Viaggiavano con le care vecchie BMW boxer due valvole, con le Guzzi 850 T3, con i primi Goldwing 1000 a quattro cilindri, moto che non si rompevano
neanche a martellate. E che se si rompevano, le potevi aggiustare a martellate. L’elettronica era roba del duemila, da fantascienza. Erano maniaci soprattutto in fatto di spazio. Volevano borse grandi come case. Erano carichi come asini. I cupoloni montati after market, spesso, andavano al di là di ragionevoli limiti di sicurezza. Un colpo di vento su un viadotto della Genova-Ventimiglia e potevi farti il segno della croce.
Le gomme? Boh, l’importante era che facessero tanta strada. Le pieghe le lasciavano agli smanettoni, perché le loro robuste moto da turismo avevano altri e più seri doveri che non grattar le pedane.
Erano gli anni Settanta e si viaggiava con le gomme piene e le moto ubriache.
UN ALTRO MONDO Poi sono arrivate le cosiddette sport tourer. Una dell’avanguardia fu la Suzuki GSX 1100 F, se non ricordo male la prima a montare un plex regolabile elettricamente. Ne ho provata una pochi giorni fa, acquistata stra-usata da un amico. Il classico giretto dell’isolato e ti vien da dire: "Gran motore, ma da guidare è un canchero". Già, dagli anni Ottanta se ne è fatta di strada, soprattutto per quanto riguarda telai, sospensioni, freni e gomme. I motori andavano già bene (e forte) allora. Verso la fine di quel mirabolante decennio uscì la Honda VFR 750. E qualcosa cambiò. Era davvero una moto da andarci sia in pista
che in vacanza. Oggi sono tante le moto così: la VFR c’è ancora, evoluta e rivoluzionata, ma ci sono anche fior di sport tourer come la Yamaha FJR 1300, cavalli da SBK di qualche anno fa e comfort da berlina, le
guidabilissime
BMW boxer, le K a quattro cilindri, le più snelle Ducati ST4 (anzi…ST3 dal salone di Milano),
l’Aprilia Futura, le Triumph Sprint, La Kawa ZZR 1200… Confrontatele con quelle romantiche BMW e Guzzi di trent’anni fa. È davvero un altro modo di andare in giro.
Ora i turisti chiedono cavalli e velocità da jumbo, oltre alle borse grosse e al comfort. E vogliono pure fare le pieghe. Gli son venuti gli sfizi, come dicevo all’inizio.
THE KING OF THE RING Pensavo a tutto questo mentre ero
in piega a 100 miglia all’ora tra muretti e villette con il giardino. All’Isola di Man, dove si corre il terribile Tourist Trophy.
Quinta, sesta, in scia a Helmut Dahene, the King of the Ring, ovvero il re del vecchio Nurburgring, il pilota che detiene ancora il record della Nordschleife, il vecchio tracciato teatro del terribile rogo in cui Niki Lauda quasi ci lasciava le penne. Helmut ha anche vinto un Tourist Trophy.
Dunque, sono in scia a lui, a questo storico collaudatore-pilota che da trent’anni
lavora per Metzeler. Io sono su una di quelle moderne sport tourer di cui sopra. Pieghe assassine e gran gusto, davvero non sembra di stare in groppa a una moto da vacanza.
La ghiotta occasione me l’ha offerta Metzeler, per la presentazione dei suoi nuovi pneumatici Roadtec Z6. Sono gomme dedicate proprio ai turisti amanti della bella guida.
A ottobre saranno disponibili presso tutti i gommisti, nelle misure più in voga tra le sport tourer: per chi monta cerchi da 17 pollici ci sono le 120/60, 110/70, 120/70 all’anteriore. Dietro le misure previste sono 180/55, 160/60, 170/60, 150/70.
Possibilità anche per le moto con i 18": 160/60 dietro, 120/70 oppure 110/80 per l’anteriore.
BOMBOLONI NO GRAZIE Avete dato un occhio alle misure, cosa avete
notato? Beh, per prima cosa che le moto da turismo una volta gomme così larghe se le sognavano. Un 180 (dove questa misura esprime la larghezza in mm) è così larga da andarci in pista. Le hyper sportive oggi montano i 190 o più, ma molti piloti corrono con il 180 per incrementare la maneggevolezza.
Ma a far riflettere deve essere
soprattutto l’altezza della spalla: un /55 è un ribassato bello e buono (in questo caso la misura indica l’altezza della gomma, non in mm ma come percentuale relativa alla larghezza). Una gomma così ribassata fino a poco tempo fa era roba da GP, ma
oggi è necessaria, perché con 150 cavalli sotto al sedere, sarebbe improponibile viaggiare con un bombolone che molleggia troppo. A questo punto il difficile di una gomma da sport tourer diventa riuscire ad abbinare queste misure da sportive, a doti come il comfort (una gomma ribassata assorbe meno le asperità) e maneggevolezza. Ebbene,
con "scarpe" dell’ultima generazione, come queste Roadtec Z6 di Metzeler, certi risultati non sono un miraggio. Si ha la botte piena e la moglie ubriaca. Non male, no?
RADIALI D’ACCIAIO Nelle gerarchie Metzeler
le nuove Z6 si collocano a metà tra le Sportec M-1, gomme per moto sportive capaci di dare gran soddisfazioni anche in pista,
e le ME880, pneumatici touring al 100%. Queste Z6 pronte allo sbarco sul mercato
succedono alle fortunate ME Z4. Per il
target "botte piena-moglie ubriaca", ovvero velocità e grip sull’asciutto, ma anche comfort, resa chilometrica, maneggevolezza nel misto e sicurezza sul bagnato, si è dovuto lavorare sodo.
Per adattarsi meglio alle stazze diverse delle sport tourer (una VFR 800 pesa un bel pezzo meno di una FJR 1300),
sono state sviluppate due carcasse con struttura differenziata a seconda della destinazione. Si è studiato parecchio sulla mescola: non vi tedierò con formule chimiche, posso però dire che
l’obiettivo è la massima tenuta su un range di temperature d’utilizzo molto variabile, perché in vacanza si va anche quando fa freddino e fuori dall’albergo non ci sono certo le termocoperte…
La struttura è quella conosciuta dei radiali Metzeler, costruiti con cintura in
acciaio a 0 gradi sia davanti che dietro. Questo rende la gomma più stabile, con un comportamento uniforme anche quando la moglie trasgredisce gli ordini ed esagera con i bagagli. Per il battistrada ci si è dovuti barcamenare tra capacità drenante e di chilometraggio, mixando i
risultati ottenuti con le sportive e le touring.
A colpo d’occhio le nuove Roadtec Z6 danno l’idea di gomme sportive, ma poi si vede un po’ di ciccia in più sul battistrada. Ultimo elemento da considerare – poi saltiamo in sella – è il profilo del pneumatico. Lo Z6 è studiato perché
a qualsiasi angolo di piega (quindi anche zero, quando si va dritto) la gomma lavori in modo ottimale. In parole povere, non c’è il pericolo di spiattellarla, come con certi ribassati da iper sportiva, o di fare "lo scalino". Proprio sul profilo le gomme di oggi sono anni luce avanti rispetto a quelle di dieci soli anni fa.
LA PROVA DELLE QUATTRO Ma insomma, come vanno ‘ste Metzeler? Ve l’ho detto, sono al Tourist Trophy, in scia a un gran manico e mi diverto come un matto. Non basta? E allora vi confesserò che
lo Z6 l’ho provato su quattro moto diverse, testate in precedenza con altre gomme. Della Honda VFR avevo un ricordo eccellente, di una moto che si guida bene e rotonda. E così è ancora.
Il transatlantico BMW K1200 GT l’ho trovato più maneggevole di quanto
me lo ricordassi, idem per la Yamaha FJR 1300.
La Triumph Sprint RS me la sono goduta proprio per bene. Non è una Speed Triple nervosetta, ha telaio e quote ciclistiche completamente diverse, eppure oggi mi sembra proprio una sportiva. Gira svelta, docile.
Dunque, le Roadtec sembrano proprio OK. Al di là dei pruriti da smanettone,
i 60 km dell’Isola di Man sono proprio un bel banco prova: la
parte bassa è veloce, tutto quinta-sesta, il pilota si deve concentrare sulle traiettorie, la gomma deve garantire stabilità alle alte velocità. Ci siamo anche qui, perché la mia inglesotta a tre cilindri non gioca strani scherzi. Il mountain,
il tratto di montagna, si avvicina di più alle nostre strade.
Qualche tornante, curve e controcurve, dove apprezzo il comportamento omogeneo. Il grip? Su strada non si è in pista, non si mette giù il ginocchio, tra l’altro il percorso del TT è molto veloce e offre poche curve vere, da orecchie per terra. Però
fa un freddo cane e le gomme non lavorano certo alla temperatura ideale. Ebbene
, nemmeno con i 140 e rotti cavalli della Yamaha FJR 1300 mi son sentito partire il dietro.
MARY POPPINS Il bello deve ancora arrivare. L’isola di Man è famosa per la
sua variabilità meteo.
Giù faceva freddo ma non pioveva, salendo invece trovo una insidiosa pioggerellina, che poi si trasforma in vero e proprio diluvio. Quel maledetto di Helmut Dahene, da buon tedesco, è partito con un completo di gore tex, impermeabile. Io, da italiano medio, con i jeans e la tua antiacqua nello
zainetto. Quando inizia a piovere Helmut tira dritto e non si sogna nemmeno di fermarsi.
La strada la sa lui, vietato perderlo. Con qualche mala parola sotto al casco lo seguo di buon passo, rimanendo
sinceramente stupito di come sul bagnato la moto non scivoli via. Io ero uno di quei romanticoni di cui sopra e con la mia BMW R80 del 1985, 80mila km di grandi viaggi, sul bagnato dovevo starci proprio attento. Che bella vita i nuovi turisti…
RIBASSATO MA COMODO Rimangono da testare due elementi. Il comfort: a Douglas, capoluogo dell’Isola, ci sono stradine un po’ malmesse e devo ammettere che il ribassato non si sente in modo negativo. La durata? Boh, quella non l’abbiamo provata, altrimenti sull’Isola bisognava starci un mese, non tre giorni. In ogni caso dipende dal carico, dalla diligenza con cui si controlla la pressione, dal tipo di moto
(pesante o leggera, a catena o a cardano, potente o meno), dal tipo di manetta del pilota, da quanti burn out si fanno nella serataccia del motoraduno… Ragionevolmente una buona gomma da turismo deve fare almeno una vacanza molto ma molto lunga, diciamo
12mila km. In Metzeler assicurano che, trattandoli bene, i Roadtec Z6 possono fare più strada. Lo scotto da pagare, forse, sarà dal gommista, perché pneumatici così evoluti costano quasi come quelli per le sportive. Certo, il caro 120/90 posteriore del vecchio BMW lo portavo via con due lire, ma questa è un’altra storia.