Autore:
Luca Pezzoni

NOVE MESI Tanti ne sono passati dal foglio bianco alla realtà. O meglio, dall'idea di Mr. Richards alla svelta sportiva che vedete nelle foto. Se non fosse per la credibilità della Prodrive e soprattutto del suo CEO, che è stato anche il team manager della Bar, sembrerebbe una elaborazione da videogioco. Come fosse una supercar segreta di Gran Turismo 5.

DEMO CAR

L'idea che sta dietro alla P2 è venuta proprio allo stesso Richards per... farsi pubblicità. Nasce per fare da portabandiera alle capacità tecnologiche, realizzative e consulenziali della Prodrive e dei tecnici che ci lavorano. Nome molto conosciuto per i successi sportivi sia nei rally sia nei campionati GT: le Impreza WRC vincenti sono preparate e sviluppate proprio dalla Prodrive. Anche se, in realtà, la Factory deve il 50% del fatturato proprio a consulenze e "prototipazione" nel settore automotive. E cosa di meglio per autopromuoversi se non una sportiva leggera , zeppa di cavalli e di tecnologia? Nulla.

TAGLIO SPORTIVO

Per essere sicuri di fare bene anche nello stile, Richards, che è un perfezionista oltre che amante delle auto davvero sportive, non poteva non pensare che a Peter Stevens. L'uomo giusto per tradurre in realtà il suo brief e trovare le forme giuste per una superleggera sportiva da urlo. Non l'ultimo arrivato, per intenderci. Stevens in effetti non è solo un designer di auto stimato, ma ha anche un portafoglio di progetti realizzati da far rizzare i capelli. Qualche esempio? McLaren F1, Jaguar XJR 15, Lotus Esprit ed Elan, solo per fare qualche nome.

RUOTATA

La P2 è disegnata attorno alle ruote, grandi quasi quanto la fiancata. L'arco allungato modellato dal parabrezza, dal tetto e dal lunotto regala una grinta e una pulizia formale sconosciuta alle Subaru. Auto che comunque la P2 ricorda volutamente anche se in modo non diretto. Ne rappresenta piuttosto una evoluzione in chiave sportiva.

DESIGN SVELTO

Il design elaborato da Stevens per la creatura della Prodrive si caratterizza per una discreta muscolarità, aiutata dalla presa d'aria che scava la fiancata (tipico motivo di Stevens) e da una serie di spigoli vivi. La bocca della mascherina anteriore e della presa d'aria sottostante regalano grinta a un frontale tagliato via di netto.

ORIGINALE

Il posteriore è forse la porzione più originale del progetto, sembra una rielaborazione sul tema delle berlinette sportive Anni 60 e la soluzione scelta per i fanalini, classicamente rotondi e appesi nello spazio vuoto con dietro la griglia nera molto racing, è insieme classica e innovativa.

FILOSOFIA PRODRIVE

Un design quindi che non travalica la sostanza e sembra studiato apposta per rendere l'idea di una berlinetta pronta a scattare su qualsiasi fondo. La P2 è compatta nell'aspetto ma anche nella sostanza, come dovrebbero essere tutte le auto col cuore sportivo: misura 3,91 metri in lunghezza è larga 1,85 con un passo svelto da 2,5m. Un po' coupé e un po' auto da rally. La filosofia racing nel Dna di Prodrive sprizza da tutti i pori. E pensare che noi italiani siamo stati maestri in questo genere di auto (qualcuno ricorda la lezione della Fulvia Coupé vincente nei campionati rally?).

CORSAIOLA

Molte le citazioni e i particolari di sapore corsaiolo. Dei fanalini e delle prese d'aria si è gia detto, dei tubi di scarico grandi e grossi che sbucano dal paraurti posteriore e della presa d'aria sul cofano non si può che parlare bene. Mentre il fanalino centrale posteriore sembra quello che le F1 accendono in caso di scarsa visibilità. La P2 sembra sul punto di correre in pista. Anche da ferma.

FACTORY DI CARATTERE

Ma da dove nasce la filosofia Prodrive? Da un uomo di carattere e da una factory coi fiocchi, con centri di ricerca sparsi qua e là nel continente. Pure in Australia. Eh sì, perché Richards è uno che con le auto sportive ci sa fare e soprattutto ci vince. E anche nel giudicare è uno che non si lascia impressionare dai nomi altisonanti. Qualcuno ricorderà le celebri liti infuocate con un Jaques Villeneuve declinante alla Bar.

ORIGINE SUBARU

Ma tutto questo per dire che se le auto della Prodrive rispecchiano il carattere schietto e senza compromessi del proprietario, non si può che essere fiduciosi. I piedoni troveranno pane per i loro denti. Andando subito al sodo e oltre le apparenze, come traspare velatamente dalle linee, il Dna della P2 è al 100% Subaru. Con qualche aggiunta non secondaria, e quel che più conta in rigorosa esclusiva, di tecnologia derivata dalla pista sperimentata da Prodrive sulle proprie vetture da gara.

MINITELAIO

Sembra incredibile, ma il telaio deriva da una minicitycar della casa nipponica: la R1. Opportunamente riveduto e corretto e soprattutto irrigidito. Le sospensioni non hanno ovviamente nulla a che vedere con quelle di un'utilitaria. Sono a doppio triangolo all'anteriore e al posteriore. Barra antirollio anteriore, ammortizzatori regolabili e servosterzo elettrico ad assistenza variabile fanno da ricco contorno.

FRENI, CERCHI E GOMME

I dischi misurano 355 mm davanti e 250 dietro e vengono morsicati da pinze a 4 pistoncini. I cerchi sono da 19 pollici e le gomme delle oneste, si fa per dire, 235/35. Non si dovrebbe correre il rischio di arrivare lunghi.

CUORE DA RALLY

Il propulsore deriva, pari pari, da quello dell' Impreza STi , ma è stato opportunamente pompato fino 350 cavalli. Anzi, 349 per la precisione. Il che, con un peso di poco superiore ai 1100 kg, assicura un rapporto peso-potenza molto, molto interessante, al di là dei valori assoluti, comunque notevoli.

SUPERPOTENZA

Oltre all'abbondante cavalleria, 550 Nm di coppia e cambio a sei marce rigorosamente manuale disegnano un quadro prestazionale da SUPERPOTENZA. Non tanto in velocità massima, anche se 280 km/h sono comunque una bella cifra, quanto con uno zero a cento dichiarato inferiore ai 4 secondi. Non è dato sapere il dato esatto, ma anche 3.9 andrebbe benissimo...

SUPERTURBO

Una tra le due features tecnologiche esclusive destinate alla P2 riguarda proprio il suo propulsore. O meglio la sovralimentazione anti Lag System. Il sistema, in estrema sintesi, riciclando il carburante incombusto e rimettendolo in circolo fa sì che il turbo sia sempre in pressione e pronto ad aiutare il motore a rispondere immediatamente, indipendentemente dal regime. I vantaggi si spiegano da soli e i tecnici hanno lavorato molto, a sentire Richards, nel rendere adattabile e docile un sistema che nasce per la guida sportiva nei rally. Dove la dolcezza di funzionamento non è propriamente una delle prime preoccupazioni di tecnici e piloti. Oggi l'ALS è quasi pronto per le auto di tutti i giorni.

ACTIVE TORQUE DYNAMICS

E' l'altra esclusiva della P2. La trazione integrale ce l'hanno molte auto, ma quali possono contare su un sistema che permette di attenuare sottosterzo e sovrasterzo modificando in tempo reale la distribuzione della coppia motrice tra i due assali? Poche. In Prodrive giurano che con questo sistema le curve volano via ancora più veloci, molto più veloci. Tanto è vero che alcune Case automobilistiche sono in coda da Richards per ottenere i diritti e montarle sulle loro auto.

ALLEGGERITA Carrozzeria in materiali compositi,

dimensioni da intercettore e motore a 4 cilindri e... come per magia l'ago della bilancia non supera i 1100kg. La berlinetta Prodrive si può definire senza timori... alleggerita. Quasi a voler sfidare le finte sportive, quelle che sotto forme suadenti e potenze monstre nascondono... la pancetta.

GRANDE SERIE

David Richards non sembra intenzionato a produrre in grande serie la sua P2. Che pure ha riscosso, tra gli appassionati e tra chi ha avuto la fortuna di provarla, commenti entusiastici. L'obiettivo di mostrare al mondo le capacità tecnologiche della sua factory, del resto, è già stato raggiunto. Tuttavia il vulcanico Boss si dice disponibile a trattare con una grande Casa automobilistica che fosse intenzionata a produrla e commercializzarla.

PREZZO RAGIONEVOLE

In tal caso, il prezzo ipotizzato per tanto bengodi sarebbe di "soli" 60.000 euro. Tanti in assoluto. Non troppi se si pensa alla raffinatezza del piatto. Chissà che Subaru non ci faccia un pensierino. In fondo basterebbe metterci il marchio...

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