Autore:
Stefano Cordara

La tragedia che ha colpito il Giappone non ci può e non ci deve lasciare indifferenti. Abbiamo pertanto posto ai responsabili delle quattro Case del Sol Levante presenti in Italia alcune precise domande in merito, sperando di avere una risposta che ci chiarisse un po' anche il loro punto di vista. Ecco le domande:

1) Gli eventi catastrofici che hanno coinvolto il Giappone negli ultimi giorni hanno sconvolto una delle economie più forti del mondo. In che modo la vostra azienda è stata toccata dalla tragedia? Ci sono stabilimenti chiusi? E se sì, cosa producono questi stabilimenti?
2) Qual è la situazione attuale e, se necessario, quale tipo di iniziative pensa di prendere la vostra azienda?
3) In che modo questo evento drammatico si può ripercuotere sul mercato globale e più in particolare sul mercato italiano?
4) In questi giorni assistiamo anche a una feroce speculazione sullo Yen che ha raggiunto un valore alto come non mai. Questo rischia di danneggiare ulteriormente le esportazioni di un Paese già in ginocchio. Ci potrebbero essere ripercussioni sui prezzi dei vostri prodotti?
5) Una vostra opinione personale su quanto successo.

Per Suzuki ci ha risposto Massimo Nalli, Direttore Generale Automobili di Suzuki Italia. Ringraziamo Massimo Nalli per la sensibilità dimostrata. Le risposte alle nostre domande sono miscelate nel documento qui sotto che riportiamo per intero. Ecco le sue parole.

"Il mercato auto, quello mondiale, sarà interessato da questa crisi. Le ripercussioni non saranno solo sulle industrie del Giappone, ma sulle aziende di tutto il mondo. Suzuki ad esempio produce in Europa la gran parte delle auto destinate all'Europa per cui in questo caso non è colpita direttamente. Se poi pensiamo che anche molti costruttori non giapponesi si forniscono in Giappone da industrie giapponesi, comprendiamo come anche questi costruttori siano in difficoltà (di pochi giorni fa la notizia che Chrysler ha annunciato ritardi nella consegna di vetture a causa della distruzione di una della più grandi fabbriche di produzione di vernici per auto che ha sede in Giappone ed è stata distrutta dallo tsunami ndr).

Suzuki ha le strutture produttive e logistiche ed il quartier generale a circa 600 700 chilometri dalla zona interessata. Il terremoto quindi non ha causato danni diretti. Soffriamo però delle carenze di approvvigionamento dei componenti, perché l'indotto che ruota attorno all’industria dell'automotive è distribuita in tutto il Giappone, e di industrie colpite in questo caso ce ne sono parecchie. La programmazione della produzione è quindi flessibile pronmta ad adattarsi alla disponibulità di componenti.

Nessun problema particolare invece per la disponibilità di energia: la produzione nazionale giapponese forzatamene ridotta e la grande partecipazione della popolazione giapponese che ha ridotto spontaneamente i consumi ha scongiurato i temuti black out.

Riceviamo quasi qiotidianamente informazioni sulla produttività di ogni singola fabbrica. Certamene qualche ritardo nella consegna sarà possibile, ritardo comunque che contiamo di annullare con i mezzi che abbiamo attualmente  a stock. Dal mese di maggio o giugno, comunque, la produzione dovrebbe tornare alla normalità.

Per quel che riguarda i tassi di cambio, l'oscillazione dello Yen  è una variabile a cui  siamo abituati ormai da anni. Suzuki ha stabilimenti in oltre 30 paesi del mondo per cui, volendo, riusciamo anche reindirizzare gli investimenti. Speriamo di riuscire ad assorbire l'impatto di uno Yen  molto forte senza che questo abbia ripercussioni sulla clientela. In  questo momento comunque il cambio non è così sfavorevole, abbiamo vissuto situazioni ancora più sfavorevoli prima del terremoto.

Il mio commento personale è che non mi stupisco di come ha reagito il popolo giapponese. Non c’è da sorprendersi se ci  stanno dimostrando ancora  una volta la loro dignità e la loro efficienza. Ho visto ricostruire un'autostrada in soli 7 giorni, con il capo dei lavori che si è scusato perché alcuni autogrill non funzionavano ancora a pieno regime. Il contrasto con alcune realtà nostrane è,  davvero stridente. Sono un popolo unito e forte e ne usciranno più forti di prima.


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