Autore:
Fabio Cormio

Non è facile. Ci vuole un trapianto di cuore, anzi, di diversi organi. Il bombardone giapponese passa sotto il cofano di una spider leggera come una piuma e con tutti i numeri per fare i tempi in pista. Certo, bisognerà digerire l’aspetto da Frankenstein, ma potrebbe valerne la pena.

Su una moto 175 cavalli non sono tanti. Sono un’infinità: basti pensare che è circa la potenza di una 500 da Gran Premio (che è due tempi, attenzione). Le moto sportive, poi, rispetto alle auto sono molto più vicine a modelli da competizione, per moltissime soluzioni meccaniche. Ecco allora una sfida entusiasmante: fare un’auto con lo stesso spirito con cui si costruisce una moto, e, soprattutto, con lo stesso motore.

GSX-R/4: niente a che vedere con la lenta (ma indimenticata) Renault R4, molto con la serie di moto ipersportive Suzuki GSX. Solo che la formula estrema è ora applicata a un oggetto a quattro ruote. A vederla quasi non si capisce qual è l’anteriore e quale il posteriore, data l’essenzialità delle linee. La GSX-R/4 si fa beffe del design e di raffinate ricerche estetiche. Sfoggia orgogliosa i colori Suzuki (bianco, rosso e blu) in tutte le sue parti, sedili compresi: il resto è cattiveria allo stato puro, che piaccia oppure no: i compromessi alla Suzuki non li hanno mai fatti.

Il telaio in alluminio a vista più che un richiamo al mondo delle due ruote sembra una sfida, e dà frutti impressionanti: la suzukina grazie a questo e a una serie di altri accorgimenti pesa solo 640 chili. E il telaio non è l’unica cosa che la piccola nudista mette in mostra: non lascia all’immaginazione nemmeno i gruppi molla ammortizzatori, tantomeno il motore, che è proprio lui, il quattro cilindri da 1300 cc di cilindrata e 175 cavali a 9800 giri/min.

Certo, se la sorella col manubrio, forte di un peso inferiore ai trecento chili, raggiunge i trecento orari senza affanni, la GSX-R/4 deve fermarsi a 220, che sembra un risultato comunque straordinario. Tanto più che i suoi 138 Nm di coppia massima promettono di farsi sentire tutti in pista. Già, la pista: la concept Suzuki è pensata proprio per i circuiti, e lo dimostra non solo con la totale rinuncia a qualsiasi cosa possa appesantirla (luci e cofano motore compresi), ma anche con altri dettagli da competizione.

Vedi il piccolo computer di bordo, il cui monitor ha il compito di tenere informato il guidatore (forse sarebbe meglio dire "il pilota") sulle condizioni del tracciato e sulle possibili insidie celate tra le scicane. Inoltre, il sistema ASV (Advanced Safety Vehicle) analizza le prestazioni e i tempi ottenuti e ad essi adatta la taratura del motore.


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