Autore:
Roberto Tagliabue

FUORI DAL NOSTRO TEMPO Scordatevi Facebook, scortatevi anche Twitter e Instagram, dimenticatevi tutte le funzioni del vostro evoluto smartphone. Dove vogliamo condurvi oggi non solo non funzionano ma, forse, non sono neppure così necessarie. Perché vogliamo farvi riscoprire quel fascino un po’ perduto del Dopoguerra, in cui anche l’Italia, leccandosi le ferite, seppe trovare lo spirito giusto per costruire, spesso da zero, ciò che la guerra aveva distrutto, ma anche proprio ciò che prima non c’era.

LA PANORAMICA ZEGNA Come strada alternativa alle classiche direttrici che siamo abituati a percorrere tutti i giorni, abbiamo scelto, per iniziare i percorsi #weareontheroad in collaborazione con Pirelli, la “Panoramica Zenga”. Si tratta di una strada nata negli anni Trenta, dalla volontà dell’industriale tessile Ermenegildo Zegna, per permettere a chi la percorre di spaziare con lo sguardo sulla pianura nella zona del biellese, ma anche di scorgere la maestosità delle Alpi più alte intorno al Monte Rosa. Nel disegno originario c’era la volontà di creare una strada ricca di fascino, che consentisse non tanto e non solo di raggiungere quella che sarebbe diventata una bella località per gli sport invernali, ma che mettesse in mostra le bellezze della pianura sottostante, che nelle giornate terse consente di vedere l’anfiteatro naturale fino alle cornice delle Alpi marittime, e, dall’altra parte, di avere alcune terrazze verso le Alpi della Valsessera in direzione della Valsesia, in cui scorgere, quando il tempo lo consente, il massiccio del Monte Rosa circondato dai suoi contrafforti.

COME RAGGIUNGERLA Si esce dall’autostrada A26 (Genova – Gravellona Toce) al casello di Romagnano Sesia – Ghemme e si prosegue in direzione Nord, seguendo la SS299 e le indicazioni per Borgosesia. Giunti a Serravalle nella frazione di Bornate si svolta a sinistra sulla SP71, seguendo per Trivero. Invero la strada originaria, inizierebbe un po’ prima, ma la parte veramente interessante inizia proprio quando si lascia Trivero, dopo aver costeggiato il “Lanificio Ermenegildo Zegna e figli”. Da prima di Trivero le indicazioni turistiche, cioè i cartelli stradali a fondo marrone, aiutano a non sbagliare strada. Non occorrono navigatori satellitari, è bello anche farsi guidare, almeno per una volta, dai cartelli stradali, sono pochi bivi, poi inizia... il bello.

TORNANTI, CURVE E CONTROCURVE I tornanti tra i giardini delle ville addobbati di ortensie, lasciano il posto a un infinito susseguirsi di curve e controcurve, in leggera ma costante salita. La strada offre la montagna sul lato destro, mentre a sinistra si potrebbe scorgere la piana del biellese, e, nelle giornate più terse, tutto il dispiegarsi della dorsale delle Alpi fino a chiudersi con quelle marittime. A mantenere viva l’idea dell’industriale sono rimasti alcuni punti d’osservazione da cui godere del paesaggio, oggi ben valorizzati da parcheggi e mappe per leggere il paesaggio, mentre la vegetazione spontanea si è naturalmente ripresa i suoi spazi, soprattutto sul versante Sud. La stessa fitta vegetazione è colpevole anche di rendere sempre viscido e insidioso il manto stradale, sia per l’ombra perenne, sia per il tappeto di foglie che ricoprono i bordi, e spesso non solo quelli, un po’ in tutte le stagioni.

QUALCHE INVITO L’andamento della strada è così bello che potrebbe indurre a una guida piuttosto sportiva, ma il gusto un po’ retrò sta anche nel prendersela comoda. Noi l’abbiamo fatto scegliendo una cabriolet, che, a discapito del comfort di un’auto chiusa, regala una maggior visibilità e la possibilità di percepire anche gli odori del sottobosco, dei funghi e delle foglie secche, ma anche dell’erba appena bagnata e, perché no, perfino dell’asfalto bagnato o che si sta asciugando. Oltre a prendersela comoda, è bello anche fermarsi a ogni punto di sosta, dovunque ci sia lo spazio per parcheggiare in sicurezza. Anche intuire nel lago di nuvole, consultando la cartina in alluminio, quali sarebbero stati i paesi sottostanti, o le cime tra le conifere, ha il suo fascino. Certamente da non perdere sono le tre terrazze verso Nord, dalle quali ci si affaccia verso le insenature della Valsessera e il retro della Valsesia: nella gallery le potete osservare anche nella suggestiva veste invernale.

NON C’E’ CAMPO Se vogliamo realmente che sia la strada la vera protagonista, è bene non farsi distrarre da altro che ci circonda: bene quindi che il campo per il telefonino sia scarso, bene che ci siano le foglie e l’asfalto rovinato dal ghiaccio degli inverni, per qualche tratto abbiamo spento anche la radio e smesso di parlare, perché a noi parlasse proprio la strada, e nella nostra cabriolet, sentire il rotolamento delle gomme che mordono l’asfalto a ogni curva. Non vogliamo descrivere troppo le singole curve, perché vorremmo invitarvi proprio a scoprirla voi questa strada dal fascino veramente tutto particolare. Prendersela comoda non significa essere distratti, la strada spesso è stretta, ma anche dove è larga molte curve sono cieche, meglio impostarle stando larghi in inserimento, per andare naturalmente al punto di corda proprio quando serve, anche se sopraggiunge qualcuno in senso contrario. Questa tecnica è facilmente attuabile in tutte le curve a destra, dove è possibile allargare, in tutta sicurezza prima della curva, sconfinando per un istante nella corsia opposta.

IL TEMPO SI E’ FERMATO Fermasi a Bielmonte è come fare un tuffo negli anni Cinquanta. Le strutture turistiche hanno il gusto di allora, con sedie e divani ricoperti in finta pelle, quella che allora si chiamava skai per darsi un tono, e ampie vetrate per poter spaziare con lo sguardo sulla vallata. L’ospitalità come la cucina sono autentiche e nostrane, con piatti tipici e soprattutto di stagione. La stazione sciistica non è certo all’avanguardia, non ha avuto molta fortuna negli ultimi anni, ma è la natura che sta dando agli operatori del luogo una bella mano. Tanti percorsi da fare a piedi o, d’inverno, con le ciaspole, assaporando, a seconda delle stagioni, la splendida fioritura dei rododendri o i boschi ricchi di funghi.

L'ALTA VALSESSERA Lasciato Bielmonte, il punto più alto della strada (circa 1.500 m slm), si scende, sempre molto dolcemente, verso Bocchetto Sessera. Da qua partono molti sentieri, anche strade sterrate ma, giustamente, chiuse al traffico, che conducono ad alpeggi nei quali si producono ottimi formaggi, che vengono vendute in tutta la zona, anche nella vicina Valsesia. Nella gallery trovate qualche foto che li ritrae, nel cuore dell’Oasi Zegna, che offre, lungo la Panoramica, spazi attrezzati per evocativi pic nic, tanto verde, e, a seconda delle stagioni, il fascino della neve o dei colori focati dell’autunno e quello sgargiante delle punteggiate amanite muscarie.

UN’ALTRA VOLTA? La vegetazione si dirada, le conifere scompaiono, sembra di essere oltre i 2.000 metri, invece la strada, sempre protagonista e sempre appagante non soltanto per la guida, scende nel susseguirsi d’infinite curve fino al bivio di Rosazza. La strada originale da qua raggiungerebbe il Santuario mariano di Oropa, ma quest’ultimo tratto, dopo l’ospizio San Giovanni, è precluso ai mezzi a motore. Si può scendere quindi a Biella, passando per Andorno (famoso per il liquore di ciliegie nere: il Ratafià), oppure, come vi suggeriamo noi, ripercorrere quella trentina di chilometri appena lasciati, per vederli dall’altra parte e, magari, scoprire qualcosa che è sfuggito. Potreste avere la nostra fortuna, e tra gli squarci che il sole ha creato nelle nuvole, vedere volare due aquiloni a ritmo di danza, ascoltando solamente il suono del vento sulle loro ali.

QUALCHE PROPOSTA A CONTORNO In questa terra di tradizioni di tutti i tipi, volendo restare nel tema degli opifici e dei tessuti nobili, si possono visitare e fare buoni affari proprio a Romagnano: appena usciti dall’autostrada c’è il punto vendita della Loro Piana, mentre poco più avanti, lungo il rettilineo dei centri commerciali, c’è quello di Colombo, specializzato nel cashmere. Ma al martedì si può anche fare una digressione fino al mercato di Varallo Sesia, dove si trova un po’ di tutto, e nella parte più alta, nella piazzetta prima della Pinacoteca, si trova il banchetto di salumi e formaggi famoso in tutta la zona.

ALL SEASON Non c’è una stagione ideale per la Panoramica Zegna. L’estate ha il suo caldo fascino quanto l’inverno imbiancato, l’autunno offre colori e profumi particolari, e la primavera, dalla fioritura delle ortensie nelle ville, fino a quella più tarda dei rododendri, sa farsi apprezzare anche se piove spesso. Quale scegliere? Forse l’ideale non è fermarsi a una sola volta, ma concedersi il lusso di provare a percorrere la Panoramica Zegna in tutte e quattro le stagioni: vi confessiamo che noi l’abbiamo fatto. Per la scelta delle gomme, il caldo suggerimento sembra banale ma non è per nulla scontato, come noi cambiamo scarpe al cambiare delle stagioni, così deve essere per la nostra auto: estive in estate e invernali d’inverno.


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