Autore:
Giulio Scrinzi

SESTO IRIDE Mentre l'anno scorso era riuscito a chiudere i giochi iridati in anticipo sul Twin Ring di Motegi, quest'anno Marc Marquez ha dovuto sudare le tradizionali sette camicie fino all'ultimo appuntamento di Valencia. Lo spagnolo del team Honda Repsol, infatti, ha combattuto fino all'ultima gara della stagione 2017 con il rivale Andrea Dovizioso, ma la caduta di quest'ultimo gli ha spianato letteralmente la strada verso il sesto successo Mondiale in carriera.

CAMPIONISSIMO Entrato nel team ufficiale Honda all'inizio della stagione 2013, Marc Marquez ha fatto subito capire a tutti di che pasta è fatto: quell'anno El Cabroncito conquistò all'esordio il suo primo Titolo in MotoGP, bissandolo nella stagione successiva quando centrò addirittura dieci vittorie di fila. Nel 2015 fu solamente terzo, mentre l'anno scorso è ritornato al vertice, dimostrando tanta maturità e gestendo la sua parte istintiva che lo portava sempre ad andare oltre i suoi limiti.

POKER DI MONDIALI La crescita definitiva l'ha ottenuta, però, quest'anno: già ad inizio stagione, infatti, Marquez ha capito che avrebbe dovuto fare diversamente per riuscire a battere i suoi avversari, Vinales e Dovizioso in primis. In tal senso, nel 2017 il suo palmares di vittorie è arrivato a contare “solamente” sette successi, suggellati da altri cinque piazzamenti a podio che sono risultati fondamentali per la conquista del suo quarto Titolo in MotoGP. Cosa è cambiato nel suo essere pilota? Sapersi adattare alle diverse situazioni: quando è possibile puntare al trionfo assoluto, altrimenti a un risultato importante portando a casa punti utili in ottica Campionato.

VERSO NUOVI SUCCESSI Tattiche che ha saputo gestire nel miglior modo possibile, soprattutto dopo i tre ritiri (rispettivamente in Argentina, in Francia e in Inghilterra) nei quali ha capito quanto è pesante uno zero in Classifica. Proprio in seguito a quello di Silverstone nella mente di Marquez è scattata la molla, che gli ha consentito di centrare una serie di risultati fondamentali per battere il suo avversario più tosto, quel Dovizioso che fino all'ultimo ha sperato di riportare a Borgo Panigale un Mondiale che manca praticamente da dieci anni. Alla fine, però, è stato proprio il nostro Andrea a cedere, mentre Marc è rimasto in piedi: un'indole che gli permetterà in futuro di conquistare altri importanti successi, a conferma del suo talento cristallino e della sua classe in fatto di guida al limite, doti che nessuno, finora, è riuscito ad avvicinare.


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