Autore:
Isabella Galli

DA TOTAL BLACK A GREEN STYLE Solo in Italia ogni anno circa 380.000 tonnellate di pneumatici (vale a dire 35 milioni di pezzi), provenienti da automobili, motociclette e veicoli industriali e da lavoro, arrivano a fine vita, diventando così PFU, Pneumatici Fuori Uso. Gli pneumatici non possono essere conferiti in discarica, sono scarsamente biodegradabili e se bruciati sprigionano nell’atmosfera sostanze tossiche. Con l’avvio del nuovo sistema nazionale di gestione degli pneumatici fuori uso, ai produttori e agli importatori di pneumatici spetta il compito di recuperare un quantitativo di PFU pari a quello immesso sul mercato nazionale nell’anno precedente. Produttori e importatori, inoltre, sono tenuti a svolgere attività di ricerca, sviluppo e formazione, trasformando ciò che sembrava soltanto un rifiuto oneroso di difficile smaltimento in una risorsa economica ed ecocompatibile, nel rispetto dell’ambiente.

LE VIE DELLO PNEUMATICO SONO INFINITE Grazie alle sue caratteristiche chimico-fisiche, uno pneumatico, una volta trasformato in granuli, trova applicazioni in numerosi ambiti, da quelli più tecnici e di pubblica utilità a quelli più innovativi e insoliti. Si va infatti dai campi da calcio, le piste di atletica e le superfici equestri alle aree gioco per i bambini, dagli asfalti modificati, nei quali l’aggiunta di gomma permette performance più elevate rispetto alle comuni pavimentazioni, conferendo maggiore durabilità, silenziosità e aderenza in frenata (si calcola che se tutta la gomma contenuta nei PFU italiani fosse utilizzata per produrre asfalti gommati, sarebbe possibile pavimentare quasi 19.000 chilometri di strade ogni anno) agli elementi di arredo urbano come cordoli, dissuasori di sosta, rotonde, dossi rallentatori, spartitraffico dotati di elevati standard di sicurezza grazie alla loro consistenza elastica fino agli impieghi nel settore dell’edilizia, con isolanti acustici e termici. Gli PFU, inoltre, possiedono un potere calorifico paragonabile a quello del pet coke o di un carbone di ottima qualità e costituiscono quindi una fonte energetica più pulita ed ecocompatibile, ampiamente utilizzata dalle industrie che hanno bisogno di grandi quantitativi di energia, come cementifici o cartiere. La presenza di gomma naturale e di fibre derivate da cellulosa negli PFU, infatti, consente di ridurre considerevolmente la quantità di CO2 fossile emessa dagli impianti di combustione che impiegano gli pneumatici fuori uso in sostituzione dei combustibili fossili

RICICLO FUTURIBILE MA NEANCHE TROPPO Da quache anno, però, le ricerche e gli utilizzi degli penumatici riciclati si stanno ampliando, concentrandosi sullo sviluppo di oggetti di uso quotidiano in cui importanti sono il design e l’aspetto estetico. Il settore della moda come quello dell’arredamento e dell’architettura stanno guardando con grande interesse alla gomma riciclata, con cui attualmente realizzano borse, cinture, vasi portafiori e fioriere da esterni, sedie e divani, con la volontà di mettere presto in commercio una gamma molto più ampia di prodotti, ancora in fase di studio. Greentire, nel dicembre 2013, ha dato vita a una collaborazione con il POLI.design, Consorzio del Politecnico di Milano, proprio con l’obiettivo di sviluppare nuovi prodotti realizzabili con il polverino di gomma risultante dal riciclo dei PFU a prezzi contenuti. Ecopneus, in collaborazione con associazioni internazionali di categoria e aziende produttrici, ha curato recentemente la pubblicazione di un Repertorio internazionale di prodotti da pneumatici fuori uso, realizzando una prima mappatura internazionale di prodotti innovativi e di design. Il risultato di tale ricerca ha confermato la possibilità di impiegare la gomma riciclata per la produzione di oggetti tecnologici e funzionali e dotati anche di un animo green e di valore estetico. Ovvero buoni ma anche belli.

RICICLO = QUALITA' Come ci spiega l’ingegner Paolo Bucher di GommAmicA, il riciclo purtroppo, soprattutto in Italia, non è ancora considerato un valore aggiunto. Il materiale riciclato è ancora troppo frequentemente percepito come un materiale di seconda scelta che offre performance inferiori, nonostante la ricerca per lo sviluppo di applicazioni di materiali riciclati abbia dimostrato come la gomma da PFU abbia in sé enormi potenzialità tecniche che la renderebbero preferibile ai materiali vergini in numerosi impieghi nei settori dell’edilizia civile, delle strade e dell’impiantistica sportiva. I prodotti in gomma riciclata ottenuta dalla granulazione degli PFU, derivando da materiale caratterizzato da eccellenti caratteristiche chimico-fisiche, mantengono peculiarità tecniche molto interessanti, come l’omogeneità,  l’elasticità, la resistenza alla deformazione e alla modificazione ad alte e basse temperature, la fonoassorbenza e la durabilità anche se esposti agli agenti atmosferici. D’altra parte, il recupero della gomma presenta alcune difficoltà e alcune limitazioni proprio per le sue caratteristiche tecnico-fisiche. A differenza della plastica - che nella maggior parte dei casi ruba la scena alla gomma per la facilità con cui può essere trattata - la gomma non si scioglie e non può quindi essere riutilizzata dalla stessa industria della gomma. Un altro aspetto che va considerato nel processo di recupero, è il fatto che chi ritira l’usato per trasformarlo non può, una volta entrato a far parte della filiera, arrestare tale processo, ma deve necessariamente continuare a trasformare i materiali. È quindi necessario, perché il ciclo funzioni al meglio, che il mercato sia pronto ad assorbire e a rimettere in circolo questa “materia prima di seconda mano” o i suoi derivati.

END OF WASTE Uno pneumatico diventa “fuori uso”, ovvero rifiuto, quando non ha più i requisiti indispensabili per la sicurezza e non può più essere utilizzato. I gommisti, i rivenditori, le officine e le stazioni di servizio raccolgono tali pneumatici esauriti e li depositano temporaneamente in apposite aree specifiche in attesa di conferirli ai consorzi incaricati della loro gestione. Dopo la fase iniziale dello stoccaggio, durante la quali i PFU vengono pesati, controllati e selezionati in base alla tipologia, inizia il vero e proprio processo di recupero negli impianti di granulazione, il quale consente la separazione dei materiali di cui è composto il PFU, ovvero gomma, metallo e fibre tessili, fino all’ottenimento di granulato e polverino, con uno spessore inferiore agli 0,8 mm. Il processo di recupero inizia con la rimozione dell’anello in acciaio (stallonatura), in modo da poter effettuare la prima frantumazione, più grossolana, da cui si ottengono le “ciabatte”, frammenti di pneumatico compresi tra i 5 e i 40 cm che contengono ancora gomma, frammenti tessili e metallici e possono essere utilizzate per il recupero energetico, ad esempio in cementifici, oppure possono essere sottoposte a una seconda frantumazione, che arriva a frammenti di dimensioni molto inferiori e separa i tre componenti degli PFU. La gomma viene a questo punto triturata nuovamente per ottenere granuli e polverini e viene destinata al recupero di materia. In base alla dimensione e alla tipologia del prodotto ottenuto cambiano le possibili applicazioni del granulato da recupero degli PFU. Quello che all’origine del processo era un rifiuto si è trasformato in risorsa e materia disponibile per numerosi impieghi.

UN RICICLO ECOSOSTENIBILE I prodotti che si possono ottenere dal riciclo dei PFU variano in base alla tecnologia impiegata nel processo stesso di recupero. Per la produzione di granulato di gomma e polverino la pratica più diffusa è la macinazione meccanica che, avvenendo a temperatura ambiente, rende più facile la lavorazione del prodotto. Una alternativa è la macinazione meccanica in ambienti a bassa temperatura (azoto liquido), mentre è ancora in fase di sviluppo il procedimento basato sulla granulazione con getti d’acqua ad altissima pressione. A differenza di altre forme di riciclo, come quello della carta, il recupero degli PFU non comporta l’utilizzo di enormi quantitivi di energia e di acqua; rispetto alla produzione della materia prima, infatti, il rapporto è di 1:10.

L'UNIONE FA LA FORZA In Italia negli ultimi anni sono sorti alcuni consorzi per sostentere il recupero degli PFU. Ecopneus (www.ecopneus.it) è una società senza scopo di lucro che si occupa del tracciamento, della raccolta, del trattamento e della destinazione finale degli PFU, nata dalla volontà dei principali produttori di pneumatici operanti in Italia, seguendo un modello già consolidato in Europa. Accanto alle operazioni più strettamente legate al sistema di recupero, Ecopneus promuove ricerca e sviluppo per incentivare nuovi impieghi green degli PFU e si fa carico della diffusione dell’informazione sullo stato e sulle attuali possibilità nel settore del recupero degli PFU. Il Consorzio Greentire (www.greentire.it) è nato nel settembre 2011 dalla unione tra i più importanti attori della filiera, che hanno deciso di occuparsi della gestione del rifiuto al fine di favorire il successivo riuso del materiale come risorsa ed essere in questo modo soggetto attivo, innovativo e virtuoso del sistema nazionale di raccolta e gestione degli PFU. Nella gestione del ciclo dei rifiuti Greentire si avvale di un sistema di partnership strategiche all’interno di progetti specifici rivolti a studiare nuove applicazioni e nuovi impieghi per il prodotto trasformato, in modo da poterlo immettere sul mercato e aumentare continuamente i volumi di materiale recuperato e commercializzato. MATREC (www.matrec.it) è una delle possibili strade a disposizione dell’utente finale per aggiornarsi sui materiali green attualmente disponibili per la produzione industriale, l’architettura e il design. Si tratta infatti della prima Eco Materials Library (su abbonamento) dedicata ai materiali ecosostenibili e mette a disposizione informazioni su materiali ambientalmente sostenibili (riciclati, naturali, bio) provenienti da tutto il mondo, suddivisi per categorie e correlati da schede descrittive che ne riportano la composizione, le caratteristiche tecniche e ambientali, le applicazioni e i riferimenti delle aziende produttrici. Anche Material Connexion (www.materialconnexion.com) offre ai lettori, sempre su abbonamento, un vastissimo archivio di materiali e processi produttivi innovativi e sostenibili, soddiviso per categorie.