Autore:
Paolo Sardi

AL MOMENTO GIUSTO Tra poche settimane per molti arriverà il momento di togliere dalla macchina i pneumatici invernali e di ritornare dal gommista a montare quelli estivi. Con un tempismo quindi perfetto, Bridgestone chiama a sé i riflettori per presentare una novità che potrebbe fare gola a chi volesse nell’occasione comprare un treno di gomme nuove. Sto parlando di Bridgestone DriveGuard, un inedito pneumatico run flat che è finalmente possibile montare su una qualsiasi auto, grande o piccola, purché dotata di un sistema monitoraggio della pressione.

UNO PER TUTTI I pneumatici run flat, si sa, esistono da tempo: il primo risale addirittura ai primi Anni 80 e da allora sono stati affinati in più modi. All’inizio erano pesanti e rigidi, mandavano a farsi bene dire il comfort e potevano essere montati solo su auto predisposte all’origine dalla Casa, anche con un assetto specifico. Oggi non è più così ma restano comunque prodotti prevalentemente dedicati a modelli specifici.

LA SVOLTA Il Bridgestone DriveGuard segna invece una svolta proprio da questo punto di vista: può marciare sgonfio per 80 km a 80 km/h come un run flat ma che pesa solo un 5% in più di una gomma convenzionale e può essere montato su un’utilitaria o una familiare, così come su una coupé, a patto che abbia - come detto - il TPMS: le misure a catalogo sono al momento 19. Avete detto crossover e Suv? Questione di poco e arriveranno le “scarpe” giuste anche per loro, così come da giugno entrerà nel listino DriveGuard anche la variante invernale.

LAVORO AI FIANCHI Il segreto dei Bridgestone Drive Guard sta soprattutto in una mescola ad alto contenuto di silice chiamata Nano Pro-Tech, che orienta in modo particolare le molecole, rendendo il loro legame più saldo. In questo modo si ottimizza il loro lavoro nei punti critici del pneumatico. In particolare, questa tecnologia dà i suoi frutti a livello dei fianchi del pneumatico. Questa zona diventa così più robusta e si deforma meno sotto il peso della macchina quando viene a mancare la pressione dell’aria nella gomma, trovando comunque un buon compromesso in fatto di comfort. Il vantaggio è tangibile anche nei confronti di quelle gomme dotate di tecnologia autosigillante, che hanno cioè uno strato di gel che ricopre la parte interna del battistrada. Sono anche loro alternative universali rispetto ai run flat ma queste gomme alzano bandiera bianca nel caso che il foro sia di grande diametro o qualora in danno sia sulla spalla, mentre il DriveGuard fa spallucce e va dritto per la sua strada.

NON TEME L’ACQUA Liquidare Il Bridgestone DriveGuard come una semplice gomma a mobilità estesa sarebbe però come dire che Marilyn Monroe era una bella ragazza e nulla più. In questa gomma i tecnici hanno messo il meglio del loro know how.  Un esempio lo dà il battistrada di ultimia generazione. I suoi blocchi laterali collegati aumentano il mordente in frenata e le lamelle nella zona centrale riducono gli spazi d’arresto con la pioggia, tanto da guadagnarsi la Classe A alla voce aderenza sul bagnato nell’etichetta. I profondi incavi longitudinali scongiurano poi il rischio di aquaplaning, mentre il disegno della spalla esterna riduce, dal canto suo, la resistenza al rotolamento.

ALETTE SPIEGATE Da un punto di vista strutturale, va ricordata anche la presenza di una nuova tela di carcassa in poliestere avanzato, che aumenta la durata della gomma rendendola più stabile da punto di vista termico.  A evitare il surriscaldamento, anche quando si viaggia a pressione zero, pensano inoltre innovative alette sul fianco del DriveGuard, che, a detta degli ingegneri, fanno miracoli nel placare i bollenti spiriti della gomma, facendo scendere la temperatura addirittura di 20 gradi.

PROMESSE MANTENUTE Ma dopo tutte queste belle parole e questo sfoggio di tecnologie, il Bridgestone DriveGuard mantiene le promesse fatte dai tecnici? Come avrete capito già dal titolino, la mia risposta è positiva: ho avuto modo di testare questa gomma in tre situazioni diverse e si è sempre comportata alla grande. Ecco come è andata.

GIROTONDO Al volante di una Volkswagen Golf TDI ho girato a ripetizione in tondo, su una sorta di steering pad bagnato senza ritegno. Ebbene, il DriveGuard dimostra di saper solcare bene il velo d’acqua, assicurando sempre un buon grip, anche nei bruschi passaggi dall’asciutto alle pozzanghere profonde. Con questa gomma il volante dà sempre un’idea precisa di quali siano le condizioni di aderenza e non richiede correzioni particolari, nemmeno quando si passa dalla fase di tiro a quella di rilascio. Anche il sottosterzo è limitato e per vedere il muso allargare la linea impostata si deve entrare in scivolata sull’acceleratore.

LA BANDA DEL BUCO Il secondo test è quello che considero più probante: un bel giro di una quindicina di chilometri su strada statale con una Renault Mégane Sportour, dopo aver deliberatamente bucato il DriveGuard anteriore sinistro con un grosso chiodo e aver fatto uscire tutta l’aria residua dalla valvola. Il nuovo pneumatico Bridgestone lascia a bocca aperta sin dai primi metri, quando permette di girare il volante in manovra con solo un piccolo aumento dello sforzo. Con il salire della velocità, poi, se non fosse per una leggera rumorosità di fondo, sarebbe quasi impossibile capire di aver forato. Ecco perché c’è l’indicazione di montare il DriveGuard solo il presenza del TPMS, che segnala la perdita di pressione: è per evitare che molti automobilisti rischino di non accorgersi della foratura. Anche in frenata la tendenza a tirare sulla sinistra (sul lato della gomma bucata) resta contenuta e, nonostante sia priva d’aria al suo interno, la gomma a terra riesce ad ammortizzare bene anche le buche. Chapeau!

TOSTO, NON RIGIDO Da ultimo ho fatto un test comparativo, sempre con la Mégane di cui sopra, equipaggiata dapprima con un pneumatico convenzionale, il Turanza, e quindi con il nuovo DriveGuard. Scopo del tutto valutare a orecchio e con le terga l’eventuale differenza di comfort tra le due coperture, che hanno un battistrada praticamente identico. Ebbene, se di differenza si può parlare, questa è davvero minima. Da una parte, la rumorosità è allineata e, dall'altra, solo sulle buchette più secche sembra di avvertire una minor capacità di filtrare i colpi ma è una sfumatura, non si può certo parlare di un evidente peggioramento del comfort.

PER CONCLUDERE Tirando dunque le somme, credo che il DriveGuard sia capace di segnare una svolta importante e non mi stupirei di vedere la sua tecnologia diventare pian piano una specie di denominatore comune anche per altri pneumatici della gamma Bridgestone. Montarlo permette di spostarsi con una maggior tranquillità, certi che non capiterà mai di doversi fermare in strada a cambiare una gomma, magari in un punto buio, senza corsia di emergenza o con la pioggia. Il tutto senza alcuna controindicazione e con un prezzo che si annuncia solo di poco superiore rispetto a una gomma normale.


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