Autore:
Marco Rocca

DISCLAIMER Giulia bagnata Giulia fortunata? Ma anche no. Peccato che anche oggi, proprio come in occasione della nostra prima prova a Balocco, piova a catinelle. Rimandare? Impossibile: è l'unico giorno disponibile per confrontare l'ambita Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio con le rivali tedesche Mercedes C63 AMG S e BMW M4 GTS. Non un confronto tradizionale, sia chiaro, infatti non potremo eleggere una vincitrice buttando nella mischia anche un'outsider come la BMW (una coupé alleggerita all'osso e in tiratura limitata contro due berline di serie? Nun se po' fa!), ma una prova gomito a gomito sul tema del puro piacere di guida: per capire come si colloca l'italiana tra i due estremi made in Germany.

MANUALE SI, MANUALE NO Sulle strade aperte al traffico la Giulia è comoda: la classica berlina da famiglia che affronta il nastro d'asfalto quasi in silenzio. Ecco, forse troppo in silenzio. Il look è quello giusto, con profili aerodinamici in carbonio e prese d'aria a sottolineare che non si tratta di un'auto normale. Ma il sound, pur grintoso, non urla tutta l'ignoranza dei suoi 510 cavalli e 600 Nm. Il cambio qui è manuale, a differenza che sulle tedesche: la soluzione che a detta di molti offre un maggior coinvolgimento nella guida.

MANCA IL BRIVIDO Comunque, anche sotto la pioggia, la Quadrifoglio dimostra subito di essere guidabilissima e poco impegnativa. Complice il manettino DNA, che qui ha l'aspetto di una rotella e che ha il potere di addomesticare la tigre quando serve, fino a farla sembrare un innocuo gattino. In autostrada, alla volta dell'autodromo Tazio Nuvolari, provo qualche affondo e di nuovo sento la mancanza di qualche effetto speciale: già nel parcheggio della redazione la Mercedes faceva vibrare le corde del piacere con il concerto improvvisato, ma magistrale, del suo V8. Qui invece c'è una colonna sonora ancora troppo bon ton e l'accelerazione è intensa ed efficace, ma mai realmente violenta.

MI CADE UN MITO Scendo in pista e giro finalmente il manettino in posizione Race, quella che spegne il controllo di stabilità e regola al massimo livello l'efficacia del Torque Vectoring: il dispositivo che aiuta a pennellare le curve agendo sul differenziale, per dosare separatamente la spinta delle ruote posteriori. A ritmo blando la precisione di guida è assoluta e la Giulia mi segue benissimo. Il cambio mi dà il coinvolgimento che pensavo, anche se, a dirla tutta, con queste potenze in ballo e il pedale della frizione dalla corsa un po' lunga, l'opzione di un bell'automatico-sequenziale non è da scartare a priori. Lo sterzo, che pensavamo sarebbe stato un punto di forza, a confronto con quello della BMW è leggero, meno progressivo e meno comunicativo.

LA SUA DOTE MIGLIORE Comunque la rigorosa scocca della Giulia mi mette a mio agio e mi spinge a osare sempre di più, visto anche che i famosi freni a controllo elettronico brake by wire mi danno tutta la fiducia che serve. E allora via di traverso, con le gomme che innalzano epici spruzzi dalle pozzanghere sulla pista. Anche così la Quadrifoglio è molto amichevole e sincera: perdona gli errori e dimostra una guidabilità senza confronti. In questa circostanza la progressione regolarissima del motore è un chiaro vantaggio e non stupisce che al Nurburgring la più sportiva delle Alfa abbia fatto faville.

CONCLUDENDO... Terminata la prova è ora di tirare le conclusioni e tra le tedesche, l'italiana mi pare il compromesso più riuscito: comoda quanto la Mercedes e solo un pochino meno raffinata, è affilata in pista quasi quanto la BMW, ma più facile da guidare, da sfruttare (leggi “godere”) e pure da vivere nel momento in cui si abbandona il circuito per tornare alla vita normale. Ne ho la conferma quando quel furbacchione del Lele, che finora ha guidato la BMW, salta di nascosto sull'Alfa e me la frega per tornare a casa. Mi sa che di sensazioni estreme, per oggi, ha fatto il pieno...


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