Autore:
Luca Cereda

CI SIAMO? L’auto elettrica si avvicina, il 2011 – assieme al primo semestre del 2012 - è l’anno di lancio di tanti EV, eppure una domanda sorge spontanea: gli italiani sono pronti ad accogliere l’auto elettrica? Sanno come usarla? Guardando i dati raccolti da Interactive Market research in un’indagine statistica per conto del magazine economico Espansione, pubblicati anche sul blog di Renault dedicato ai suoi EV (www.renault-ze.com/blog), qualche dubbio è lecito. Vediamo perché.

DISTANZA Stavolta non dipende dalle solite criticità, che pur permangono (la mancanza di infrastrutture a supporto, come colonnine di ricarica, parcheggi dedicati, ecc. e gli scarsi stimoli in termini di ecoincentivi, tariffe agevolate, parcheggio libero, derivanti dalla politica): c’è altro. E’ il forte contrasto tra la realtà e le aspettative degli italiani che lascia un po’ perplessi. Su tutto, le loro pretese riguardo a prestazioni e prezzi che un’auto elettrica dovrebbe avere.

MAN N‘DO VAI? Per rendersene conto basta leggere le risposte del campione intervistato da Interactive market research. Primo punto chiave, l’autonomia: quanta ne basta? A riguardo, la maggior parte degli intervistati (41,1%) ha dichiarato di esigere da un’auto elettrica un’autonomia superiore ai 120 km a ricarica, e il 25,3%, addirittura, che vada oltre i 250 km. Prestazioni che, concretamente, non tutte le prime elettriche in commercio potranno facilmente garantire; ma soprattutto non necessarie se si pensa che l’utente tipo di un’auto elettrica percorre una trentina di chilometri al giorno. Eppure, solo il 28,7% acquisterebbe un’auto elettrica capace di un’autonomia tra i 50 e i 120 km con un pieno di elettricità, che è poi il range su cui si stanno concentrando le Case.

PIEDI PESANTI Discorso analogo per la velocità. Se si pensa che l’auto elettrica è destinata soprattutto a circolare in città, prestazioni di punta comprese tra i 100 e i 130 km/h sarebbero sufficienti per assolvere le funzioni di “tender” urbano, ma ciò accontenterebbe solo il 22,8% dei potenziali utenti. Nei desiderata della maggior parte degli italiani ci sono invece standard superiori: sopra i 130 km/h per il 46,5%; oltre i 150 km/h per il 25%, e dai 200 km/h in su per il 5,7%. Cifre presumibilmente non alla portata di tutti i prodotti prossimi al lancio.

DUE FORMULE Se poi si parla di prezzi, il rischio è quello di un nuovo scontro. Premessa: per usufruire delle prime auto elettriche, al momento, si profilano sostanzialmente due forme di contratto: una che prevede, nell’ambito di un contratto pluriennale, il noleggio dell’intero pacchetto auto+batteria a canone fisso (è il caso della Smart elettrica, ad esempio); l’altra che consente invece di acquistare il mezzo e noleggiare soltanto le batterie ad un canone mensile chiaramente più basso. Ora come ora, in caso di acquisto di un’auto elettrica bisogna mettere in conto un investimento iniziale superiore rispetto all’acquisto di un’automobile tradizionale. Il risparmio, eventualmente, verrebbe in un secondo momento dai costi di gestione che si prospettano più bassi (il costo, in elettricità, dovrebbe aggirarsi mediamente intorno ai 2 euro). Anche qui l’italiano non ci sta.

PIU’ O MENO DI… Il 30,7% degli intervistati pretenderebbe infatti di pagare le auto elettriche quanto le tradizionali auto a benzina o gasolio, una prospettiva attualmente impossibile considerando i costi di produzione delle tecnologie necessarie all’elettrico, su tutte le batterie. Il 37,5%, la maggioranza relativa, addirittura la comprerebbe solo se costasse di meno: praticamente fantascienza, al momento. La fetta di italiani che pagherebbe di più pur di avere un’auto più pulita, sperando magari di poter coprire alla lunga il sovrapprezzo pagato con più bassi costi di esercizio, si riduce così al 24,7%. Sembra questo il target al quale, almeno agli inizi, le auto elettriche potranno ambire.

QUANTO PAGO? A domanda più mirata – quanti soldi sarebbero disposti a sganciare sull’unghia per un auto elettrica – il campione ha poi risposto così: 10.000 euro il 38,1%; tra i 12.000 e i 15.000 il 18,9%, e solo il 13,4% ne spenderebbe più di 15.000. Per il canone di noleggio della batteria, invece, la maggior parte (46,6%) non intende scucire più di 20 euro al mese (quando la Renault, per la piccola Twizy, ne chiederà 45 e la Smart, che nel canone-batteria include anche il noleggio dell’auto, ne vuole 480), ma il 27,5% si dichiara disposto a pagare una cifra –più verosimile - compresa tra i 21 e i 50 euro. Nemmeno sui costi di ricarica di un pieno (tale da garantire 150 km), gli italiani sembrano allineati alle reali prospettive, ma stavolta per eccesso: il 43,2% spenderebbe anche una cifra dai 3-5 euro, se non di più (addirittura tra i 5 e i 10 euro, risponde il 27,5%), quando presumibilmente ne basteranno meno. Sarà l’effetto del caro-benzina.

CONTRASTO Troppo pretenziosi, gli italiani? O forse solo confusi sull’argomento? D’accordo che probabilmente l’Italia non offre ancora terra fertile per la diffusione dell’auto elettrica, ma un simile gap tra le aspettative e lo stato dell’arte di queste nuove tecnologie fa pensare anche a una predisposizione sbagliata a priori da parte di molti degli utenti, che non sembrano avere le idee chiare su come vada sfruttata l’auto elettrica per trarne effettivamente dei benefici. Una suggestione comprovata, tra l’altro, dal confronto con le testimonianze raccolte da un’indagine – sempre di Interactive market research – effettuata, stavolta, presso chi un’auto elettrica la possiede già (un campione totale di 1000 casi).

DICONO LE CAVIE I dati qui raccolti dimostrerebbero infatti come prestazioni così elevate non siano poi così necessarie. Almeno per assolvere le funzioni per cui, adesso, si progetta e si vende un’auto elettrica. I possessori di auto elettrica dichiarano di utilizzarla sempre (50%), molto spesso (11,4%) o quantomeno spesso (10,8%) per andare al lavoro; il che significa, per la stragrande maggioranza di questi, percorrere in tutto non più di 20 km (fino a 4 km per il 24%, tra i 5-10 km per il 30,3%, dagli 11 ai 20 km per il 23,4%). Solo il rimanente 22,3% la percorre più di 20 km per raggiungere il posto di lavoro, segno che l’autonomia a disposizione basta e avanza. Per il casa-ufficio e qualcosa di più.


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