancora vergine ed è sempre stata parcheggiata in strada, qualche problemino va messo in preventivo. Una passista di grossa cilindrata, usata soprattutto in autostrada, si può invece considerare ancora fresca come una rosa, anche dopo una lunga carriera.

FACCIAMO I CONTI Tirando le somme, se si è disposti a chiudere un occhio sul fatto che l’amata a quattro ruote non sia illibata, si può avere - oggi più che mai - un bel tornaconto. Il valore residuo sul mercato dell’usato è, nella stragrande maggioranza dei casi, basso in rapporto a quello che può essere il servizio di mobilità offerto ancora nel tempo dalla macchina. Puntando su un esemplare di seconda mano si può dunque far scendere sensibilmente il costo della propria mobilità e girare a proprio vantaggio la crisi.


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