Autore:
Paolo Sardi

FAB FOUR "Non abbiamo scoperto la Luna… ma solamente modificato la trazione terrestre." La frase è stata coniata da Mauro Raccanello, una vita spesa sotto le insegne del Cavallino Ferrari nella Grand Prix Service di Cavaria (VA), e descrive in modo stringato ma efficace l'"invenzione" che ha partorito assieme a tre compagni d'avventura: Leonardo Grieco, Giuseppe Angilella e Claudio Pettenuzzo. Sono loro quattro che hanno messo assieme le iniziali dei nomi e dato vita al marchio Le.gi.ma.c per firmare il brevetto di un nuovo sistema di trasmissione battezzato New Global Traction.

DATEMI UNA LEVA… Il sistema punta ad abbattere i consumi e le emissioni con un'idea dalla semplicità disarmante: decentrare il punto su cui viene scaricata la forza motrice, spostandolo dal centro della ruota per sfruttare una leva più favorevole. In parole povere, il principio è lo stesso della carrucola o del pedale della bicicletta, per fare due esempi presi dalla vita di tutti i giorni. Il semiasse, agendo al centro della ruota, fa una notevole fatica a vincere l'inerzia, come quella che si farebbe avendo una leva del pedale più corta o, addirittura, impugnando direttamente con una mano il perno cui è collegata la corona.

GIRA LA RUOTA Grieco, Raccanello & Co hanno così pensato di sfruttare lo stesso principio fisico, studiando un rinvio per portare il moto rotatorio del semiasse a un ingranaggio che lavora poi su una piastra dentata solidale con la ruota in una zona vicina al confine tra cerchio e battistrada. In questo modo la meccanica impiega meno forza per dare uno spunto alla macchina e può praticamente svolgere il suo lavoro standosene in panciolle attorno al minimo.

IN PANCIOLLE Non è solo per modo di dire. Abbiamo avuto la possibilità di fare un piccolissimo giro a bassa velocità come passeggeri dell'unico prototipo equipaggiato con il sistema New Global Traction. La macchina si muove senza che sia necessario accelerare, anche quando si sceglie di partire in seconda. A questo punto, sempre senza dare gas, è possibile far salire la velocità buttando dentro una marcia dopo l'altra senza che il motore lamenti strappi, segno del fatto che svolge il suo compito con una facilità irrisoria.

LISCIA COME L'OLIO Se anche fosse finito qui, il lavoro dei quattro novelli Archimede sarebbe già apprezzabile ma il team della Le.gi.ma.c si spinge anche oltre. Per far lavorare al meglio il sistema lo hanno abbinato a una specie di Stop&Start che fa lavorare il motore solo in fase di accelerazione e non quando si rallenta, staccando anche ogni collegamento tra motore e ruote, così da poter avere la massima scorrevolezza.

BEVE POCHISSIMO Dopo i primi test, i risultati in materia di consumi sono dichiarati molto incoraggianti. In un percorso urbano simulato di un'ora, il prototipo (una berlina a tre volumi di classe media spinta da un motore a benzina con cilindrata nell'orbita dei due litri e con trazione posteriore) pare si sia comportato benissimo. Quanto basta per fare dire a bassa voce dai padri del progetto che su un tratto misto si potrebbero percorrere più di 50 km con un litro, con una conseguente drastica riduzione delle emissioni nocive.

DI BENE IN MEGLIO Il tutto, sottolineano, è ottenuto utilizzando un motore pensato per dare il meglio ai regimi medio alti, certo non nella parte bassa della curva di erogazione, dove potrebbe invece girare in presenza dello schema New Global Traction. I risultati potrebbero migliorare sensibilmente con un motore concepito sin dall'origine per questo genere d'impiego. Il massimo sarebbe forse abbinare il sistema a un motore elettrico o applicarlo a una tecnologia ibrida, con propulsore termico ed elettrico a fare gioco di squadra.

BASTA SCHIAVITU' Questo sistema, che secondo la Le.gi.ma.c. potrebbe essere impiegato anche sui mezzi pesanti o sui motocicli, rivoluzionerà in qualche modo il trasporto? Dare una risposta non è facile: sembra tutto troppo facile, troppo bello per essere vero. Quel che è assodato è che il tutto è brevettato e pare che qualche Casa del settore automotive abbia iniziato a dimostrare interesse per la cosa. Senza entrare troppo nel tecnico, spostare i semiassi dal centro della ruota comporterebbe costi superiori nel caso di una trazione posteriore, e una complicazione notevole in presenza invece di una trazione anteriore. Tuttavia, visti i risultati ventilati, varrebbe la pena di farci un pensierino e di cercare di superare i problemi di tipo meccanico. Riuscirci vorrebbe dire liberarsi in parte dalla schiavitù del petrolio e scusate se è poco.

SFERA DI CRISTALLO Comunque vada a finire, merita un plauso la voglia di non dare per scontate cose che continuano a essere fatte nello stesso modo di generazione in generazione. Da tanto, troppo tempo, l'industria automobilistica pare essersi un po' adagiata, tarpando le ali alla fantasia. Schiava dei bilanci, pare incapace di portare dal tavolo da disegno alla catena di montaggio prodotti rivoluzionari. La Fiat Multipla, la Smart e la Toyota iQ, sono esempi di mezzi innovativi ma solo nello sfruttamento degli spazi interni, mentre la Toyota Prius ha aperto la strada alle ibride ma con una confezione sempre decisamente classica. Anche ora che tutti parlano di elettrico ci si rende conto che il progresso è stato maledettamente lento negli ultimi anni. Lustrando la sfera di cristallo, nel lungo periodo la sfida sulla mobilità sostenibile passerà di sicuro dalla presa elettrica ma anche attraverso mezzi più piccoli, leggeri ed economici. E, perché no, attraverso magari qualche geniale intuizione di un singolo.


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